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grigory sokolovVerona, 20 novembre 2017, uno straordinario concerto fuori abbonamento, come ultima data

della rassegna Il Settembre dell’Accademia 2017 giunta alla XXVI edizione, che raggiunge un novembre inoltrato Grigory Sokolov al Teatro Filarmonico.


Visto da Gianni Villani

Entusiasmante conclusione della stagione sinfonica dell’Accademia Filarmonica di Verona con un concerto straordinario del pianista russo Grigory Sokolov. Un fine stagione che ha consentito al numerosissimo pubblico presente al Teatro Filarmonico di ascoltare uno dei più formidabili interpreti al pianoforte oggi in circolazione, il cui predominio quasi assoluto nel panorama internazionale è ormai fuori discussione.

Il famoso pianista russo ha suonato, ancora una volta senza interruzioni, le tre Sonate di Haydn numeri 32, 47, 49 e dopo una breve pausa anche le Sonate 27 e 32 di Beethoven, aggiungendovi la nutrita sfilza di ben sei bis che hanno scatenato gli applausi ritmati del pubblico. Cosa ha messo ancora in evidenza? Certamente alla sua fama di interprete infallibile -mai una nota sbagliata, né errori nella dinamica, nel fraseggio o nelle espressioni- ha aggiunto la percezione di quel senso di compiacimento e di quella contemplazione personali per aver saputo rinnovare un’altra prova di indiscussa classe.
Potremmo definire Sokolov un perfezionista senza essere contraddetti, perché non è mai soddisfatto della propria prestazione, ma non un freddo interprete come potrebbe apparire da un’analisi frettolosa. Sokolov non è mai contento di quanto fa, per questo durante le sue estenuanti prove deve capire innanzitutto lo strumento e la sala affinché ogni nota sia al suo posto e ben udibile, senza essere tacciato di impassibilità.
Sokolov non è un freddo e un distaccato interprete, ma solo un estatico di chi contempla la bellezza che ha costruito, l’estasi di chi si compiace della perfezione: contemplazione della perfezione, non solo impeccabilità. La sua tecnica è trascendente nel senso che trascende se stessa. E a dimostrarlo il finale della Sonata op. 111 di Beethoven, con la famosa Arietta che anticipa certa musica leggera novecentesca, dove non si intrufola un solo grammo di preoccupazione o di timore. E l’Allegro con brio ed appassionato del primo tempo, giocato alla sua maniera riducendo a cose infantili tutte quelle maledette difficoltà che Beethoven vi ha sparso qua e là. Il primo tempo della Sonata n° 27 op. 90 è suonato perfino con un tono di intima affettuosità.
Una tecnica favolosa però anche una forte sensibilità sia ai valori formali che espressivi. Un tecnico granitico -con tutto l’impeto dei pianisti di scuola russa- nel senso dell’uomo infervorato dalla passione attorno al suo lavoro, ammirevole e tale da chiudere tutti gli spazi per chi volesse camminare su quella stessa strada.

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Visto da Mirko Gragnato

Nel silenzio concertistico della Fondazione Arena che aprirà a fine dicembre l'Accademia Filarmonica arricchisce il panorama musicale di Verona chiamando uno dei più importanti pianisti del panorama internazionale.
In programma sonate di Haydn e di Beethoven, una collezione di sonate molto colta e per nulla scontata
Il vero concerto di Sokolov però non sta nel programma ma nel fuori programma:la grande magia di Grigory Sokolov sta nei suoi bis; che diventano tris e anche oltre.
Sono celebri le serate in cui se ne siano contati addirittura 10.
Mentre dalla platea e i palchi il pubblico pian piano scema verso l'uscita, la galleria e qualche accademico nei palchi resta e attende con impazienza le proposte di un concerto nel concerto, i "Sokolov's Enchores", così la pianista Leonora Armellini suggerisce di chiamare un'ideale concerto o cd, fatto solo dei fuori programma del maestro, che tra l'altro è possibile incrociare sugli autobus di Verona, risiedendo proprio nella città scaligera.
Nel suo palco anche il presidente Tuppini, rimasto sino all'ultimisso e acclamato bis del virtuoso.
Sokolov ha una capacità musicale speciale, un tocco che si dosa benissimo nel rapporto con i tasti, nel passaggio da Haydn a Beethoven.
Tuttavia il programma mancava di quella verve, di quel tocco di magia che nei bis di sokolov si respira.
I veri musicofoli restano fino alla fine e il maestro bis dopo bis riceve sempre più applausi, nelle serate buone il numero è oltrepassa la decina di pezzi e i teatri accendono tutte le luci della sala per fare capire anche al maestro che è ora di chiudere "la musica è finita e gli amici se ne vanno".
Applauso dopo applauso quando il maestro si siede al pianoforte, nell'aria si respira un'emozioe e il pubblico è in attesa trepidante, cerca di indovinare quale sarà l'autore del prossimo bis: Schumann, Mozart, Beethoven, Listz o Rameau.
Lo stesso musicista in questo momento è libero, suona quello che sente più suo, il livello musicale e di coinvolgimento è superiore a quello di un programma contrattato, la dimensione delle agenzie e di burocrazia programmatica viene meno, ecco che inizia il vero concerto, quello della musica suonata by heart dal musicista.
Sei i bis di questa mirabile serata passando dalle note di Chopin, a Listz, ancora Beethoven e infine Schubert.

 

 

 

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