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duo 1Verona, 11 marzo 2018. Confessiamo di non aver mai nutrito eccessive simpatie per quei musicisti provenienti dall’estremo oriente che si affacciano di continuo in Europa per portare esecuzioni stilisticamente ben eseguite, ma lontane da un modo di sentire la musica occidentale che appartiene solo all’occidente.  

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Eravamo preparati su questa lunghezza d’onda anche per il concerto che il Duo Vivid coreano -i coniugi Chiharu Aizawa e Chong Park hanno studiato in Italia- aveva in programma nella stagione de I Virtuosi Italiani in Sala Maffeiana, ma abbiamo dovuto (in parte) ricrederci perché alla resa dei conti la loro ottima e ispirata prestazione non si è prestata a dubbi e incertezze.
Lo diciamo specialmente per i Dieci Pezzi dal “Romeo e Giulietta” di Prokofiev, che Chong Park ha trascritto per pianoforte a quattro mani, dove la versione mantiene viva la questione poetica, fondamentale per delineare il grande capolavoro ballettistico russo. Chong Park infatti lavora molto attorno ai meravigliosi leitmotiv, ora dolci, ora malinconici, ora drammatici che delineano la psicologia e l’indole dei personaggi con mirabile precisione. E lo fa intelligentemente senza eccedere e senza scalfire quel nuovo modo di cantabile che Prokofiev inventa, più limpido, più romantico, più nostalgico, rispetto ad altri suoi balletti.
Park e consorte si sono cimentati anche col celebre “Bolero” di Ravel, nella versione per quattro mani scritta nel 1928 duo 2dallo stesso autore. Una pagina che si fonda sull’idea curiosa, quanto “banale” nella sua elementare essenza: un ostinato ritmico che viene incessantemente ripetuto per l’intera durata della spumeggiante partitura. E la svolgono disinvoltamente, con una certa e insolita fantasia.
Sul piano timbrico le trascrizioni funzionano bene anche perché i due interpreti esibiscono fraseggi sciolti e sonorità adeguate mostrando di avere un’ottima intesa. Una trascrizione è anche un modo per osservare un’opera da un diverso punto di vista, aprendo nuove prospettive interpretative. Il Duo Vivid ce ne dà però un’interpretazione parziale, come se lo spostamento di prospettiva sia solo laterale: nulla di più di un’operazione curiosa e ben realizzata.
La seconda parte del concerto ha visto all’opera anche I Virtuosi Italiani con una “Elegia per orchestra” di Ciajkovsky molto curata e ben suonata. E soprattutto con la novità del “Secondo Concerto, Romantique" di Chong Park, per pianoforte a quattro mani e orchestra dedicato a loro, proposto in prima esecuzione assoluta. Una partitura che punta molto sulla tonalità evocando suggestioni diverse, con spunti interessanti, non sprovvista di quella pregnanza tematica (per nulla il sottotitolo romantique) che potrebbe costituire una carta vincente nel variegato mondo sinfonico odierno. Da riascoltare. Applausi molto convinti della sala e bis di O Sole in chiave jazz.

 

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