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philaharmoniaVerona, 22 settembre 2018. Ecco un’altra spettacolare serata per questo Settembre dell’Accademia: quella di ieri sera al Filarmonico con la Phihlarmonia Orchestra di Londra guidata dal finlandese Esa-Pekka Salonen.


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{tab title=Visto da Gianni Villani}

 

Un felice ritorno, a distanza di un anno, di un incomparabile complesso e di un musicista geniale che ne rispecchia gli orientamenti di repertorio e le scelte interpretative. Le tappe significative della carriera di Salonen sono note: allievo dell’Accademia Sibelius di Helsinki, di Panula (direzione) e di Rautavara (composizione), perfezionatosi a Darmstadt e in Italia con Castiglioni e col veronese Donatoni, diventa per caso direttore nel 1983 sostituendo un collega ammalato. Da lì una carriera in continua ascesa: undici anni con l’Orchestra della Radio svedese e poi dal 1985 alla Philharmonia, con una parentesi di diciassette anni anche alla Los Angeles.
Le scelte dei capisaldi del Novecentesco sono una chiara dimostrazione della sua predilezione, quasi esclusiva per la musica moderna, che si riflettono anche nella serata al Filarmonico con la Verklaerte Nacht OP. 4 di Arnold Schoenberg e la Sinfonia n. 7 in Mi Bem. Magg. di Anton Bruckner. La lettura della prima è di una bellezza voluttuosa, contraddistinta da una flessibilità di fraseggio ed una tensione espressiva, sensazionali. Ne esaspera lo spasimo espressivo e la tensione armonica generata dal raggiungimento dei confini estremi connessi con le leggi tonali, con piani sonori levigatissimi, dove la Phliharmonia Orchestra mostra eleganza estrema, morbidezza fra gli archi, sinuosità negli spunti melodici, naturalezza nel flusso musicale.
Fin qui il repertorio novecentesco di Salonen, pur con alcune significative eccezioni, sembra grosso modo coincidere con quello di Boulez e Abbado. esaIl direttore finlandese appartiene però ad una generazione disposta senza preclusioni moralistiche a saggiare la molteplicità dei linguaggi moderni e affrancata ormai dalle rigide chiusure di un tempo nei confronti di un altro Novecento o addirittura di altri generi. Nella sua direzione vi si può riconoscere il gelo finlandese e il dinamismo americano, all’interno di un linguaggio solo apparentemente onnivoro e disorientante. In realtà è guidata da una lucida e appassionata coerenza che lo ha accompagnato fin dai primi passi e reso uno dei maggiori direttori del nostro tempo.
In Bruckner ci consegna poi una sinfonia di magnifica saldezza formale e travolgente tenuta drammatica, paradigmatica nei suoi equilibri di concertazione con un rapporto di grande equilibrio tra archi, ottoni e legni. Una lettura che forse non si iscrive nella tradizione dei grandi interpreti di un tempo, ma dove l’eloquenza del fraseggio è però maestosa come l’ampiezza del canto. La profonda comprensione del mondo poetico di Bruckner -sicuramente uno fra i suoi tanti vanti- si rivela nella sensibile flessibilità agogica all’interno dei movimenti e nella capacità di trascorrere con naturalezza da una sezione all’altra, conciliando la varietà del discorso con la continuità dell’arco narrativo. Indicativa sotto questo aspetto è soprattutto la restituzione coesa del complesso Finale dove non ricorre alle impazienti accelerazioni con cui interpreti meno esperti si sforzano di sopperire a certe apparenti cadute di tensione. Successo straordinario della serata… ma c’era da aspettarselo.

 

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 {tab title=Visto da Mirko Gragnato}

 

 

La Philarmonia Orchestra diretta da Esa-Pekka Salonen ritorna al Settembre dell'Accademia, un programma fitto e raro da sentire nei cartelloni veronesi: la Sinfonia n. 7 in Mi Bem. Magg. di Anton Bruckner e Verklarte Nacht Op. 4 di Arnold Schoenberg.

 

E' la notte trasfigurata ad aprire il concerto, quasi una dichiarazione d'intenti; perché un concerto della Philarmonia Orchestra ci imprime un qualcosa di speciale, già l'anno scorso con la sinfonia eroica di Beethoven e la sesta sinfonia di Sibelius ci aveva toccato, creando un legame del pubblico con questa orchestra e facendo si che vi fosse un'aspettativa di qualcosa di speciale anche con questo concerto di ritorno.
Un'attesa che si è colta nel silenzio della sala, il pubblico raramente è ben disposto all'ascolto, il settembre è anche un evento mondano ed è raro sentire un silenzio quasi reverenziale in altri concerti, come invece capita con la Philarmonia Orchestra.
Nella Verklarte Nacht il pubblico si è fatto guidare da Salonen in questo percorso che si snoda in armonie dai sentieri tortuosi e alle volte un po' foschi, da un inizio molto semplice e lineare che a poco a poco, da un semplice semi tono, riesce a creare quell'intensità data dall'instabilità di accordi sospesi, dove l'ascoltatore si perde senza trovare un flusso unico, come in preda ai flutti di molte correnti.
Un brano che approfondisce l'oscurità dei suoni gravi e cupi dei violoncelli uniti al colore caldo delle viole.
La guida di Salonen ci ha trasportato in questo insieme di flutti dai colori alternanti, nell'intreccio che dal suono grave porta alla brillante voce dei violini quasi guizzanti.
Un ciclone che poi si trasforma in sciabordio e che poi si assottiglia tra i bicordi leggeri in pianissimo che ci lasciano sospesi in una corona.
Un colore e un senso di qualcosa di impalpabile che ci porta direttamente all'inizio della settima sinfonia di Bruckner, altro pezzo di un programma speciale, grande pagina della letteratura sinfonica.
Un senso della melodia infinita che ci porta quasi nei mondi fantastici creati da Wagner, questa insostenibilità, mancanza di una gravitas nel pieno di un continuum che nella bacchetta di Esa-Pekka Salonen trova un flusso elegante e d'intensità nel gesto.
Il suono della Philarmonia Orchestra, pieno, nel forte legame delle varie sezioni, che però non risultano prevaricanti o troppo azzardate; la guida di Salonen ci permette infatti di apprezzare le singole voci degli strumenti anche nei passaggi più fitti. Un lavoro di equilibri fatto con cura anche se, forse, una sezione d'archi più corposa avrebbe dato la meglio alla sezione degli ottoni, la quale, alle volte, risulta un po' invadente.
Dopo l'Adagio, quasi un commiato all'amato Wagner, compositore amatissimo da Bruckner che muore proprio nell'anno della stesura.
Dopo questo movimento pregno la sinfonia si lancia con lo scherzo e finale ; un ritmo incalzante e dal sapore un po' rustico abbandona i grumi emotivi dell'intenso adagio e ci porta ad conclusione ritmata e incalzante, più rapidamente di quel che si potrebbe pensare.
Un'orchestra visibilmente stremata da un programma tutt'altro che leggero, nonostante i molti e sonori applausi infatti il maestro Salonen e l'orchestra hanno ringraziato per la devozione con profondissimi inchini ma alleggeriti di molte energie salutano il pubblico del filarmonico e di questo settembre dopo un concerto formidabile.

 

 

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