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Verona, 12 Settembre 2017. L’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo diretta da Yuri Temirkanov ci trasporta nella musica russa con le partiture di Rimsky-Korsakov con Sheherazade e Cajkovskij con il Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 affidato alla giovanissima e valentissima Beatrice Rana.


Visto da Mirko Gragnato

Cosa di meglio dei russi che suonano i russi, ecco quindi l’Orchestra di San Pietroburgo, che è di certo una delle più pregevoli e insieme a Beatrice Rana nel cartellone sono forse una delle date di maggior rilievo nel Settembre dell’Accademia di quest’anno.

Come già scritto i pianisti giovani o giovanissimi dimostrano una versatilità spiccata e una dote musicale sorprendente nell’approccio alla musica che nonostante la giovane età dimostra un senso profondo della musica che non diventa quindi mero tecnicismo, nei giovani virtuosi però manca una energia che nel tocco alla tastiera non fa mancare il senso e la visione mentale del pezzo maturata con lo studio.
Concerti come Rachmaninov o Cajkovskij richiedono infatti un importante sforzo fisico dalle mani e dalle braccia del pianista: Beatrice Rana oltre che le doti di una valentissima musicista dimostra un’energia e una forza esecutiva che attingono a quel vigore della gioventù.rana 2
L’orchestra viene invasa dalla sonorità che la giovane Beatrice, ormai affermatissima, riesce a dare allo strumento con una pregevole esecuzione.
Sin dai primi accordi dopo l’elegante prologo dell’orchestra il pianoforte si prende tutta la scena, acclamando con voce piena la sua forza e la sua pienezza di strumento principe.
Beatrice Rana, osannata per questa bellissima esecuzione, ha concesso come bis un lied di Schumann trascritto per pianoforte solo; la giovane, dopo aver dato tutta sé stessa nel concerto con bellissimo impiego di colori e una scioltezza di grande respiro, nel bis è risultata un po’ rigida, ma a tanti applausi non sembrava elegante lasciare il pubblico senza un pezzo ulteriore.
Una giovane grande pianista!
Il programma si conclude con la suite sinfonica Sheherazade, di Nikolaj Rimsky-Korsakov, qui il maestro Temirkanov ormai mostro sacro della direzione orchestrale ha condotto la Filarmonica di San Pietroburgo nei luoghi delle mille e una notte, veleggiando con Sinbad o correndo per un bazar.
La direzione oramai rigorosamente senza bacchetta, in una intervista il maestro aveva dichiarato che non potendo più affidarsi al suo rana 3fedele artigiano che gli costruiva le bacchette ha deciso di lasciare questo prolungamento delle intenzioni del direttore d’orchestra per dirigere “a mani nude” .
Il gesto del maestro racchiude la delicatezza di una pennellata o di una carezza, e con questo semplice scorrere le mani riesce a curare molte sfumature nell’esecuzione, senza sbracciamenti, salti o mugugni, egli diventa anche maestro di eleganza e di semplicità nella gestualità delle mani.
Rotonde e piene le entrate degli ottoni, senza strappare, con i via vai di legni che condiscono questo pezzo, ma la sezione di maggior pregio nella compagine della Filarmonica di San Pietroburgo è sicuramente quella degli archi, tuttavia i soli del primo violoncello e del violino di spalla avevano un timbro aspro, probabilmente piacerà al pubblico russo ma strideva un po’ con l’intento incantato nel raccontare Shehèrazade.
Il pubblico di un Teatro Filarmonico gremito ha tributo lunghissimi applausi all’orchestra e al suo importantissimo direttore che non hanno potuto esimersi dall’eseguire un bis.

 

 

FOTO fornite dall'Ufficio Stampa dell'Accademia Filamrmonica

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