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tn 1-mg_1638_Trento, 12 aprile 2017. La stagione concertistica dell'Orchestra Haydn di Bolzano e Trento ha avuto un’indicativa serata con il concerto diretto da Arvo Volmer e la presenza del pianista Arcadi Volodos, in un programma che comprendeva Jean Sibelius, Dmitri Šostakovič e Johannes Brahms.

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{tab title=Visto da Lukas Franceschini}

 

Pan con Echo op. 53a (Sibelius), la Sinfonia n. 9 in Mi Bem. Magg. Op. 70 (Šostakovič) e il Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in Si Bem. Magg. Op. 83 (Brahms).
Sibelius fu un compositore finlandese rappresentante del tardo romanticismo ottocentesco e seppur appartenente alla generazione di R. Strauss e G. Mahler, egli è chiaramente legato al tardo sinfonismo tedesco e sotto taluni aspetti all'espressionismo di Cajkovskij per l'impiego musicale delle forme popolari. Nella sua musica prevale la grande libertà formale, la quale si esprime in uno sviluppo rapsodico e talvolta cupo ma sempre influenzato natura nordica alla quale apparteneva. Aristocratico rappresentante dell'identità nazionale, Finlandese, inaspettatamente in alcune composizioni abbandonava questo stile per sviluppare i suoi spartiti in melodie di brillante e sorprendente leggerezza. È il caso di "Pan och Echo", conciso poema sinfonico ispirato alla mitologia greca. In questo brano, pare composto per una tn 2-serata benefica organizzata per raccogliere fondi per la costruzione di una sala da concerto a Helsinki, colpiscono la mano leggera, quasi danzante, il finale che può essere accostato a una tarantella, il mondo mitologico è pennellato su aspetti generici, distinguendo con diversi strumenti la felice convivenza di Pan e Echo. Queste peculiarità sono stare messe in luce da una valente orchestra, soprattutto negli interventi degli strumenti solisti, trovando nella guida sicura di Arvo Volmer un attento, raffinato e indicativo concertatore. La brevità del brano non mette a margine la coesione ritmica delle percussioni e del primo violoncello.
Šostakovič fu uno dei maggiori personaggi che uscì dalla rivoluzione socialista in Russia e mise tutta la sua produzione al servizio dell'impianto politico e sociale dell'URSS, anche se in varie occasioni ha risentito di pesanti critiche. Convinto sostenitore che "che non esiste nessuna musica che non abbia una sua ideologia". S’impegnò attivamente alla delicata disputa della musica del secolo XX, tn 3nonostante l’insofferenza del formalismo occidentale. Sostenitore, inoltre, della ricerca aperta a nuovi terreni creò mezzi d'espressione che risentono soprattutto nelle ultime composizioni del folklore russo. Dopo la monumentale Sinfonia n. 7 "Leningrado" sarebbe stato impensabile che l'autore avesse potuto ripetersi, e, infatti, nella prima sinfonia post bellica (1945) si afferma una spensierata concezione neoclassica, ricca di brio con idee molto brillanti che esulano dal profondo pensiero del musicista. Per questo la Sinfonia n. 9 alla prima esecuzione colse di sorpresa il pubblico, e fece storcere il naso al partito, il quale si sarebbe aspettato un lavoro più serio e commemorativo per i milioni di morti, tributo che il paese aveva pagato durante la seconda guerra mondiale. Il brano è insolitamente costituito da cinque tempi, nei quali spicca un "recitativo" dei fagotti e dei tromboni, e un finale vivacissimo che indubbiamente è denominatore del sentimento di rinascita culturale alla quale Šostakovič voleva ispirarsi. L'esecuzione è stata molto apprezzabile, con punte direi di entusiasmo, poiché l'orchestra ha risposto benissimo in tutte le sezioni all'energica mano del direttore. Vibrante e concisa la lettura, quasi di un solo respiro, leggiadra e brillante, nella quale percussioni, fagotto e tromboni trovano un meritato personale plauso, senza dimenticare l’affiatamento degli archi.
Johannes Brahms, compositore tedesco che visse un lungo periodo finale a Vienna, può a tutti gli effetti essere considerato colui che chiude la grande parabola del romanticismo d'oltralpe. Concettualmente conservatore, egli è intimamente romantico ma in cerca di soluzioni diverse dalla grandiosità di un linguaggio ottocentesco che sotto taluni aspetti sente estraneo. Da molti è considerato "costruttore" mirabile di musica, sviluppando il principio dell'elaborazione tematica minuziosa in ogni singola nota evolvendosi nell'espressione. Stranamente il Concerto n. 2 per pianoforte è distaccato di oltre un ventennio dal precedente, dal quale è profondamente diverso a tn 4cominciare dalla suddivisione in quattro tempi. Colpisce sin dall'inizio il dialogo fortemente espressivo tra pianoforte e orchestra, nel quale è richiesta mano alla tastiera capace di superare tremende difficoltà esecutive. Cangiante di stile repentinamente, con gusto sinfonico nel secondo movimento, in seguito al clima estremamente appassionato, si arriva alla parte finale, dove a vicenda orchestra e strumento prevalgono l'uno l'altro, ma saranno le sistematiche variazioni del piano a mantenere il percorso melodico. Da non sottovalutare il possente impianto sinfonico, il ricercato virtuosismo, la modulazione dei timbri, che insieme costituiscono per l'interprete una prova di estrema difficoltà, anche se il brano è iscritto nel classico repertorio pianistico.
A Trento abbiamo avuto un fuoriclasse come il pianista russo Arcadi Volodos, il quale ha colto appieno lo stile romantico dell'autore, imponendosi in una lettura eterea ed equilibrata, nella quale la leggerezza del suono non è mai stata predominante ma in perfetta simbiosi timbrica con l'orchestra. Tecnica mirabile, dinamiche perfette, mano leggerissima, ma all'occorrenza vigorosa, fanno di questa esecuzione un punto di riferimento nell'interpretazione moderna. Non da meno il direttore Volmer, complice una precisa e sempre puntale orchestra, si sono resi artefici di effetti e contrasti di poetico ascolto. Una grande esecuzione!
Volodos, acclamatissimo dal pubblico, ha voluto ringraziare con tre bis, tra cui una Siciliana da Bach (arrangiata dallo stesso pianista) e uno studio di Rachmaninov.

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FOTO fornite dall'Ufficio Stampa dell'Orchestra Haydn

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