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bellTorino, 29 Marzo 2017. Unica data italiana e prima volta per il virtuoso del violino Joshua Bell a Torino per l'Unione Musicale, con lui l'amico e pianista Sam Haywood.


Visto da Mirko Gragnato

Un concerto molto atteso, l'auditorium del conservatorio Verdi di Torino è gremito, molti giovani, e dalla quantità di strumenti lasciati al guardaroba anche molti giovani studenti di strumento ad arco.

Un caso eccezionale quello di Torino, che in sole tre settimana ha ospitato quattro violinisti di fama mondiale di cui tre ospiti di Unione Musicale: Patricia Kopathinskaja, Leonidas Kavakos, Natalia Prischepenko e ovviamente Joshua Bell.
Un programma quello del concerto proposto da UNIONE MUSICALE che abbraccia moltissima della letteratura musicale, dal classicismo e romanticismo, sino alle composizioni contemporanee: dalle sonate di Beethoven e Brahms, nel pieno dialogo tra pianoforte e violino, alla sonata per strumento solo di Ysaye e la Carmen Fantasy di Sarasate.

Joshua Bell che ha avuto il suo lancio quando a soli 14 anni suonò con Muti e la Philadelfia orchestra, è famoso anche per il suo esperimento music-social, quando travisato da accattone si mise ad eseguire la ciaccona di Bach nei corridoi della metropolitana di Washington DC con le corde del suo stradivari Gibson: un concerto con pochissimi spettatori davanti ad un via vai di gente, riuscendo  in un'ora e mezza a raccogliere pochi spicci, mentre il concerto tenuto poche sere prima in un  famoso teatro statunitense costava varie centinaia di dollari.
Ma a parte questi dettagli da rotocalco, Joshua Bell è famoso e deve la sua fama per le abilità di virtuoso quando imbraccia il violino, la tecnica della mano sinistra non vacilla mai, di una sicurezza e agilità formidabili, e lo scorrere della mano destra alla guida dell'arco sulle corde, un saliscendi di arcate che tiene le note legate una con l'altra, costruisce un fluido sonoro continuo, quasi come fosse il respiro di un cantante.

Un fraseggio perfetto e un suono pastoso, pieno rotondo; inoltre un vero mattatore, non c'era certo timore di qualche rumore molesto, all'incauto sprovveduto rumorista, che fossero borbotti, carte di caramelle o tosse, Bell lanciava delle occhiatacce risolutive che facevano gelare il sangue.

 

A soli pochi giorni prima dalla ricorrenza del 120° anniversario della morte di Johannes Brahms, il 3 aprile, la sonata n. 3 in Re Minore op. 108 non poteva trovare esecutore e celebrante migliore per questo anniversario.

Nell'Allegro iniziale che richiede il piano in un "sottovoce ma espressivo", le note del violino frapposte tra le pause sembrano proprio sospiri, molto patetiche, per poi giungere al giro di corda all'unisono dal sapore quasi organistico, rievocando atmosfere favoleggianti con il passaggio cromatico che passa al pianoforte accompagnando le lunghe note legate del violino. Nell'Adagio, Bell raggiunge vette di una musicalità estrema.
Nel terzo movimento "un poco presto" si prepara il "presto agitato" finale: un movimento dove il pianoforte conduce i giochi con passaggi staccati, ai quali il violino alterna note lunghe e pizzicate; poi le saettanti corte doppie in forte del violino dichiarano le intenzioni dell'ultimo movimento, che in realtà non sono altro che il preludio ad una quasi corale del pianoforte, che poi si sviluppa in una passaggio violinistico quasi blues.

L'intesa che violinista e pianista intrecciano è formidabile, il cipiglio di Bell dialoga perfettamente con il tocco gentile e affabile di Sam Haywood, un pianismo dai forti mai urlati e dai pianissimi delicati, ma mai sommessi.

Il pezzo che più però colpisce il pubblico per l'abilità tecnica di Bell è la "Ballade" della sonata n. 3 di Ysaye per violino solo, op .27.
Un pezzo che dire impetuosamente tecnico è dir poco, passaggi travolgenti di corde doppie, armonici, colpi d'arco, giri di corda che per la mano sinistra dire acrobatici non rende; una prova di virtuosismo assoluta, il cui tema emblematico sta nel passaggio a corde doppie con il salto di settimana e nona che risolve in un ghiribizzo cromatico, che fa balzare anche gli spettatori.

Un concerto straordinario, per Torino, ma non solo, conclusosi con il festoso "Carmen Fantasy" di Sarasate; gli scrosci di applausi non sono mancati al formidabile duo che è uscito e rientrato sul palco del conservatorio svariate volte, concedendo come bis, la Tarantelle di Wieniavski, un pezzo brioso e festante, degna chiusura per salutare il calore che Torino a riservato ai due musicisti.

Prossimi appuntamenti con il violino ad Unione Musicale si ha con l'agile violino barocco di Giuliano Carmignola il prossimo 12 aprile e la celebre Isabelle Faust con l'orchestra "Age of Enlightenment" il prossimo 19 aprile 

Locandina

- Unione Musicale -
Stagione 2016/2017 
Auditorium del conservatorio "G. Verdi" di Torino

Sonata in re maggiore per violino e pianoforte
op. 12 n. 1

Ludwig van Beethoven 

(1770-1827)

Scherzo in do minore per violino e pianoforte

(per la Sonata F.A.E.)
Sonata n. 3 in re minore per violino e pianoforte
op. 108

Johannes Brahms

(1833- 1897)

 

Air per violino e pianoforte

Aaron Jay Kernis
(1960)

Sonata in re minore per violino solo
op. 27 n. 3 (Ballade)

Eugène Ysaÿe
(1858-1931)

Vocalise per violino e pianoforte op. 34 n. 14

Sergej Rachmaninov
(1873- 1943)

Fantasia su temi dalla Carmen di Bizet
per violino e pianoforte op. 25

Pablo de Sarasate

(1844- 1908)

Violino Joshua Bell
Pianoforte Sam Haywood

 

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