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otelloross 1Dopo ben 145 anni il dramma per musica Otello ossia Il Moro di Venezia di Gioachino Rossini ritorna al Teatro alla Scala, in una nuova produzione in collaborazione con la Staatsoper Unter den Linden di Berlino. 


Visto da Lukas Franceschini

Milano, 10 luglio 2015. Scorrendo la cronologia delle rappresentazioni scaligere colpisce la separazione netta che avvenne alla fine nel XIX secolo tra l'omonimo titolo di Rossini e di Verdi. Infatti, l'Otello rossiniano vanta ben tredici edizioni dal 1823 fino al 1870, in seguito sono ben più numerose le edizioni dell'opera di Verdi, la quale fu eseguita in prima assoluta il 5 febbraio 1887. Non è da sottovalutare che purtroppo il repertorio serio di Rossini cadde nell'oblio per molti anni, salvo alcuni limitati titoli. Otello "risorse" in una pioneristica edizione americana alla fine degli anni '50, per poi trovare una sua riabilitazione cominciando dall'edizione Rai del 1960 cui seguirono recite sia all'opera di Roma sia al Metropolitan. Tuttavia fu negli anni '80 e '90 del secolo scorso che ebbe un otelloross 1vero e proprio exploit soprattutto per l'eccellenza dei cast che si potevano scritturare nella difficile distribuzione delle parti. La Scala ha avuto "la colpa" di ignorare tale periodo propizio lasciandosi sfuggire l'occasione di proporre titoli rossiniani seri di alto livello e registrando un ritardo rilevante se si considera che ad esempio Semiramide non sia più stata rappresentata dopo l'edizione del 1962.

La produzione del Teatro alla Scala è andata in scena con molti inciampi e presumo che questo abbia in parte condizionato l'esito finale. Il direttore previsto era John Eliot Gardiner, il quale già da qualche mese si era ritirato dall'incarico, sostituito dal maestro cinese Muhai Tang. Anche la struttura scenica ha otelloross 3subito delle variazioni dall'impianto originale ideato dall'architetto Anselm Kiefer, poi defilatosi, pertanto dalla sua idea è stato lo stesso regista Jurgen Flimm a ricavarne una versione alternativa. Tutto questo non ha contribuito a rendere lo spettacolo degno di nota. Chi scrive ammette le sue lacune, ma questo spettacolo m'è parso quasi completamente incomprensibile, con trovate di dubbio gusto rasenti al ridicolo. L'Otello di Rossini non è esattamente come lo scrisse Shakespeare, e il librettista ha parte primaria per ingarbugliare la vicenda, tuttavia, sappiamo esattamente cosa accade e che figura drammaturgica assumono i protagonisti. Jurgen Flimm sembra non aver idee precise, o forse troppo artefatte. Una scena fissa spoglia delimitata da tre fondali di stoffa per nulla suggestivi al centro un tavolo da banchetto o riunione politica e attorno i personaggi che intervengono con trovate assurde. Non si capisce perché nel primo duetto Roderigo-Jago questi debbano amoreggiare con due probabili prostitute. Si sorride quando a Desdemona e Rodrigo, in segno di probabili nozze, è posto loro in capo un vaso di fiori. Nel secondo atto non si capisce cosa significano le gesta di due comparse che innaffiano il prato con tanica e spruzzino per vigne. Il catafalco di una gondola funge da letto mortale per l'omicidio, con tanto di arpa su carrello a rotelle che attraversa il palcoscenico. La lavagna che portata da Emila con scritte in arabo quale lettura potremo individuare? Forse che la protagonista si dovrebbe convertire all'Islam per compiacere l'amato? Non saprei! Il doge è affetto da un tremante morbo di Parkinson, chissà il perché! Nel finale le tre brutte tele che compongono la spoglia scenografia cadono a terra, facendo vedere in retropalco della Scala con le scene di Tosca, che si alterna ad Otello, sul fondo mentre si alza una grande stampa di una città moderna anni'30. Un senso logico non riesco a trovarlo. Tanta confusione, poche idee, o tante secondo la comprensione, che non rendono giustizia all'opera. Ursula Kudrna, costumista, ci mette del suo a rendere le cose ancor più complicate. Non esiste una linea storica dei costumi, ci sono coristi in frac ottocentesco, e coriste che sembrano uscite da "Piccolo mondo antico", tutti in nero, poi arrivano altri che indossano costumi cinquecenteschi, e nel finale ce li troviamo tutti in abito nero stile mafia americana, le donne in tailleur sempre in tinta, per non parlare dell'abito piumato di Desdemona che rasentava una goliardica parodia della "Cage aux Folles". Proprio questo spettacolo non è stato centrato, alla recita cui ho assistito, il pubblico mugugnava solo negli intervalli, alla prima ha contestato, pare, con un certo vigore.

Altra delusione arriva da Muhai Tang, un direttore purtroppo molto inerte che con Rossini proprio non c'entra. Mancano scansioni orchestrali, gioco di colori, otelloross 4ritmo, narrativa musicale. I passi più concitati mancano di mordente e le poche cabalette non rispettano il ritmo. I recitativi sono così noiosi e lenti che sembrano interminabili, la grande scena di Otello al III atto è di una mediocrità allucinante che toglie tutta la tensione del dramma trasformandosi paradossalmente in un racconto liederistico.

Con questa direzione è ovvio che tutto sia ridimensionato, a cominciare dal Coro del Teatro alla Scala, diretto da Bruno Casoni, che sappiamo essere di qualità, qui per nulla espressa ma non per difetti loro.

Gregory Kunde è un tenore anomalo, ormai è cosa risaputa e non pare sia il caso di fare troppi appunti anche in considerazione di una carriera onorevole ora giunta a traguardi temporali molto avanzati. La voce non è certo seducete, anzi piuttosto sgranata e le mezzevoci approssimative. Tuttavia è un interprete e sa quello che canta, gli acuti ancora presenti anche se non squillanti come un tempo, le variazioni e lo stile idonei. Gridare al miracolo mi pare eccessivo, affermare che ci troviamo di fronte ad un grande artista giunto a quest'appuntamento scaligero ormai in parte usurato è ovvio ma è lecito considerare che non ci sia alternativa al ruolo.

Olga Peretyatko ritornava al ruolo di Desdemona dopo le non felici recite pesaresi del 2007. Il risultato non cambia poiché la signora avrebbe anche una bella voce di soprano lirico-leggero ma trovo sia completamente fuori parte nei cosiddetti ruoli Colbran. Infatti, abbiamo ascoltato una voce educata ma sicuramente poco adatta al personaggio, sia per spessore ma soprattutto per accenti e fraseggio limitati dalla natura. I passi più ostici, finale atto II e l'intera scena del III atto, "Assisa a' piè d'un salice", sono risolti insufficientemente mancando anche una partecipazione interpretativa che poco le appartiene.

otelloross 5Juan Diego Florez cesella a meraviglia il ruolo di Rodrigo, suo cavallo di battaglia. Voce sempre inappuntabile, acuti splendidi, proiezione di gran lustro. Sarei imparziale se affermassi che le agilità non sono quelle di un tempo, ed è vero ma è cresciuta la resa psicologica dell'innamorato e non dimentichiamo che con una simile direzione era difficile eseguire funamboliche suggestioni vocali, resta tuttavia il miglior cantante rossiniano di oggi.

Edgardo Rocha era un buon Jago, vocalmente molto dotato e ben proiettato nel registro acuto dimostrando anche una ragguardevole predisposizione al canto rossiniano, e nei duetti con gli altri due "mostri" è riuscito a farsi onore.

Roberto Tagliavini è stato un Elmiro molto vissuto ed interpretato cui si aggiunge un buon materiale vocale che gli ha permesso di emergere come ottimo cantante. Note positive per Annalisa Stroppa, un'Emilia precisa e con buona voce, eccellente il Doge di Nicola Pamio e rilevante il gondoliere di Sehoom Moon dell'Accademia del Teatro alla Scala. Il quartetto dei seguaci di Otello ha reso con onore la professionale prova: Davide Baronchelli, Guilllermo Esteban Bussolini, Alberto Paccagnini, Vincenzo Alaimo. Successo incontrastato al termine riservato alla parte musicale, con ovazioni per Kunde e soprattutto Florez.

 

Visto da William Fratti

Milano, 7 luglio 2015. È una vera sorpresa, a pochi anni da La donna del lago, trovare un altro titolo del Rossini serio al Teatro alla Scala, il grande assente assieme al resto del belcanto italiano con Bellini e Donizetti; chissà poi perché si preferisca fare cultura con sconosciuti titoli d'oltralpe eludendo completamente una grossa parte del melodramma italiano, quando si potrebbe fare sia l'uno che l'altro.

La locandina sulla carta è delle migliori, ma le luminose attese presentano purtroppo molte ombre a partire dallo spettacolo di Jürgen Flimm che dice proprio nulla. I soli momenti in cui cerca di dare vita a delle idee personalissime, scendono decisamente nel ridicolo: tra questi le due cortigiane che amoreggiano con Jago e Rodrigo; Emilia che cerca di istruire Desdemona al corano o alla lingua araba; Elmiro che porta due piante fiorite in vaso e rinsecchite a simbolo dell'unione tra Desdemona e Rodrigo; altre due cortigiane che spargono il veleno di Jago come fosse verderame sul ring di battaglia di Otello e Rodrigo. otelloross 6Insomma, inutilità infantili a riempire un allestimento vuoto, da un'idea di Anselm Kiefer, che si sarebbe potuto usare in un teatro di provincia nel momento in cui si fosse trovato senza denaro per poter produrre l'opera. Tre tende, tre tavoli di rumoroso metallo, qualche decina di sedie da giardino e un po' di sabbia sono tutto ciò che c'è in scena per tre ore. E per riempire un po' il vuoto cosmico arriva la grande novità del catafalco di Desdemona a simboleggiare la sua morte imminente, su di una gondola, al tempo dell'arietta del gondoliere. Al centro diurno dell'oratorio avrebbero saputo fare di meglio.

Di buona fattura sono i costumi di Ursula Kudrna, pur senza novità, poiché numerose sartorie avrebbero potuto procurarne di simili a noleggio. Abbastanza centrate, nella loro semplicità, le luci di Sebastian Alphons.

Con tale premessa, qualunque colpa interpretativa non può essere imputata ai solisti, che hanno certamente dovuto sopperire alle mancanze del regista con le loro esperienze personali.

Lo zero assoluto della scena è equiparato al nulla del podio, occupato da Muhai Tang che sbaglia nei tempi, nei pesi e nelle misure. Riguardo ai tempi non è chiaro se la noiosa lentezza di alcune parti sia causata dal volere del direttore o di alcuni cantanti, in ogni caso il risultato è vergognoso, poiché se la musica diventa una lagna inesorabile, cantanti agili come Florez e Peretyatko si trovano a dover prendere fiati lunghissimi oppure costretti a spezzare frasi troppo lunghe per cercare aria. Riguardo ai pesi, dove i piani sono troppo piani e i forti sono troppo forti, presumibilmente Tang si è trovato a dovere fare i conti con un'orchestra decisamente al di sopra delle sue possibilità: sembra un adolescente neopatentato seduto sul sedile di una Ferrari, col risultato di sembrare scollato, privo di colori e sfumature, leggendo una mastodontica partitura che di intenzione rossiniana ha ben poco. Infine pure le misure sono assenti, i cantanti sono costretti a prendere gli attacchi dal suggeritore e gli strumentisti suonano da soli, perché altro non possono fare. Un grande plauso al corno, al flauto, all'oboe e otelloross 7all'arpa.

Gregory Kunde, che negli ultimi anni ha trovato una seconda primavera con ruoli spinti, nel tornare a Rossini compie un passo decisamente falso. Le note ci sono, ma slegate; l'elasticità e la duttilità mancano e le agilità sono quasi imbarazzanti. Sarebbe stato meglio rendersene conto per tempo, rinunciare alla parte e tenere le glorie meritatissime dell'Otello verdiano, di Enea e di Vasco De Gama.

Olga Peretyatko, cantante vittima di lodi eccedenti da una parte della critica, eccessivamente controbilanciate da disapprovazioni che certamente non merita, è un'eccellente interprete rossiniana e questo dovrebbe bastare. Il fatto che la voce non sia particolarmente stentorea e i sovracuti siano punte di spillo non dovrebbe essere un problema, poiché la raffinatezza, la precisione, la pulizia del suono, lo stile del pesarese, la bravura nelle agilità sono tutte caratteristiche che non le mancano. Il canto della sua Desdemona è elegantissimo in primo atto, tecnicamente accurato in secondo, angelico e soave in terzo.

La accompagna il superbo Rodrigo di Juan Diego Florez, superlativo sotto ogni punto di vista, a partire dalla morbidezza e dall'omogeneità della linea di canto, presentata con grande classe e forma perfetta, eccellendo nel fraseggio. La piattezza della direzione non gli permette di sciorinare i consueti cromatismi, ma è poca cosa nei confronti di una prova comunque eccelsa.

Edgardo Rocha è un bravo cantante e il suo Rossini funziona, anche se andrebbe riascoltato in una parte più importante per comprenderne meglio lo stile: un oelloross 9conto è cantarlo da tradizione, un altro conto è cantarlo secondo l'intenzione pesarese. In ogni caso il suo Jago, seppur ben impostato, sembra aver poco spessore drammatico.

Roberto Tagliavini veste i panni di un Elmiro raffinatissimo, dal fraseggio espressivo, dotato di bei colori. Lo stesso vale per l'elegante Annalisa Stroppa nel ruolo di Emilia, che mostra una vocalità rotonda e ben omogenea.

Efficace il tremolante Doge di Nicola Pamio e l'evanescente Gondoliere di Sehoon Moon.

Come sempre bravissimo il Coro del Teatro alla Scala diretto da Bruno Casoni.

 

Locandina

TEATRO ALLA SCALA - Stagione d'Opera e Balletto 2014-2015
OTELLO ossia IL MORO DI VENEZIA

Dramma per musica in tre atti

Libretto di Francesco Berio di Salsa

Musica di Gioachino Rossini

Nuova edizione critica della Fondazione Rossini di Pesaro in collaborazione con Casa Ricordi, Milano, a cura di Michael Collins

 

Personaggi: Interpreti:
Otello Gregory Kunde
Desdemona Olga Peretyatko
Elmiro Barbarigo Roberto Taglaivini
Rodrigo Juan Diego Florez
Jago Edgardo Rocha
Emilia Annalisa Stroppa
Il Doge Nicola Pamio
Un gondoliere Sehoon Moon *
Seguaci di Otello Davide Baronchelli, Guillermo Esteban Bussolini, Alberto Paccagnini, Vincenzo Alaimo
 * Solsita dell'Accademia di perfezionamento per Cantanti Lirici del Teatro alla Scala

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala

Direttore Muhai Tang
M.o del coro Bruno Casoni
Regia Jurgen Flimm

Scene

Jurgen Flimm

da un'idea di Anselm Kiefer

Coregista

Gudrun Hartmann

Costumi

Ursula Kudrna

Luci

Sebastian Alphons

Nuovo allestimento, in coproduzione con Staatsoper unter den Linden Berlino

FOTO di Mathias Baus - Teatro alla Scala

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