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logo6° Concorso Internazionale Pianistico Città di Verona. 

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{tab title=Visto da Gianni Villani}

 

Si è concluso all’auditorium della Gran Guardia il 6° Concorso Internazionale Pianistico Città di Verona, che ha visto una griglia di ben 120 partecipanti, provenienti da ben 17 Paesi di tutto il mondo, fra cui anche con una buona partecipazione italiana. La prova dei tre finalisti si è protratta per oltre due ore, con un tasso qualitativo che forse mai nelle edizioni precedenti è stato così elevato. I finalisti sono risultati: l’ucraino Vasyl Kotys, 33 anni, propostosi con lo Studio trascendentale n° 12 di Liszt e la Sonata n° 1 op. 28 di Rachmaninov, seguito dal ventinovenne russo Nikita Abrosimov che ha eseguito la Barcarolle op. 60 di Chopin, lo Studio tableux n° 1 op. 39 di Rachmaninov e i Quadri di un’esposizione di Mussorgski. Chiudeva il trio, un altro russo, il ventitreenne Konstantin Emilianov, impegnato con gli Studi sinfonici op. 13 di Schumann e i 3 Movimenti da Petruska di Stravinski.
E in questo preciso ordine i tre pianisti si sono classificati al termine dopo una sofferta decisione della commissione giudicatrice, locandinaperché sia pure con diverse caratteristiche di ognuno, la loro prestazione è stata veramente eccelsa, applauditissima da un folto pubblico, degna probabilmente di una incisione discografica, come ha voluto sottolineare un membro della giuria.
Konstantin Emilianov, negli Studi sinfonici schumaniani è riuscito a creare un miracolo di richiami e di sommessi rintocchi, ma con i 3 Movimenti da Petruska ha fatto vedere anche di che squisita pasta era pure il suo virtuosismo.
Dei Quadri di Mussorgski, Nikita Abrosimov è stato poi un narratore fascinoso e raffinato nell’evocare colori orchestrali con grande fisicità timbrica specie nei brani più lirici ed introspettivi.
Infine Vasyl Kotys ha mostrato subito la stoffa del vincitore di importanti concorsi internazionali, nel grande solco della tradizione sovietica. Il suo Rachmaninov della Prima Sonata è stato sontuoso e malinconico, declamato a piena voce e sostenuto da una tecnica leonina, sciorinata con classe ed energia. Ammirata soprattutto l’incisività del suo tocco e la profondità del suono, nei passaggi virtuosistici come nel cantabile.
Ai tre finalisti è andato un monte premi complessivo di 12 mila euro, offerto dal sostegno di Fondazione Cattolica Assicurazioni, Banco BPM, Fimauto, Agsm, Amia e Fontanara, unitamente ai premi speciali intitolati ad Alessia Fabbri, per la migliore Sonata classica, a Beppino Milani per la migliore esecuzione di un’opera di autore romantico, a quello della giuria intitolato ad Enrico Paganuzzi, già bibliotecario dell’Accademia Filarmonica di Verona. Fra il pubblico dell’auditorium, uno spettatore di lusso: il grande pianista russo Grigory Sokolov che il prossimo 20 novembre terrà un recital al Teatro Filarmonico organizzato dall’Accademia Filarmonica di Verona.

 

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