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vr 1Verona, 25 febbraio 2018. Il 5° Concerto dell’Associazione Verona Lirica si è svolto al Teatro Filarmonico meno gremito del consueto causa le rigidissime temperature del ciclone siberiano. 

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{tab title=Visto da Lukas Franceschini}

 

La serata ha avuto un vibrante successo e riservato anche piacevoli sorprese.
Patrizia Quarta accompagnava al pianoforte un quartetto di solisti che ha saputo scaldare gli animi degli spettatori, al quale si è aggiunta la preziosa presenza dell’arpista David Burani.
Il baritono Sergio Vitale ha saputo primeggiare quale raffinato interprete e valido fraseggiatore ad onta di un limitato volume, ma il colorevr 2 vocale è molto ragguardevole. Personaggi come Nabucco, “Dio di Giuda” e Jack Rance, “Minnie dalla mia casa”, da La Fanciulla del West hanno avuto un’ottima esecuzione.
Il tenore Eduardo Aladren ha messo in evidenza una voce molto bella e una preziosa scansione di accenti, anche se talvolta la zona di passaggio non è del tutto precisa. “Sento avvampar nell’anima” da Simon Boccanegra era davvero molto ispirata, e morbida e rifinita anche l’esecuzione di “Recondita armonia” da Tosca di Puccini.
Una vera sorpresa il giovane mezzosoprano croato Ivana Srbljan. La voce ha uno smalto accattivante ed è rifinita in tutti i registri, peculiarità che le permettono di emergere sia in ruoli sia più voluttuosi come la splendida pagina “Ah, Tanya, Tanya” da Evegnj Onegin di Caikovskij, alla più veemente e sanguigna Carmen di cui ha eseguito la celebre Habanera.
Rosa Feola, un soprano sempre più in ascesa, della quale ricordiamo il recente successo ne “La gazza ladra” alla Scala nel quale teatro vr 3ritornerà prossimamente per “Don Pasquale” , si è ritagliata un vivo successo personale. La cantante ha messo in evidenza una naturale predisposizione per il belcanto, cesellato con splendide colorature e una linea di canto molto rarefatta. Arie come “Quel guardo il cavaliere” da Don Pasquale e la sortita di Amina, “Come per me sereno” con cabaletta, da La Sonnambula di Bellini hanno confermato le ottime qualità del soprano. Tuttavia non è stato da meno, anzi forse il vertice della sua esibizione, il duetto “Appressati Lucia” da Lucia di Lammermoor, eseguito con il baritono Vitale, nel quale oltre ad un canto di ottima raffinatezza si somma un gusto espressivo e un preciso uso degli accenti.
Non sono mancate pregiate esecuzioni di duetti che hanno fornito più lustro al già interessante programma. Vitale ed Aladren si sono esibiti ne La Boheme, “In un coupé”, con spontanea liricità, Feola e Srbljan nella celebre Barcarola da “Les Contes d’Hoffmann”, brano eseguito con apprezzabile delicatezza, e ancora il mezzosoprano e il tenore nel finale di Carmen, “C’est toi! C’est moi”, tragico duetto cantato con grande senso teatrale e gusto interpretativo.
Non meno apprezzata e validissima l’esibizione di Davide Buriani, il quale ha espresso una tecnica rilevante e un virtuosismo esemplare vr 4attraverso brani di raro ascolto: “Variazioni sulla Norma” di Giovanni Caramiello, una propria elaborazione del celebre valzer di Musetta da “La Boheme” e “Baroque Flamenco” di Doborah Henson Conant, una moderna rielaborazione di un Minuetto di Jean-Jacques Rousseau.
Un concerto molto riuscito che si è concluso con un nostalgico duetto “Tu che m’hai preso il cor” da Il paese del sorriso di Franz Lehar eseguito da Rosa Feola ed Eduardo Aladren.
Applausi scroscianti al termine.

 

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