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b_200_150_16777215_00___images_NataliaDiBartolo_17916917_737403823087346_1809503590_o.jpgCatania, 14 aprile 2017. Il “Messiah”(HWV56), oratorio in lingua inglese, composto nel 1741 da Georg Friedrich Händel è un’opera monumentale, che fu composta dal genio tedesco naturalizzato inglese con la consueta velocità, utilizzando parzialmente, come in altre opere e oratori, propri pezzi già esistenti, tra cui le cantate italiane a duetto, e apportando successivi, numerosi cambiamenti e modifiche.


Visto da Natalia Di Bartolo

Il “Messiah”(HWV56), oratorio in lingua inglese, composto nel 1741 da Georg Friedrich Händel è un’opera monumentale, che fu composta dal genio tedesco naturalizzato inglese con la consueta velocità, utilizzando parzialmente, come in altre opere e oratori, propri pezzi già esistenti, tra cui le cantate italiane a duetto, e apportando successivi, numerosi cambiamenti e modifiche.

Il Messiah è, oltre a “Israele in Egitto”, l’unico oratorio di Händel il cui testo consiste esclusivamente in versi biblici ed è privo di dialoghi. La scelta dei versi fu di Charles Jennens, il quale si fece ispirare dalla cosiddetta “Bibbia di re Giacomo” e dal “Book of Common Prayer of the Church of England”. La maggior parte del testo è tratto dai libri dei profeti e dai salmi dell’Antico Testamento. In questo modo Jennens fece sì che il Cristo del Nuovo Testamento fosse identificato nella profezia del Messia dell’Antico Testamento. Händel non intervenne sul testo, probabilmente reputando non necessario il proprio apporto.b_200_150_16777215_00___images_NataliaDiBartolo_17974313_737403873087341_1784296613_n.jpg

Assistere all’esecuzione di questo monumento della storia della Musica è occasione privilegiata e quindi ilvenerdi santo 14 aprile 2017, al teatro Massimo Bellini di Catania, la serata è stata ghiotta per intenditori e appassionati, che hanno goduto della prima esecuzione integrale nel massimo teatro catanese.

Il teatro era gremito, nonostante la durata dello spettacolo, diviso nelle canoniche tre parti e quindi intervallato da due momenti di sosta, ma nessuno si è mosso dalla propria poltrona.

Ciò che ha trainato innanzitutto la serata verso la buona riuscita dell’insieme è stato l’entusiasmo del direttore, il M° J. David Jackson, anche compositore, nonché premio Pulitzer nel 2000, visibilmente felice di essere alla guida di un’esecuzione che richiede comprovata esperienza da parte di tutti.

Protagonisti vocali, nelle quattro parti stabilite dall’autore, un soprano, un alto (contralto), un tenore e un baritono, così come volle Händel, che però, a volte, distribuiva la parte solistica su cinque cantanti e divideva le arie del soprano.

Le voci dei solisti sono forse lo scoglio più periglioso nell’esecuzione del capolavoro. Voci insufficienti, infatti, condannerebbero l’oratorio ad uno stressante susseguirsi di brani stentati ed approssimativi, poiché le parti dei solisti richiedono soprattutto dimestichezza con le agilità. b_200_150_16777215_00___images_NataliaDiBartolo_17965033_737403853087343_953205579_n.jpg

Su questo versante, spiccava il tenore Elgan Llyr Thomas, dotato di una voce interessante e soprattutto giovane; altrettanto il soprano Elena de la Merced, la cui voce, però, era priva di squillo, con acuti un po’ forzati; la precisione nelle agilità era ben curata, ma non abbastanza cesellata. Del tutto mancante di cesello il contralto Mary Phillips che, soprattutto nella prima parte, ha avuto anche problemi d’intonazione. Corretta, ma non particolarmenta agile, la vocalità del baritono Josep-Miquel Ramon.

Una compagine solistica, comunque, nel complesso decorosa, a cui il Coro del teatro Massimo Bellini, diretto dal gallese Ross Craigmile, ha fatto da contorno, non mai da sfondo, anzi assumento, come voleva l’autore, anche fisionomia da protagonista. Non solo L’Hallelujah celeberrimo è stato eseguito con perizia, ma anche tutto il resto è stato curato con attenzione, con qualche squadratura, a tratti, nella sezione dei tenori, ma nel complesso con un buon risultato.

Orchestra del teatro catanese come sempre all’altezza della situazione, nella quale spiccava il tiorbista Silvio Natoli, governata con immedesimazione dal M° Jackson, che ha saputo imprimere all’immensa opera del genio quell’andamento che non la rendesse pesante: è un altro rischio, che è stato scongiurato.

Vivo successo di pubblico, con il bis dell’Hallelujah, durante il quale il M° Jackson, colto dall’entusiasmo, ha pure invitato il pubblico ad unirsi al canto corale. La sua soddisfazione era palese e gli spettatori hanno gradito la serata in musica nel pieno delle solennità della ventura pasqua 2017.


Natalia Di Bartolo © DiBartolocritic

FOTO © Giacomo Orlando

 

 

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