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CONCERTO ANDRAS SCHIFF E CAPPELLA ANDREA BARCA

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01. schiff-olimpico-17Vicenza, 29 aprile 2019. Il concerto conclusivo della XXI edizione del Festival "Omaggio a Palladio" 2018, ideata dal pianista e direttore András Schiff e dalla Società del Quartetto di Vicenza, si è tenuto al Teatro Olimpico, tutto esaurito in ogni ordine di posto. 

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Programma molto originale: l'Overture Suite n. 4 in Re Magg. BWV 1069 di Johann Sebastian Bach, la Sonata per pianoforte in Sol Magg. Op. 78 "Fantasie" D 894 di Franz Schubert e la Sinfonia n. 2 in Re Maggiore. Op. 73 di Johannes Brahms.
Il cosiddetto "fil rouge" di questa edizione sono le quattro Overture-Suite di Bach, le quali sono state eseguite come brano d'apertura di ogni concerto. E' incerta l'epoca in cui furono composte ma si ritiene che le prime due siano state scritte a Cothe intorno al 1721 e le altre a Lipsia. Formalmente si tratta di una serie di pezzi di danza, sul modello dei compositori francesi e italiani del sei-settecento. Bach peraltro vi prepone un preludio a carattere grave, quasi a evidenziare che non si tratta dell’usuale musica di danza ma di una forma d'arte ormai autonoma e indipendente di carattere proprio.
La n. 4, che è la meno popolare, presenta, assieme a pagine più deboli, momenti del miglior Bach. L'inizio ha una struttura pomposa ma è magistrale il segmento successivo che si conclude in un tempo lento.
Secondo brano proposto, la Sonata di Franz Schubert, la quale è una delle più lunghe composte dal musicista austriaco. Essa è pervasa 02. schiff-pianoforteda un’atmosfera intimista e di soave meditazione, anche se per la sua “semplicità” è sovente ignorata dagli esecutori pianistici, e quasi da considerare come sonata “a uso famigliare”, infatti, fu eseguita la prima volta in casa privata.
La Sinfonia n. 2 Brahms è il pezzo di commiato di questo Festival. La composizione, stranamente, fu rapida e spontanea. Possiede un clima pastorale, e le atmosfere evocate hanno proprio questa tinta. Brahms non tralascia un’interiore tensione lirica che rende vibrante i temi anche nella quieta visione naturalistica, da sempre fu considerata una delle creazioni più fiorenti del compositore.
L’esecuzione della suite coinvolge la Cappella Andrea Barca in un’espressione musicale e interpretativa di altissimo livello, immedesimandosi nell’intrattenimento bachiano, la cui bacchetta di Schiff segna un passo interpretativo di assoluto rilevo. Mirabile i solisti, oboi, fagotto e cembalo che segano l’intero brano con una miracolosa precisione e una dinamica di suono assai stilizzato.
András Schiff, solo al pianoforte, nella sonata schubertiana impressiona per il tocco raffinato della tastiera, e ci accompagna in viaggio onirico, quasi in disparte. I tempi, la scioltezza sulla tastiera, e la linea interpretativa, si collocano nell’apice del talento del solista.
Il filo conduttore che da Schubert porta a Brahms è rappresentativo nel carattere musicale del direttore il quale complice un’orchestra di raffinata esecuzione, coglie appieno tutte le delicatezze che caratterizzano il brano. Tempi sostenuti, ma di preziosa sensibilità, che colma nel terzo movimento aggraziato e cesellato, cui segue un finale frizzante ma mai debordante. Nell’esecuzione Schiff trova tutti i caratteri del sinfonismo di Brahms, che è romantico e cerca un’evasione da mondo.
Teatro affollato oltre ogni possibilità, e trionfo di applausi, meritatissimi, al termine.

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