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RECITAL RAFAL BLECHACZ

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blechacz milano_2Milano, 07 maggio 2019. Il grande repertorio classico e romantico è stato al centro del recital di Rafal Blechacz al Conservatorio di Milano per la Società del Quartetto.
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{tab title=Visto da Emiliano Mazza}

 

Ha aperto la serata il Rondò in la minore KV 511 di Mozart, che del classico rondò brillante settecentesco conserva solo la tipica forma alternata. Il pianista polacco ha pescato dallo strumento un suono ricercato ed estremamente vario nel timbro, mettendo bene in luce il carattere notturno e, come discutibilmente dicono gli amanti dell’anticipazione nell’arte, protoromantico del pezzo(esemplare l’ultima transizione al tema principale). Rimaneva sempre ben presente tuttavia un senso di misura nelle dinamiche e nell’agogica che ha permesso al discorso di fluire con continuità. 

Sensibilmente diversa la cifra stilistica dell’esecuzione della sonata n.8 KV 310, la cui tonalità di base è la medesima del Rondò KV 511; qui è apparsa sempre più chiaramente una ricerca quasi estemporanea di piccole diversificazioni ritmiche, come se il pianista abbia voluto mettere un po’ del suo mood serale nel brano. 

Tale tendenza è apparsa ancora più evidente nella sonata op.101 di Beethoven, risolta in generale con tempi abbastanza spediti. Ben riusciti i momenti più introspettivi della sezione centrale dello Scherzo e il terzo movimento, suonati con disinvoltura ed ispirazione, in cui si è realizzato peraltro uno stretto legame con il pubblico. Le svariate libertà prese nel testo sono però apparse con eccessiva evidenza nel quarto movimento. L’interpretazione, per quanto sostanzialmente convincente, è risultata in più punti affrettata e viziata da diverse imprecisioni tecniche e ritmiche.

Blech15 riscalata

Molto bene la seconda Sonata di Schumann, con la cui tecnicamente esigente scrittura Blechacz si è ritrovato perfettamente a suo agio. Il carattere martellante, da toccata, ansioso, che pervade la maggior parte della composizione è stato reso senza alcuna incertezza tecnica né cali di tensione. A fronte di un’unitarietà straordinaria sull’arco dei quattro movimenti, vale la pena ricordare anche la bella resa del secondo movimento, una piccola pausa di riflessione venata comunque dall’apprensione per i contenuti che la precedono e la seguono.

Infine Chopin, autore che ha consacrato Blechacz grazie alla vittoria del concorso a lui dedicato nel 2005. Delle quattro mazurche op.42, il pianista polacco ha espresso magistralmente le varietà di carattere che le pervadono, dal salottiero a quello più intimistico, dal rustico al drammatico. Chiudeva il programma ufficiale la Polacca op.53, eroica nel titolo quanto nel piglio. Esecuzione sicurissima e decisamente spettacolare con la sezione centrale a rotta di collo. Sempre di Chopin il pianista ha concesso come bis il Valzer in Do diesis minore op.64 n.2.

In definitiva un recital particolare poiché il musicista non si è certo tirato indietro sull’espressività. Se sui pezzi romantici e sul Rondò di Mozart la definizione del pezzo appariva granitica e pienamente definita anteriormente, sulle due sonate si è percepita una sperimentazione frutto del momento, discutibile ma tutto sommato interessante.

 

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Foto fornite dall'Ufficio Stampa Società del Quartetto di Milano.