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max-raabe-palast-orchestra1Verona, 23 settembre 2010. Una serata leggera al Settembre dell’Accademia Filarmonica, nel quale vi è stato in programma un concerto del berlinese Max Raab con la Palast Orchester Berlin.

La formazione fu fondata nella capitale tedesca nel 1986, composta di dodici elementi ripropone fedelmente l’organico delle bands che negli anni ’20 e ’30 furoreggiavano sia in Europa sia in America. Il loro repertorio ripropone canzoni popolari che in quegli anni tutti conoscevano, cantavano e anche ballavano soprattutto nei locali. Il titolo della serata veronese Questa notte o mai più non è semplicemente un concerto ma uno spettacolo vero e proprio curato nelle luci, nella regia e soprattutto nei tempi ritmici ed umoristici. Come in un flashback ci troviamo immersi nell’atmosfera berlinese della Repubblica di Weimar nella speranzosa illusione di superare il dramma della Grande Guerra e dove il fermento artistico raggiunse vette elevate in varie discipline i cui artisti hanno i nomi di Bertold Brecht, Max Rehinardt, Paul Klee, Wassily Kandinsky, Thomas Mann, Fritz Lang, Paul Hindemith, Kurt Weill e Ernst Krenek.
max-raabe-palast-orchestra2Spopolavano nel clima euforico e prolifico del jazz, del pop, dei valzer anche le canzoni della musica popolare ed americana. Era un fermento musical popolare dove le note d’oltre oceano varcavano i confini europei e contaminavano la razionale e tradizionale arte continentale. I ritmi del blues e dello swing venivano ora eseguiti nei locali europei, come le composizioni di autori come Paul Withermann, Duke Ellington, George Gershwin e Louis Armstrong. I musicisti della Palast Orchester vestono impeccabilmente lo smoking bianco nella loro disposizione scenica tipica al cui centro impera Max Raabe in frac nero, il quale ci esalta in un’efficace riproposta musicale non del tutto nuova alla nostra conoscenza. Il metodo di lavoro dell’ensemble è un peculiare ricerca musicale ed eseguita da un pianoforte, violini, contrabbasso, sassofoni, clarinetti, trombe, trombone, banjo, chitarra e percussioni, in un progetto non di rilettura ma di studio e proposta che potremo definire filologico. La versatilità musicale è insita nel fatto che i vari i componenti della band suonino strumenti diversi e interagiscono sul palco tra loro, o con il cantante solista, creando situazioni ironiche sottili ed appropriate gags cabarettistiche. max-raabe-palast-orchestra3Raab è sarcastico ma nello stesso tempo glaciale, crea un personaggio nello spettacolo con un humour british ed un accento tedesco, il che rende l’insieme ancor più divertente. Difficile definirlo come cantante, può magnificamente usare il falsetto oppure aver voce baritonale, ma è lo stile e il gusto ad impressionare per la perfetta aderenza al tono dell’epoca in aggiunta ad una musicalità innata. Ascoltarlo è un piacere e pare di accendere un vecchio Wurlitzer con i brani di Friedrich Hollander, Robert Stolz (famoso autore e direttore d’operetta viennese), Misha Poliansky, in canzoni che erano il repertorio di Marlene Dietrich, ma anche nei jazz americani di Duke Ellington. Non manca ovviamente uno spazio italiano con un omaggio Vittorio De Sica, Parlami d’amore Mariù, o a Bixio, Vivere, per passare poi all’epopea viennese con "Dein war mein ganzes Herz" dall’operetta Das Land des Lachelns di Franz Lehár (conosciuta in Italia come "Tu che m’hai preso il cor") e ancora tanghi, charleston, fox trot e rumbe cubane.Nei bis finali diverte una parodia tratta dalla fiaba I tre porcellini cantata da tutto il gruppo. Teatro gremito, anche di stranieri in passaggio a Verona, che canticchiavano con Max canzoni le quali per alcuni ricordavano forse l’infanzia, per altri un mondo non conosciuto di persona ma molto apprezzato. Accoglienze trionfali!

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