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CONCERTO STAATSKAPELLE DRESDEN A. GILBERT L. BATIASHVILI

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kapelleVerona, 6 settembre 2018. Il XXVII Settembre dell’Accademia di Verona parte sotto i migliori auspici grazie ad un acclamato concerto della Staatskapelle Dresden -fra le più prestigiose e antiche orchestre europee- diretta dall’americano Alan Gilbert e con la partecipazione della celebre violinista Lisa Bathiashvili

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In programma il non agevole Concerto per violino e orchestra n. 2 di Sergej Prokofiev, affrontato con sicuro nerbo dalla solista (e da poco inciso), dove mostra subito un forte legame con la tradizione interpretativa russa. Quella che fa capo soprattutto a David Oistrakh, grazie agli studi in Germania con Mark Lubotsky, uno degli allievi più dotati e più fedeli della scuola di Oistrakh.
Nella pagina di Prokofiev, la Bathiashveli conserva una capacità non comune di saper plasmare la frase melodica con lunghe gilbertarcate di grande intensità musicale che si screziano con accentuazioni calcolate in semifrasi per evitare qualsiasi tipo di staticità al procedere del discorso musicale. Rispetto ad Oistrakh la giovane violinista evidenzia una maggiore varietà nell’uso del vibrato ed una capacità di variare il colore del suono per adattarlo meglio all’espressione della frase musicale. Colpisce di lei l’approccio particolarmente mesto con cui caratterizza il tema di esordio del Secondo Concerto di Prokofiev, dall’intonazione tipicamente russa, nel quale il lungo assolo del violino viene realizzato in un unico respiro musicale, esattamente all’opposto della classica versione usata da altri colleghi europei. Il suo rapporto con il direttore Gilbert è poi molto ben studiato. Lo si percepisce distintamente in momenti come l’Allegro moderato: la compostezza con cui i due si muovono nei frequenti cambi di tempo realizza al meglio l’iridescente orchestrazione composta da Prokofiev. Ai frenetici applausi del pubblico la Bathishveli ha proposto come bis le Danze dei Cavalieri da Romeo e Giulietta di Prokofiev.
La ripresa della serata ha riservato poi la Sinfonia n.1 “Titano” di Gistav Mahler, con cui Alan Gilbert fa risaltare una grande maturità, il sicuro talento tecnico in grado di accordare la lucidità dell’analisi alla coerenza dell’arco complessivo, con una tensione lisache non conosce un solo attimo di cedimento. Nella sua direzione si apprezza il capillare lavoro di definizione dei dettagli –come in alcune declinazioni espressive nell’introduzione del primo tempo- invece di un arido atteggiamento dimostrativo, configurato con un senso complessivo di maggiore classicità e naturalezza. La ricerca di una tradizione interpretativa riconducibile a Mahler lo porta a prosciugare la sua lettura della sinfonia da qualsiasi effetto gratuito, per puntare ad una essenzialità interamente rivolta ad enucleare il cuore poetico dell’opera. Il concorso della Dresden è davvero impagabile, con cento strumentisti a disposizione (oltre quanto è previsto in partitura) che danno l’immagine fin troppo sontuosa di una sinfonia dove Mahler mostra come pochi altri di saper creare atmosfere piene di suggestione e di trattare come pochi altri l’orchestra con una padronanza suprema. Gilbert, salutato con i suoi con grandi ovazioni, ha concesso un bis: il Preludio atto III da Lohengrin di Richard Wagner.

 

 

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