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Milano, 13 settembre 2014- Accostare compositori del nostro tempo dalle estetiche diverse, opposte in questo caso, sembra essere diventata la caratteristica delle scelte per i Focus di musica contemporanea presentati nell'ambito dell' 8° Festival MiTo Settembre Musica 2014. Gli autori proposti quest'anno sono infatti lo svizzero Beat Furrer, austriaco d'adozione e il bolognese, ma milanese d'adozione, Fabio Vacchi. Nel primo concerto le loro musiche sono state suonate dagli straordinari musicisti del mdi ensemble, diretto dallo stesso Furrer.


Visto da Marco Benetti

 

Due mondi sonori agli antipodi: il linguaggio di Furrer è folle, quasi violento, vorticoso e irrefrenabile, il materiale genera un flusso di eventi a volte continuo e regolare, a volte disordinato e caotico “a mimare il disordine delle cose” (dal libretto di sala a cura di Alfonso Alberti). Tra le opere che sicuramente hanno segnato la critica e il pubblico si deve citare FAMA, lavoro che è valso al compositore il Leone d'oro alla Biennale Musica di Venezia del 2006.
Vacchi è invece “un maestro della lucentezza” (così lo ha definito Jean- Jacques Nattiez) che ha fatto della semplicità la sua cifra stilista, ricercando nell'amalgama dei suoni una nuova idea di armonia.
Gli esecutori sono d'eccezione: mdi ensemble. Nato nel 2002 e formato da giovani strumentisti, l'ensemble si è affermato per l'impegno nella diffusione della musica d'oggi (collaborando tra gli altri con Helmut Lachenmann, Stefano Gervasoni, Emilio Pomarico e Mauro Lanza). Per questa peculiare caratteristica sono stati chiamati come artisti in residenza in diversi festival internazionali come Koiné, Milano Musica, Chelsea Music Festival. Dalla loro esperienza è nato nel 2008 anche il progetto RepertorioZero (Leone d'argento alla Biennale Musica di Venezia nel 2012) che prevede l'utilizzo di strumenti elettronici e concreti.
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Nel primo concerto svoltosi presso il Piccolo Teatro Studio “M. Melato” di Milano si sono eseguiti diversi lavori da camera dei due compositori. I tre brani di Furrer suonati si possono collocare temporalmente in tre periodi diversi del percorso creativo del compositore. Lied per violino e pianoforte (1993) risente ancora degli iniziali interessi dell'autore per i suoni al limite del silenzio proposti per lungo tempo e alternati al silenzio stesso. Con Aria per soprano e sei strumenti (1999) iniziamo a riconoscere i tratti che caratterizzano quello stile basato sul continuum di cui si accennava prima: la soprano Giulia Perri si destreggia in catene di fonemi da cui fuoriescono saltuariamente note intonate sul tappeto di accompagnamento frenetico e vorticoso degli strumenti. Si nota tuttavia che la voce di soprano si perde, scompare lasciando del vuoto, anche a causa dell'oggettiva difficoltà della parte. Alla fine del pezzo si assiste ad un quanto mai riuscito impiego della specializzazione sonora: la soprano e il clarinetto, suonato da Paolo Casiraghi, escono dai lati opposti della sala. Il brano termina con una sezione antifonale in cui le note della soprano passano al clarinetto in un gioco di rimandi davvero formidabile. L'ultima composizione in programma di Furrer è Linea dell'orizzonte per nove strumenti (2012). Il pezzo rivela diversi interessi recenti del compositore: una tecnica pianistica inusuale dal momento che il pianista agisce spesso direttamente sulle corde con lo scopo di deformarne il suono e produrre armonici d'ottava; l'utilizzo di strumenti di nuova liuteria come la chitarra elettrica; l'impiego di molti strumenti a percussione suonati spesso con le mani tra cui bottiglie di vetro, grate di ferro e frammenti di catene. La grande tecnica del mdi ensemble riesce a dare il meglio di sé, rivelando una straordinaria coesione e la capacità di tenere testa ad una partitura tutt'altro che semplice, guidato ovviamente dal sapiente gesto del compositore stesso.
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Per quanto riguarda invece i brani di Vacchi, la scelta è ricaduta su due opere collocabili agli antipodi della sua carriera. Orna buoi ciel per violino, violoncello e pianoforte (2000) venne scritto per il settantacinquesimo compleanno di Luciano Berio (di cui il titolo del lavoro è l'anagramma del nome), autore di riferimento per Vacchi. Questo breve pezzo racchiude tutte le caratteristiche peculiari della musica del bolognese: tremoli su coppie di armonici dello stesso suono, glissando, suoni vibratissimi, flautando, mezza pressione dell'arco, arco al ponte, col legno. Ottima l'interpretazione di Lorenzo Gentili-Tedeschi (violino), Giorgio Casati (violoncello) e Luca Ieracitano (pianoforte).
Il secondo lavoro, che ha occupato tutta la seconda parte del concerto, è il ciclo di cinque brani da camera Luoghi immaginari (1987- 1992) i cui movimenti prendono il nome dal numero di strumenti impiegati nell'esecuzione, nell'ordine: Quintetto, Ottetto, Trio, Settimino, Quartetto.
Ogni brano è caratterizzato da un particolare tipo di materiale musicale adottato con lo scopo di produrre atmosfere sempre cangianti. Di estremo impatto è l'utilizzo della scala pentafonica impiegata per Ottetto, dedicato a Luigi Nono, che presenta un linguaggio armonico, quasi tonale, con vere e proprie cadenze, paradossalmente lontanissimo rispetto all'estetica abbracciata dal dedicatario. La sorpresa è tale che il pubblico applaude alla fine dell'esecuzione di questo secondo pezzo; gesto, quello dell'applaudire, che si ripresenta dopo l'esecuzione del quarto brano: credo sia necessario dare conto ai lettori di un teatrino abbastanza comico innestatosi a questo punto del concerto, uno di quegli imprevisti che sono poi la bellezza dello spettacolo dal vivo.
Il compositore, forse un po' indispettito dall'applauso prolungato o forse infastidito da alcuni spettatori che ne stavano approfittando per lasciare la sala, si è alzato di scatto dal suo posto in prima fila e si è diretto nel centro della sala (per chi non lo sapesse il Teatro Studio è a forma di teatro greco in modo che siano presenti il palco vero e proprio allo stesso livello del terreno e uno spazio circolare centrale attorno a cui sta il pubblico) e con un gesto perentorio di mani in alto, a gran voce si rivolge ai presenti dicendo: “Per favore, Signori, non è ancora finito, manca ancora un pezzo! Per favore!”. In risposta a quest'atto in difesa della propria arte uno spettatore si lascia sfuggire ad alta voce un “Purtroppo!” in seguito al quale Vacchi ritorna al suo posto con un'espressione in volto visibilmente contrariata.
Alla fine del concerto il pubblico applaude (sic) e Vacchi, un po' perché è di casa, un po' aiutato dalla timidezza di Furrer che, in qualità di direttore, sta un po' in disparte, si prende tutta la scena.

Locandina

Piccolo Teatro Studio "M. Melato" di Milano - MiTo Settembre Musica
CONCERTO DA CAMERA
Musica di Furrer e Vacchi

mdi ensemble

Direttore Beat Furrer
Soprano Giulia Perri

 

FOTO ©MITO SettembreMusica, ph.Nicola Cordì

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