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Rustioni.Daniele.7.FEBBRAIOCremona, 7 febbraio 2013. 

L'antico nella modernità e la modernità nell'antico: questo è stato il filo rosso che ha caratterizzato il programma scelto da Daniele Rustioni alla testa dell'Orchestra della Svizzera Italiana nel concerto svoltosi a Cremona giovedì 7 febbraio presso il Teatro Ponchielli.


Visto da Marco Benetti

 

 

“Credo che se Haydn avesse vissuto fino ad oggi, avrebbe mantenuto la sua scrittura arricchendola però di alcune novità”: con queste parole celebri Prokof'ev nell'Autobiografia parla della sua Sinfonia n. 1 in re maggiore op. 25, soprannominata Classica, un pezzo che guarda alla tradizione nella forma e nel linguaggio (con le dovute “novità”) prescelto dal giovane compositore russo che si ritrova a scrivere questo lavoro alle soglie della Rivoluzione di Ottobre. Rustioni dirige l'orchestra con gesti ampi, forse retorici a volte, ma marcati e precisi da cui fuoriesce un suono non sempre così deciso come ci si aspetterebbe. Gavotta e Finale vengono suonati con una disinvoltura accattivante, forse anche dovuta al tempo preso (con qualche tacca di metronomo in più rispetto al solito).
La prima parte prosegue con un'altra opera del russo, il Concerto per violino e orchestra n. 2 in sol minore op. 63, solista Pavel Berman, che imbraccia lo Stradivari “Conte De Fontana” 1702 ex David Oistrach. Il virtuosismo della composizione viene retto molto bene dal violinista, non sempre aiutato dal suo mirabile strumento la cui accordatura (soprattutto nell'Allegro ben marcato finale) poco reggeva all'incalzare della scrittura spinta funambolicamente nel registro acuto e sovracuto. Anche qui il duo Rustioni/ Orchestra funziona, rispondendo positivamente agli impulsi del solista. Al termine dell'esecuzione Berman concede due bis: Bach ed Ysaye (Sonata n. 3, Ballade) che mandano in visibilio il pubblico.
pavel berman_1La seconda parte del concerto viene interamente occupata dalla Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 36 di Beethoven. “Ma che umiliazione quando qualcuno accanto a me udiva di lontano il suono di un flauto e io nulla, o qualcuno udiva un pastore cantare e io sempre nulla; questi fatti mi portavano al limite della disperazione e poco ci mancò che non mi togliessi la vita”. L'ascoltatore inesperto o il neofita si aspetterebbe leggendo queste righe vergate ad Heiligenstad durante la composizione dell'opera, una musica inquieta e tormentata (caratteristiche proprie dell'indole del compositore di Bonn). Si tratta invece di un'isola beata, un felice anello di congiunzione nel corpus beethoveniano in cui la forma (come in Prokof'ev) guarda alla tradizione ma il linguaggio si rinnova, lasciando a tratti intravedere Monsalvat (avvolta nella dovuta nebbia), mahleriani temi popolari, qualche esplosione sinfonica straussiana. Della performance spicca il secondo tempo, Larghetto: di per se un gioiello, Rustioni riesce forse a farne vibrare la componente più lirica in quella successione di temi suggestionati dal ricordo di un certo Bach.
Un bis solo dell'orchestra: Rossini, Overture da L'italiana in Algeri.
Orchestra.svizzera.italiana.7.FEBBRAIO

Locandina

Teatro Ponchielli - Stagione Concertistica 2012- 2013

Musica di Prokof'ev e Beethoven

Orchestra della Svizzera Italiana

Violino Pavel Berman
Direttore Daniele Rustioni

 

 

FOTO fornite dall'Ufficio stampa del Teatro Ponchielli

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