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pel 1Firenze, 21 e 23 giugno 2015. E' fatto molto raro uscire da una recita teatrale operistica ed essere totalmente inebriati per l'esito felice della rappresentazione, sotto tutti gli aspetti: musicali, canori, visivi. E' accaduto domenica al Teatro dell'Opera di Firenze assistendo alla seconda recita di Pelléas et Mélisande di Claude Debussy ultimo titolo operistico in programma al 78° Maggio Musicale Fiorentino


Visto da Lukas Franceschini

 

21 giugno 2015. Nel brevissimo catalogo operistico di Debussy, Pelléas et Mélisande occupa il vertice ma potremo affermare che la stessa pel 2posizione è anche all'interno della musica del '900. Lo stile sia compositivo sia drammatico dell'autore è inteso come esplorazione dell'inconscio in cui la musica governa un percorso parallelo ed affine con il testo, celebrazione di contenuti intimisti all'interno del sogno e anche più. Debussy lavorò all'opera per quasi un decennio producendo un linguaggio sotterraneo nel quale le emozioni sono sempre trattenute prima di una deflagrazione finale. Tali emozioni sono avvolte da una fitta rete di analogie, con la natura vegetale acquea, pel 3con le proprietà dell'atmosfera e gli echi delle sensazioni che circondano i personaggi, i quali sono depistati e senza meta in un affresco nebbioso, composto sugli effetti di un'orchestrazione rarefatta. La declamazione arcana è rievocata come da antiche trascrizioni, appena sussurrata. L'argomento è malioso e disperato e la conclusione sconfortante contribuisce a rendere l'idea della condizione dell'uomo solo e combattuto. Tuttavia è una storia d'amore nelle cui zone d'ombra si scende nell'abisso dei sentimenti e dei rapporti, ciò che accade, accade per una volontà che non conosciamo. Indicativa per capire tale concezione di teatro è la conversazione che Debussypel 4 ebbe con Ernest Giraud: "Il poeta ideale, l'unico per il quale scrivere musica teatrale, è qualcuno capace di dire le cose a metà e di creare una storia senza luogo e senza tempo. Sogno un poema drammatico che non mi condanni a degli atti lunghi e pesanti, che mi fornisca delle scene mobili di carattere molto diverso fra loro, in cui i personaggi non discutono, ma subiscono la vita e il destino".

Questa produzione è il fiore all'occhiello non solo del Maggio Musicale 2015 ma dell'intero catalogo del regista Daniele Abbado. Egli, assieme all'ottimo scenografo e light designer Gianni Carluccio, crea un ambiente surreale composto di un semicerchio a pedana, credo volutamente scivolosa, la quale è sovente ricoperta da un arco che pel 5collocandosi forma una sorta di grande occhio da cui lo spettatore osserva le estatiche e drammatiche vicende dell'amore tra Pelléas e Mélisande con le conseguenze che sappiamo. Tale visione si sviluppa in seguito fino ad aprirsi per creare con impalcature altre visioni, sempre in un paesaggio stellato e notturno, ambientazioni di grande efficacia drammatica come nel duetto della torre risolto con garbo dal regista che non fa indossare una parrucca a Mélisande ma la invita a calare parte del lungo bianco costume nel quale si avvinghia Pelléas. Nella regia si apprezza la cesellata gestualità della recitazione che si sposa magnificamente al contesto musicale e drammaturgico. Ciò è rappresentato da un Pelléas quasi trasognato all'inizio, dalla delicatezza della compita Mélisande, dalla metamorfosi di Golaud, l'austerità di Arkel e la rincuorante figura di Geneviève, soprattutto nell'ultimo atto quando senza canto porta la bimba al capezzale della protagonista con una dolcezza commuovente. Bellissimi i costumi di Francesca Liviapel 6 Sartori, eleganti e monocromatici, senza un'identità stilistica precisa. Uno spettacolo che appassiona, commuove e catalizza, tanto ogni piccolo aspetto è curato nei minimi dettagli, in funzione di musica e teatro.

Altro artefice di questo grandioso successo è il direttore Daniele Gatti, il quale mi ha letteralmente sbalordito tanto la sua lettura analitica e penetrante è ricca di fascino. Guida con mano elegante un'orchestra aurea, ottiene ogni singolo dettaglio dai bravissimi professori del Maggio, cesella alla perfezione un linguaggio musicale dei più delicati senza mai sovrapporre l'orchestra alle voci, la melodia è leggera, palpabile e dolente, sempre sul pel 7filo dell'equilibrio della linea di contorno di una concertazione precisissima.

Il cast è tutto italiano. Una peculiarità rara per un repertorio generalmente affidato ai madrelingua. Anche in questo caso ci troviamo nella rarità di una locandina d'interpreti totalmente mirabile e perfettamente adeguati al loro compito. Paolo Fanale è un Pelléas che vocalmente sfoggia il suo pregiato timbro in un ruolo tendenzialmente più grave, lo fa con passione, ricchezza di armonici ed impeto delicato ma umano. Monica Bacelli cesella la delicata Mélisande con altrettanta perizia, capace di non cadere nel facile uso della ragazza confusa e smarrita ma donna che reprime sentimenti celati, i quali sono resi con una manierata ed incantevole vocalità. Roberto Frontali sa adoperare una voce ancora molto ricca di armonici nella complessa sfaccettatura del personaggio i Golaud, dapprima distaccato ma conquistato dalla giovane sposa, in seguito tormentato dalla gelosia, senza scadere nel facile espressionismo "verista", nel finale è dolente e colpito dal pel 8rimorso con stile ed espressione di viva commozione. L'Arkel di Roberto Scandiuzzi emerge per la ricchezza del fraseggio abbinato ad un'umanità interpretativa di rigore antologico. Sonia Ganassi interpreta una Geneviève di grande fascino, tracciando con pianissimi eccellenti ed introspettiva comunicabilità una madre premurosa e dolente. Il giovane soprano Silvia Frigato dona il piccolo Yniod una figura teatralmente irreprensibile e commisurata ad una resa vocale limpida ed omogena. Nel doppio ruolo del pastore e del medico Andrea Mastroni si aggrega all'ottimo livello del cast, dimostrando una vocalità duttile, armoniosa e di grande effetto, in particolare nel finale, interpretando un medico di ottima fattura.

pel 9Successo pieno e condiviso a tutta la compagnia con scroscianti applausi al termine, peccato che il teatro non era molto gremito, i fiorentini, e non solo, hanno perso una grande serata di musica, canto e dramma.

 

 

 

Visto da Renata Fantoni e William Fratti

 

Roberto Frontali_Golaud_e_Paolo_Fanale_Pellas_-_foto_Simone_Donati_-_TerraProject_-_Contrasto_223 giugno 2015. Mettere in scena un gigante come Pelléas et Mélisande non è compito facile e al Maggio Musicale Fiorentino è da riconoscersi il merito di essere sempre in grado di proporre titoli di una certa ricercatezza, con una riuscita sempre dignitosa, talvolta addirittura superlativa, come accaduto per il dramma lirico da poco eseguito. In questa occasione è stata composta una squadra di artisti interamente italiani molto ben omogenea, capitanata da Gatti e Abbado, che hanno saputo creare uno spettacolo di altissimo spessore culturale sotto ogni punto di vista. Protagonista indiscusso di questo poema sinfonico è certamente l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino diretta da Daniele Gatti che si prodiga in un suono pulitissimo, precisissimo, giocato sui cromatismi dei piani nelle prime scene per sfogarsi al compimento del dramma e poi tornare ad essere trasognante, descrittivo di uno stato dell’essere profondo e quasi celato al mondo dei vivi, come un subconscio mai visto, mai percepito, ma che guida inesorabilmente la vita e i destini dei personaggi prima e degli spettatori poi, infiltrandosi in ognuno come un virus violentissimo.

pel 5Riuscitissimo è anche lo spettacolo ideato da Daniele Abbado, con scene e luci di Gianni Carluccio e costumi di Francesca Livia Sartori, che sa muoversi e danzare dentro e fuori dal simbolismo, per come è conosciuto, per spingersi al simbolico, suggestivo e allusivo, elegante e raffinato, ma soprattutto ben omogeneo, ad eccezione del finale quarto, dove il bacio e l’omicidio sono troppo realistici in uno spettacolo che diversamente si è sviluppato come un sogno o un delirio. A parte ciò si può affermare, senza ombra di dubbio, che sia uno degli spettacoli più belli e meglio riusciti degli ultimi anni, che certamente meriterebbe un oscar alla fotografia: la gestualità e l’espressività dei protagonisti efficacemente illuminata e superbamente inserita nella scenografia fa, di ogni tableau, un vero e proprio capolavoro plastico.

pel 7La voce piena e rotonda di Monica Bacelli dona al personaggio di Mélisande un carattere più compiuto di quanto non ci si aspetti, pur restando un ruolo tipicamente etereo, onirico, quasi fiabesco. L’accompagna l’eccellente Pelléas di Paolo Fanale che sfoggia delle note baritonali da fare invidia ed in questa sede rappresenta l’esempio lamante che il baritenore non è – come spesso erroneamente creduto – un tenore corto, bensì un tenore lirico che, mantenendosi leggero lungo una partitura che lo permetta e lo preveda, scende verso il basso in maniera naturale, senza ingrossare e forzare i suoni di petto. Precisissimi i suoi attacchi, pulitissimi i suoni, raffinato il fraseggio, elegante il personaggio.

Superbi gli accenti drammatici di Roberto Frontali nei panni di Goulad, unico ruolo che in alcuni momenti fuoriesce dal simbolismo per affacciarsi al realismo con i suoi eccessi d’ira e la sua gelosia accentuata.

pel 3Cavernoso e magistrale è l’autorevole Arkël di Roberto Scandiuzzi, che sa esprimere perfettamente le caratteristiche da oltretomba da fiaba noir dell’Allemonde su cui governa, pur perdendosi un paio di volte in qualche nota non ben appoggiata. Di buon contorno la Geneviève di Sonia Ganassi, che sembra qui trovarsi particolarmente a suo agio, tanto nel canto elegiaco, quanto nel nobile e toccante personaggio.

Ben centrato è il ruolo en travesti del giovane Yniold. Silvia Frigato ne dà prova sia vocalmente, chiara e limpida, sia nella recitazione, sicuramente riuscita in modo ottimale. Molto efficacie è anche Andrea Mastroni, soprattutto nei panni del medico, dove le frasi profonde obbligano alla presa di coscienza di quanto sta accadendo.

Entusiastico successo per tutti al termine dello spettacolo.

Locandina

TEATRO DELL'OPERA DI FIRENZE - 78° MAGGIO MUSICALE FIORENTINO
PELLEAS ET MELISANDE
Dramma lirico in cinque atti e dodici quadri
Libretto di Maurice Maeterlinck
Musica di Claude Debussy
Personaggi: Interpreti:
Pelléas Paolo Fanale
Golaud Roberto Frontali
Arkél Roberto Scandiuzzi
Yniold Silvia Frigato
Un médicin Andrea Mastroni
Mélisande Monica Bacelli
Geneviève Sonia Ganassi
Un berger Andea Mastroni

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Direttore Daniele Gatti
M.o del coro Lorenzo Fratini
Regia Daniele Abbado

Scene e luci

Gianni Carluccio

Costumi

Francesca Livia Sartori

  
Nuovo allestimento, in coproduzione con Fondazione Teatro Regio di Torino

 

FOTO di Simone Donati - Maggio M. Fiorentino

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