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VESPRO DELLA BEATA VERGINE

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cre 1Cremona, 12 maggio 2018. Come ormai da tradizione, anche l’edizione 2018 del Festival Monteverdi ha dedicato una serata all’opera sacra più importante del compositore cremonese.

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{tab title=Visto da Emiliano Mazza}

 

Il Vespro della Beata Vergine, dato alle stampe nel 1610 insieme alla Messa “in Illo tempore”, rappresenta in effetti un’opera straordinariamente complessa nell’intera storia della musica per struttura e stile compositivo. L’edizione cremonese di quest’anno vedeva come luogo d’esecuzione la centralissima Chiesa di San Marcellino, cronologicamente coeva all’opera eseguita, ed era affidata alle cure dell’ensemble l’Arpeggiata e della sua fondatrice, l’austriaca Christina Pluhar. Come nell’incisione discografica del 2011, anche in quest’occasione la Pluhar ha optato per un’esecuzione a parti reali, dunque senza cori e con tutti i dieci cantanti solisti, concorrendo a creare un’esecuzione di respiro cameristico. Scelta probabilmente vincente dato che l’elevato tempo di riverbero di S. Marcellino non permetteva, almeno da dove sedeva chi scrive, una distinzione sempre netta degli intrecci vocali. È cre 2probabile, del resto, che con masse vocali e strumentali ampie l’intellegibilità sarebbe stata ancora minore. Venendo all’esecuzione vera e propria, si può dire che l’affiatamento tra i musicisti sia cresciuto progressivamente durante la serata. Se mancava nei primi numeri una totale comunanza d’intenti, gli ultimi brani hanno offerto invece momenti davvero memorabili per espressività e nitore. Valga a titolo esemplificativo la resa da pelle d’oca dell’inizio del Magnificat. Sul piano vocale, particolarmente apprezzato il gruppo di tenori, tra cui si distingueva Jan Van Elsacker. Nell’Audi coelum egli ha dato sfoggio di bel timbro e di un fraseggio impeccabile in tutti i registri. Era poi evidente, anche attraverso un contenuto accenno attoriale, lo scavo profondo su ogni parola del testo. Ricercato anche il canto di Mathias Vidal cui purtroppo difettano parzialmente le note più gravi. In un ambiente così risonante per le frequenze acute, le agilità previste ad esempio nel Nigra Sum si traducevano in crescendi e diminuendi sproporzionati che un canto più misurato avrebbe forse potuto contenere. Sul versante femminile, bene il soprano belga Céline Scheen, dalla vocalità molto rispettosa dello stile del periodo, a volte fin troppo controllata nell’espressività. I componenti dell’Arpeggiata si sono dimostrati, qualora ci fosse bisogno di ulteriori conferme, grandi cre 3specialisti del repertorio monteverdiano. Sempre a servizio del canto, hanno dato sfoggio di perfetta intonazione (encomiabili cornetti e tromboni) e abilità nella Sonata sopra Sancta Maria. Ben distinguibile comunque l’impronta della Pluhar che, con gesto non bello ma chiarissimo, ha saputo tenere le redini di un’opera che conosce a menadito e di cui rappresenta un’interprete di riferimento. I grandi applausi di tutto il pubblico al termine della manifestazione sono chiaro segno che il pubblico italiano si sta riappropriando di una figura di riferimento della musica occidentale quali il Divin Claudio. Ben vengano dunque iniziative quali il Festival Monteverdi che contribuiscono fra l’altro a tenere alti i riflettori internazionali su luoghi ora fuori dai maggiori circuiti economici e turistici, ma in passato centri primari di sperimentazione artistica e tecnica.

©  ®

 

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{tab title=Locandina}

MONTEVERDI FESTIVAL 2018
Cremona: Chiesa si San Marcellio
VESRPO DELLA BEATA VERGINE
da concerto composto sopra canti fermi e voci e strumenti
Musica di Cladio Monteverdi
Personaggi: Interpreti:
Soprano Céline Scheen
Mezzosoprani Giuseppina Bricelli, Benedetta Mazzucato
Tenori Jan Van Elsacker, Zachary Wilder, Mathias Vidal, Jeffrey Thompson
Baritono Benoit Arnoult
Basso-baritono Dingle Yandel
Basso Joao Fernandes

Ensamble:

L'Arpeggiata

Direttore Chistina Pluhar
  

 

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FOTO fornite dall'Ufficio stampa del Montevrdi Festival