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 maxresdefault1 Aprile 2017, Verona. Al teatro Filarmonico nel concerto sinfonico della Fondazione Arena oltre alla quinta sinfonia di Tchaikovsky il concerto per violino di Beethoven nel vigore giovanile di Giovanni Andrea Zanon, alla guida dell'orchestra la bacchetta Jader Bignamini.

Visto da Mirko Gragnato

Una straordinaria serata per questo concerto sinfonico, una platea quasi esaurita richiamata dalla presenza dell'enfant prodige del violino Giovanni Andrea Zanon, recentemente insignito di un'onorificenza dal presidente della repubblica.

Capello arruffato, sicurezza di sè, agilità e forza espressiva nelle dita del giovane virtuoso, che non manca di mostrare il vigore giovanile e la freschezza della sua età appena al crepuscolo dell'adolescenza.

Nonostante ciò il risultato è stato un concerto strano, non si capiva esattamente che legame e dialogo ci fosse tra solista e orchestra, sin dall'inizio dell'Allegro del concerto la direzione data dal Maestro Jader Bignamini era molto dilatata e tenuta, una dimensione dove la vivacità di Zanon faceva fatica a contenersi, ma nonostante gli intenti del solista di rendere più agile e scorrevole la musica con vari tentativi di accelerare, il maestro teneva la barra dritta dell'orchestra senza cedere nemmeno una tacca di metronomo.

Si percepiva il sentirsi stretto in tempi così larghi del giovane virtuoso, infatti a seguire l'"andante molto", troppo lento forse, un movimento che più che Beethoven riecheggiava un'agogica mahleriana; complimenti al giovane violinista che nonostante la fatica di una tempo così dilatato ha mantenuto salda la concentrazione.
Strabiliante l'autonomia del quarto dito nei trilli, la cui forza cadeva dall'alto senza manifestare la minima debolezza in quello che spesso è il dito più debole e fragile della mano; Zanon, infatti, nonostante la giovane età mostra una tecnica salda e una piena consapevolezza del pezzo proponendo una visione più personale ed elaborata: impronta forse degli insegnamenti di Pinchas Zuchermann, del quale è l'unico allievo italiano.

Grandi applausi alla fine del concerto e il giovane maestro ha concesso un bis tra le 5 chiamate agli applausi del pubblico del filarmonico di Verona: un estratto da una partita di Johan Sebastian Bach.zanon1

Per quanto riguarda la quinta di Thcaikovsky ,una pagina di grande respiro sinfonico, la principale virtù del maestro Jader Bignamini si è mostrata per coerenza nella costanza dei tempi: un implacabile metronomo dal gesto imprescindibile, sia il concerto che la sinfonia diretti a memoria, secondo l'ipse dixit di Abbado "dirigere a memoria per avere la partitura in testa e non la testa nella partitura", tuttavia però la direzione a memoria rischia di divenire un'esercizio un po' limitante senza poter dare maggiori libertà al direttore in un aperto dialogo con solista e orchestra che è avvertibilmente mancato.
Di gran pregio i soli del primo corno nella sinfonia di Tchaikovsky, l'Orchestra della Fondazione Arena si dimostra un valido ensemble di abili professori che nonostante i periodi di difficoltà economiche in cui vessa ha salde qualità artistiche: gli ingressi degli ottoni, abituati a rendere i volumi per l'anfiteatro areaniano avevano forza e intensità che non solo fanno si che il teatro risuoni ma vibri di onde sonore.

 

PROGRAMMA  

Ludwig van Beethoven
Concerto per violino e orchestra in re maggiore op. 61

 

Pëtr Il'ič Čajkovski
Sinfonia n. 5 op. 64 in mi minore

 

Direttore Jader Bignamini

 

Violino Giovanni Andrea Zanon

 

Orchestra dell’Arena di Verona

 

 

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