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BAMBERG SYMPHONY ORCHESTRA GUIDATA DA ESCHENBACH ACCOMPAGNA IL PIANISTA ASHKAR IN UNA SERATA ALL'INSEGNA DI BRAHMS E BEETHOVEN

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eschenbach1Verona 17 settembre 2016 - L'Orchestra Sinfonica di Bamberga ospite a Verona del Settembre dell'accademia esegue un programma tutto tedesco con Brahms e Beethoven, accompagnando il pianista Saleem Abboud Ashkar nel concerto l'imperatore di Beethoven guidata dalle mani del maestro Eschenbach.

 

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{tab title=Visto da Mirko Gragnato}

Terzo concerto di questo Settembre, che si è aperto con tutti gli onori grazie alla London Symphony, questa volta ospita l'orchestra sinfonica di Bamberga, che quest'anno compie 70 candeline dalla sua fondazione quasi coetanea del Maestro Cristoph Eschenbach.

Un programma molto denso quello di questo concerto, molto denso e molto tedesco.
B di Bamberga ma anche B di Beethoven e di Brahms: il famoso Ouverture di Egmont e il concerto n. 5 in mi be molle maggiore "imperatore" per pianoforte oltre che alle danze ungheresi e alla terza sinfonia in fa maggiore.

Il maestro Eschenbach ha mostrato una fitta conoscenza delle partiture anche se non ha tralasciato di riguardarle e rivederle anche nel corso della giornata, dirigendo poi a memoria.
Spetta ad Egmont aprire la serata e il suono della Bamberga Orchestra è bello pieno e forte.eschenbach2
Il gesto del Maestro Eschenbach è ampio e arioso, dosando il fraseggio anche se alle volte si mostra troppo secco e l'attacco alla tedesca, con quell'istante di ritardo, lascia poco percepire l'intesa tra direttore e orchestra.

Nel concerto per pianoforte in Mi Bemolle op. 73 "l'imperatore" l'orchestra mostra ancora la sua imponente muscolatura nella forza dei suoni, e dei forti accordi di apertura della partitura che affida invece al pianista una parte più intima e contenuta nella lettura di Saleem Abboud Ashkar, pianista quarantenne che a soli 22 anni si esibiva alla Carnegie Hall, quando a soli 17 anni Zubin Mehta l'aveva chiamato a suonare con la Israel Philarmonic.
Ashkar mostra di avere ottima intesa con lo strumento, di conoscere approfonditamente la partitura, ma il risultato è una perfezione asettica che nonostante la cura dei pianissimi e dei giochi di rapide scalette o trilli sembra comunque un po' privo di emozione.
eshchenbach4Nell'adagio poco mosso il tema di apertura dell'orchestra, la mezza voce degli archi soffocata dalla sordina in un sussurro di lunghe frasi tenute, ha incantato il teatro. Questa introduzione che va via via in un crescendo con l'ingresso dei fiati prepara un terreno di suoni vellutati al pianista che in questo secondo movimento è sembrato molto più coinvolto, facendo sorridere anche i più seriosi nel passaggio dell'accompagnamento di pizzicati.
Beethoven qui trasforma il pianoforte in un grazioso carillon, ricordando quei piccoli strumentini a manovella che in alcuni quadri coevi mostrano personaggi musicanti ai bordi delle strade, un suono ad libitum ripetuto che si intreccia con la voce dell'oboe e del flauto.
Un movimento che senza soluzione di continuità ci trasporta nel concitato Rondò dove i virtuosismi tecnici di Ashkar non mancano di dare vivacità al pezzo, curioso pensare all'eufemistico "ascaro" che nel dialetto locale intende proprio un birbante ragazzo vivace.
Una pregevole esecuzione di questo concerto nonostante alcuni momenti di distacco e freddezza del solista che ha voluto regalare al pubblico un bis tratto dai Kindersezen di Schumann: Traumerei.

Di questo programma molto ampio la seconda parte vede alcune danze ungheresi di Brahms che sembrano più un riempitivo senza un valore di vero approfondimento con solo qualche spizzico e boccone della raccolta, anche se con un'ouverture e un concerto di Beethoven e una sinfonia di Brahms il programma era vasto e diciamo poco usuale per un pubblico italiano che in una sola sera ha fatto una scorpacciata di musica teutonica, alla quale non è molto avvezzo.

Nella sinfonia di Brahms n. 3 in Fa maggiore, l'orchestra ha tirato fuori tutta la sua identità di ensemble d'oltralpe, dove gli slanci degli archi cadenzati dagli ingressi dei corni non mancavano di proporre quel sentimento panico che alle volte manca ai pezzi di sapore più italiano.eschenbach3
Sino al patetismo del poco allegretto che al levare del tema del violocello alterna un intreccio di attese e di scambi di voce col violino, portando con un'agile scaletta il bellissimo tema ad un impasto timbrico di flauto, oboe e corno porgendosi poi il tema l'un l'altro.
Una pagina sinfonica di un romanticismo profondo che ha portato alla commozione più di uno spettatore.
A fine concerto l'orchestra ha tributato il primo movimento della sinfonia Jupiter di Mozart in un'esecuzione rapidissima e senza ritornelli che in pochi minuti ha esaurito una tra le più famose sinfonie del compositore salisburghese.

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{tab title=Locandina}

SETTEMBRE DELL'ACCADEMIA 2016

Ouverture "Egmont" op. 78

 

Concerto in Mi Bemolle Maggiore n. 5 " Imperatore" Op. 73 

Ludwig van Beethoven

Danze ungheresi 3-10-16

 

Sinfonia n. 3 in Fa Maggiore op. 90

Johannes Brahms

Bamberg Symphonyc Orchestre

Direttore Cristoph Eschenbach

Pianoforte

Saleem Abouud Ashkar
  

 

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FOTO BRENZONI