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aidaTorino, ottobre 2015. In occasione della riapertura del Museo Egizio il Teatro Regio di Torino inaugura la Stagione d’Opera 2015-2016 con Aida, riproponendo il fortunato allestimento di William Friedkin, in chiave classica e tradizionale.

Visto da Margherita Panarelli

 

20 ottobre 2015. Un'Aida all'insegna dell'intimità pur con una resa realistica dei fasti della corte del Faraone. Scenografie e costumi di grande effetto, ideati da Carlo Diappi, accompagnati dalle aggraziate coreografie di Marc Ribaud completavano un allestimento di classe, mai appesantito da pacchianerie inutili allo svolgersi del dramma.
Aida Berti_Lewis_3143Nei panni di Aida il soprano statunitense Kristin Lewis che offre un'Aida dal carattere forte con una dignità degna della principessa Etiope. Anche nei momenti più disperati la sua Aida mantiene compostezza. La prova canora della Lewis non delude ma non entusiasma, è disturbante il vibrato costante, specialmente fastidioso nel registro acuto, nonostante un timbro pastoso e caldo e l'intonazione quasi sempre precisa.
Particolarmente precaria invece è l'intonazione del Radames interpretato da Marco Berti. Una prova discontinua che provoca nell'ascoltatore un grande senso di sconforto viste le qualità e le possibilità della voce del tenore comasco. “Celeste Aida” risulta approssimata, splendidi invece i recitativi e “Pur ti riveggo” è una vera perla di manuale di canto ma la bellezza di alcuni momenti non ha potuto prevalere sull'impressione negativa lasciata.
Aida 245_1082Vera trionfatrice della serata vocalmente è Anita Rachvelishvili nel ruolo di Amneris. Il timbro avvolgente e vellutato del mezzosoprano georgiano, accompagnato al suo perfetto padroneggiamento della parola scenica verdiana, hanno reso la sua Amneris efficacemente potente nella sua facciata pubblica e fragile nell'intimo dei suoi appartamenti senza trascurare però la forza del suo amore espresso sì dalla musica verdiana, ma interpretato dalla Rachvelishivili con convincente vigore interpretativo.
Sufficientemente energico è Mark S. Doss nei panni di Amonasro. Eccellente “Rivedrai le foreste imbalsamate”. Il terzo atto è per i quattro interpreti principali, salvo Anita Rachvelishvili che ha brillato in ogni suo intervento, il momento di miglior riuscita.
Eccellente il Ramfis di Giacomo Prestia: da dimenticare i bassi dal vibrato caprino e intonazione imprecisa, Prestia è scrupolosamente accurato e adeguatamente imponente. Molto bene anche In-Sung Sim nei panni del Faraone. Soave e leggiadra la sacerdotessa di Kate Fruchterman.
Ottima prova dell'Orchestra del Teatro Regio, qui diretta da Gianandrea Noseda. Vigorosa la lettura di Noseda quando occorre ma finalmente concentrata sul dipanarsi di una vicenda prevalentemente privata comunemente sovrastata dai pochi momenti di pubblico gaudio, su tutti il Trionfo nel secondo atto.

Visto da William Fratti

Aida 106323 ottobre 2015. Lo spettacolo è ancora molto efficace nell’impianto di Carlo Diappi, anche se difetta in quanto ad efficienza non avendo cambi scena predisposti tecnologicamente, obbligando il pubblico a ben tre pause che non aiutano certamente ad entrare nel dramma. Eccellente l’uso delle masse, appropriati ingressi e uscite, opportune le posizioni, ma poca cura nella recitazione dei singoli interpreti che sembrano lasciati a se stessi, rendendo il loro bagaglio interpretativo personale piuttosto che un volere unico della regia. Resta comunque uno dei migliori allestimenti di Aida degli ultimi 15 anni, pulito e raffinato, pur non portando alcuno spunto.

Esemplari le coreografie di Marc Ribaud riprese da Anna Maria Bruzzese, semplici ed elaborate al tempo stesso, mai banali, mai eccessive, misurate dove occorre. Altrettanto bravissimi i ballerini, elegantissimi nelle braccia e nelle mani, bellissime le gambe.

Aida 1076La direzione di Gianandrea Noseda alla guida della sua Orchestra del Teatro Regio si contraddistingue, come sempre, per la pulizia e la precisione del suono, per l’ottimo gusto e l’alta classe, per l’omogeneità che lega buca e palcoscenico. I momenti migliori sono il ballabile del trionfo, il concertato dopo l’ingresso di Amonasro ed interamente terzo e quarto atto. Invece le prime pagine sembrano eseguite con eccessiva misura, come se si temesse che l’iniziale grandeur nascondesse la successiva intimità, col risultato che l’accento verdiano sembra mancare un poco .

Anna Pirozzi è una brava Aida, dotata di timbro morbido e caldo nelle note centrali, leggermente aspra in certi acuti, dove peraltro non sempre appoggia per bene e le sfugge qualche nota calante. L’interpretazione non è delle più vivaci, ma il livello è certamente buono e sistemati quei pochi accorgimenti tecnici che le mancano, sicuramente otterrebbe risultati migliori e successi ancora maggiori.

Aida 1140Massimiliano Pisapia, titolare del ruolo di Radamès nella sola recita del 16, sostituisce l’indisposto Riccardo Massi. Non c’è dubbio che il tenore si trovi più a suo ago in ruoli dalla scrittura meno pesante e qui sembra fuori ruolo. Il suo solito bel materiale si fa sentire solo in alcuni punti, mentre in tanti altri appare limitato, con poco spessore, tendente al parlato nelle zone gravi.

Eccellente è l’Amneris di Anna Maria Chiuri. Voce brunita, colore interessante, timbro piacevole, linea di canto omogenea, dalle note basse mai snaturate agli acuti ben sostenuti, pregevoli i piani. Emozionante tutto il quarto atto, da “L’aborrita rivale” a “Pace t’imploro”.

Encomiabile è l’Amonasro di Dimitri Platanias che, dotato di voce piena, squillante e ben timbrata, sa fraseggiare, dosare gli accenti e usare la parola alla maniera verdiana.

Molto buona è anche la prova di Giacomo Prestia nei panni di Ramfis, anche se si fanno notevolmente sentire i segni della stanchezza di una produzione così lunga e senza riposo, soprattutto nelle note acute e nell’appoggio.

Buona la prova del Re interpretato da In-Sung Sim, del messaggero di Roberto Guenno e della sacerdotessa di Kate Fruchterman.

Come sempre eccellente il Coro del Teatro Regio guidato da Claudio Fenoglio.

 

Visto da Mirko Gragnato

Torino, 25 ottobre 2015. In onore al rinnovato Museo Egizio, la città ha abbracciato con eventi e iniziative il palazzo al numero 6 di via Accademia delle Scienze.

Il Teatro Regio non da meno ha deciso così di inaugurare la stagione operistica con Aida, riproponendo l'allestimento di stampo tradizionale ideato dal regista premio oscar William Friedkin.

aida1aQuest' allestimento di Aida segna un ritorno agli esordi dell' opera nel 1870: quando Verdi e lo studioso e archeologo Mariette lavoravano con musica, parole e disegni per ricreare l'antico Egitto, dopo quasi 5000 anni, per il palco del teatro de Il Cairo, che con Aida ha visto il suo battesimo.
Il binomio tra Torino e l'Egitto, ritorna più forte che mai, in duplice collaborazione tra teatro e museo, unendo interesse per  storia antica e musica, due binari paralleli che si intrecciano in questa prima d'opera, oggi come allora.

Il Regio, infatti, per quest'apertura di stagione ha visto muoversi tra le sue sale reperti venuti dalle collezioni del Museo Egizio.
Il colosso della dea Seckmeth, metà donna metà leone, ha trovato alloggio nell'atrio ponendosi quale nume tutelare a guardia delle porte del Teatro dove un disegno di geroglifici e non un red carpet ci indica la via per l'ingresso, sotto l'alto sguardo della dea leonessa.

Non poteva mancare poi una delle protagoniste di quest' opera, "la venerata Iside" la cui statua in pietra nera ha trovato dimora nella grande sala da ballo del teatro, aida2dando un tocco di antica sacralità ai luoghi di vita mondana.

Dopo tutto come diceva il grande studioso che ha interpretato e tradotto il geroglifico dalla stele di Rosetta, Jean-François Champollion, " la via per Memfi e Tebe passa da Torino" e da Torino ci porta ai luoghi di Aida, alla scena prima del primo atto, nel palazzo del Re, a Menfi.

Le scene di Carlo Diappi si mostrano mirabili nella loro semplicità: grandi colonne, colossi, e fondali blu, trapunti di stelle; manca forse lo sfarzo che le tombe dei faraoni hanno custodito fino ai giorni nostri, forse per ricordare quella che è la sobrietà dei tempi, toccando oltre che al nostro immaginario la consapevolezza del presente.

Interessante la scelta di allestire per la scena del secondo atto, ambientata negli appartamenti della principessa Amneris, una visione ridotta, uno spazio limitato, che si apre come una finestra ritagliata nel palcoscenico. Davanti a noi un'antica camera con affreschi e arredi ancora intatti, conservati dal tempo, appena rinvenuti in un qualche scavo, dove lo sguardo dello spettatore si assimila a quello dell'archeologo.

La cura che vi è però nelle scene è mancata invece alla regia del premio oscar William Friedkin: lo smuoversi dell'azione è statico, sembra che i cantanti siano sul palcoscenico senza una vera consapevolezza, i ruoli livellati sullo stesso piano, lasciando appena un'impronta di riflessione nel IV atto, nel quale le invettive di Amneris aida3contro il giudizio dei sacerdoti non sembrano un appello al cielo ma un dialogo alla pari con il gran sacerdote, che dovendo applicare la legge secondo il principio "dura lex sed lex" si limita a rispondere, senza emozioni, "traditor, morrà".

La direzione musicale invece è affidata al direttore di casa al Regio, il Maestro Gianandrea Noseda che sin dalle prime battute si mostra misurato, con una gestualità fluida e pulita, con dei tempi leggermente più dilatati per dare un impronta più intimistica e sostenendo con la bacchetta il peso della tensione; ecco che con le note del preludio siamo cullati e condotti in Egitto.

Nel primo atto Aida, impersonata da Kristin Lewis, ha mostrato una voce poco convinta e presente, che si è pian piano disvelata per mostrarsi con bel timbro e intensità, troppo tardi per l'aria "ritorna vincitor". Bisogna aspettare il secondo atto, affinché la voce si scaldi, per un'Aida più solida nel duetto faccia a faccia con Amneris, dove l'intreccio vocale è pregno di pathos e segue la tensione del libretto.

Ottimo Giacomo Prestia, nel ruolo di Ramfis, tanto bravo da riuscire a farsi odiare nel ruolo che impersona: quello del perfido sacerdote che rimanda tutto al volere dei numi e alla dura legge d'Egitto.

Il re interpretato dal basso In-Sung Sim, segue la parte pedissequamente senza troppo apparire, restando nel ruolo di semplice burattino in mano ai sacerdoti e senza la giusta impronta regale, che forse una regia più attenta avrebbe potuto dare.

Mark S. Doss nei panni del Re Etiope Amonasro non tocca cime di bravura restando, nonostante il ruolo chiave, un po' nell'ombra.aida4

Pregevole, anche se nella breve apparizione, il messaggero interpretato da Dario Prola.

Del Radamés interpretato da Marco Berti nulla da elogiare, sono bastati i "buu" che l'hanno accolto a sipario calato, per comprendere che di questa produzione non è certo la stella.

Cosa che invece si deve dire di Anita Rachveslishvili, forse la più brava Amneris dei nostri tempi, acclamata da scrosci di applausi anche a scena aperta e dai "brava" che a fine opera hanno riempito la sala di Mollino.

Dodici le Aida eseguite in 14 giorni, una produzione lunga e intensa, che inframezzata dall'esecuzione della seconda sinfonia di Gustav Mahler non ha fatto i conti con le energie del capitale umano, soprattutto nel caso di chi per strumento usa il proprio corpo.

In generale una Aida pregevole con un IV atto indimenticabile: tutta la qualità e la forza dei cantori del regio si mostrano nel coro a cappella dei sacerdoti, esponendo tutte le cure che il Maestro Claudio Fenoglio vi presta, a differenza del trionfo dove, contrastato dall'orchestra spinta oltre misura da Noseda, il coro risultava un po' infossato e smarrito. L'Amneris di Rachveslishvili presenta una forza drammatica che riempie da sola il palcoscenico, facendo mancare il fiato sia al melomane più esperto sia allo spettatore neofita, impersonando la cattiva della storia a cui però ci si affeziona, alla quale comunque si presta compassione, perché colpita dalla maledizione del dolore e della solitudine, vittima delle passioni umane, mentre la coppia Aida - Radamés si avvia a morire insieme rinchiusa nella tomba-prigione con il duetto "oh terra addio", ad Amneris resta la preghiera "pace t'imploro", quella pace a cui anche lo spettatore commosso la affida.

 

Locandina

Teatro Regio di Torino - Stagione d'Opera 2015-2016
AIDA

opera in quattro atti

Libretto di Antonio Ghislanzoni

Musica di Giuseppe Verdi

Personaggi: Interpreti:
Aida

Kristin Lewis (20-25)

Anna Pirozzi (23)

Amneris

Anita Rachvelishvili (20-25)

Anna Maria Chiuri (23)

Radamès

Marco Berti (20-25)

Massimiliano Pisapia (23)

Amonasro

Mark S. Doss (20-25)

Dimitri Platanias (23)

Ramfis Giacomo Prestia
Il Re In-Sung Sim
un messaggero

Dario Prola (20-25)

Roberto Guenno (23)

una sacerdotessa Kate Fruchterman

Orchestra e Coro del Teatro Regio di Torino

Maestro del Coro: Claudio Fenoglio

Direttore Gianandrea Noseda
Regia William Friedkin

Scene e costumi

Carlo Diappi

Coreografia

Marc Ribaud

Luci

Andrea Anfossi

Allestimento del Teatro Regio

FOTO DI RAMELLA E GIANNESE

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