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01 sellaMalga Costa, 29 dicembre 2018. Fucina Bianca, a due mesi dalla tromba d’aria che ha devastato il Nord‐Est e la Val di Sella, Arte Sella celebra la forza della natura e la necessità della ricostruzione con un concerto straordinario, in cui la musica del nostro tempo si coniuga con la tradizione dei canti di montagna.Il Coro Valsella dialoga con le reinterpretazioni di Gabriele Mirabassi e la voce di Cristina Renzetti, accompagnata dalla chitarra di Roberto Taufic e dal violoncello Maggini di Mario Brunello.


Visto da Mirko Gragnato

  Lo scorso 29 ottobre un uragano di inaudita violenza si è abbattuto su tutto il Nord-est, sradicando e spezzando alberi, e lasciando dietro di sé panorami di distruzione che ricordano

le devastazioni dei conflitti bellici. Anche Arte Sella è stata colpita dalla violenza di questo evento di portata eccezionale: il Percorso ArteNatura è stato completamente distrutto, così come il giardino di Villa Strobele con i suoi alberi secolari. Moltissime opere sono andate perdute. Come molte altre zone colpite dal maltempo, anche l’Area di Malga Costa ha subìto a sua volta la perdita di alcune opere tra le più suggestive. Il lavoro di ricostruzione, per mettere in sicurezza le opere e recuperare quanto possibile, è iniziato subito, con grande fervore e partecipazione. Grazie all’interesse di molti privati e di molte aziende è stato aperto un conto corrente dedicato alla raccolta fondi, e il pubblico, in alcune occasioni, ha già potuto partecipare in forma attiva, dando il proprio contributo. Sebbene la strada per arrivare alla riapertura totale sia ancora lunga, lo scorso 2 dicembre l’Area di Malga Costa è stata riaperta al pubblico.
La Fucina Bianca di Arte Sella si riveste così – quest’anno - di un significato nuovo:l’appuntamento annuale e intimo con la fine dell’anno solare si fa celebrazione del riposo che segue la furia del vento, riflessione sulla potenza che la Natura, fonte di creazione, sa scatenare all’improvviso, quasi a voler ricordare di poter essere anche fonte di distruzione.
Gabriele Mirabassi non si definisce “alpestre”, alpino è una parola troppo ricca di significati per poter essere usata nell’autodefinirsi; sebbene dalla sua Umbria, cuore d’Italia, lo spirito montanaro non manchi certo.
Lui abile musicista al clarinetto, uno degli strumenti che per timbro ed estensione si avvicina alla voce umana, si fa ispirare dai canti tradizionali cantati dal coro Valsella, con quello spirito di folklore e tradizione tipica della comunità di montagna. I canti tradizionali scivolano su nuove armonie, su quella dimensione verticale come il paesaggio delle montagne, che sposta e rimaneggia accordi, rendendoli più solidi, sguscianti; dalle sonorità ingannevoli e instabili sino alla stasi, “la quiete dopo la tempesta”.
I canti di montagna dal dialetto trentino e veneto si intrecciano con i canti abruzzesi o in dialetto sardo, ecco che tra i monti arriva anche il suono del mare, che sospira nel clarinetto di Mirabassi e i glissati della chitarra di tafucic.
Cento anni dalla grande guerra; cento anni da quella pace tanto agognata e desiderata che aveva lasciato paesaggi e paesi disfatti, lo scenario dei boschi della val sella è quello di un post conflitto bellico. Non sono le bombe la causa, ma la violenta forza di una natura evocatrice d’arte ma anche latrice di distruzione.
In questa atmosfera drammatica i canti degli alpini assumono un valore più che evocativo, nel quale si calano le parole di “Gorizia tu sia 02 sellamaledetta” un canto che nel 1964 fece scalpore tanto da valere agli esecutori una querela per vilipendio delle forze armate. Ecco che a questa rabbia di chi è vittima innocente si affiancano le parole di chi abbandona una terra infranta alla ricerca di fortuna come “Merica, Merica”. Quell’immigrazione che in un’Italia di dialetti divisi unisce al di là del mare in un mondo dove la merica non è una ma ben due, “cosa saralo sta merica? Un mazzolin di fior”.
A chi parte si unisce chi invece “torna, torna par sempre” della Bénia Calastoria, e le parole “Vardè, ma vardè, ma vardè la valle, vardè le montagne dove gera le contrà” risuonano forti nel paesaggio circostante e nel dialogo tra la voce dal sapore più mediterraneo di Cristina Renzetti nell’intreccio con il coro maschile Valsella. In un mondo fatto di montagne, di rocce, e di alberi, che oggi giacciono atterrati lungo in sentieri e le strade, si innesta il violoncello Maggini di Mario Brunello. Mirabassi suona con lui una trascrizione strumentale del canto “Manacore” di Gianmaria Testa. Dal nero clarinetto brillano le chiavi d’oro dei tasti che diventano sibili, sussurri di un vento di mare che assieme agli armonici e flautati del violoncello ci danno quel brivido che anche le bellezze naturali sanno dare; un concerto che unisce professionisti di diverse provenienze: classiche, jazz, folk, agli amatori del coro di montagna. Come il momento in cui tutti, indipendente dal loro stato e dalla loro estrazione, senza differenze si uniscono per ricostruire perché tutti colpiti dalla distruzione .
Il concerto si conclude con la voce di Cristina Renzetti che intona “Somewhere over the rainbow” ricordando l’uragano e la magia che dal grigio Kansas portarono Dorothy e il suo cagnolino nel magico paese di Oz “Toto ho l’impressione che non siamo più nel Kansas”. Un viaggio che ha il colore della città di smeraldo come verdi sono le foreste delle montagne, il colore della speranza che ci porta ad aver fiducia in un mondo nuovo, come il nuovo anno: il 2019 anno anche di un importante anniversario legato a Judy Garland, la Dorothy di Oz, e arte sella ancora una volta anticipa i tempi e lo fa dalle vette delle montagne.
Malga Costa guarda avanti e punta a ricostruire quel mondo magico e fantastico, che dalla natura porta all’arte con stupore e meraviglia, come un concerto che finisce e riparte attorno a un falò in mezzo alla neve con la voce della montagna allo scoppiettare del fuoco, perché la vera magia di Arte Sella nasce dalla visione delle persone che l’hanno resa quella che è e che ci credono ogni giorno, senza lasciarsi ammutolire dalla furia di un ciclone e rispondendo con voci e musica al silenzio lasciato da una tempesta passata.

 

per chi volesse sostenere arte sella è partita la campagna
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