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lso1Verona 7 settembre 2016. La London Symphony Orchestra guidata dal maestro Gianandrea Noseda apre la XXV edizione del Settembre dell'Accademia

Visto da Mirko Gragnato

L'Accademia Filarmonica di Verona, restando la più antica accademia filarmonica del mondo, ormai da mezzo millennio persevera nella sua missione di promuovere e fare della buona musica.

Nel Teatro Filarmonico, che è a tutti gli effetti la dimora di questo longevo ente culturale, si tiene ormai da venticinque anni un festival sinfonico che ha portato a Verona orchestre tra le più formidabili e pregevoli, guidate da bacchette portentose, e che hanno permesso ad una piccola città come quella scaligera di beneficiare a tutti gli effetti di un festival di alto lignaggio.
Sul palco del Filarmonico infatti si sono alternati Giulini, Rostropovich, i Wiener Philarmoniker, i Berliner o l'orchestra del Concert Gebouw.
 
Quest'anno l'apertura del concerto inaugurale è affidata alle schiere della London Symphony Orchestra condotte dalla mano del Maestro Gianandrea Noseda.
Con un'orchestra inglese e un direttore italiano ci si aspetterebbe un programma dal sapore insieme anglossassone e d'italianità, invece tutt'altro.
Debussy, Rachmaninov e Wagner, questi gli autori eseguiti in questa serata di apertura.verona-il-programma-del-xxv-settembre-dell-accademia
 
Le note  del preludio dei Maestri Cantori di Norimberga aprono ufficialmente il festival: il suono dell'orchestra è bello pieno, frutto di una ricerca d'insieme, e la parte degli ottoni squilla senza soffocare le altre sezioni strumentali.
Bellissimo il colore dato dal tema che dal flauto passa all'oboe e poi al clarinetto e infine all'immancabile corno.
La scaletta dei violini praticamente in solo ha rapito con l'ansia il pubblico, trascinandolo in questa corsa di note staccate, sfociando nei marcati del corno che avevano segnato l'apertura.
 
Il suono della London Symphony è ricercato, non per nulla semplice o casuale: aver registrato molte colonne sonore ha posto l'orchestra all'attenzione dell'orecchio sensibile dei microfoni e delle sale di registrazione, facendole conquistare un livello di qualità sonora raffinatissima.
Tutto il programma sinfonico viene eseguito con una cura e un'attenzione capaci di vedere nota per nota, nell'andamento melodico e armonico; ogni passaggio è pesato e ripesato, e questa qualità dell'orchestra si sposa perfettamente con le intenzioni del maestro Noseda, che cerca sempre di cogliere approfonditamente la partitura in tutte le sue sfumature.
Un gesto poco elegante e un po' urlato quello del maestro che non si cura di arabeschi o ghirigori delle dita, ma che si concentra molto nel realizzare la partitura, soprattutto nell’arduo lavoro delle prove dove non lascia nulla al caso, costruendo realmente quello che è il concerto.
 
lsoAl preludio segue La Mer di Debussy, una partitura che in questa serata ha saputo esprimere appieno trasudando tutto il suo sinfonismo.
"Mi ribatterete che l'oceano non bagna le colline della Borgogna", scriveva Debussy riguardo questa composizione: infatti non si descrive il mare ma l'idea, l'immagine interiore che si ha di esso, quello che resta nella percezione umana, quello che si metabolizza attraverso i sensi legandosi ai ricordi.
Idee che si possono ben comprendere nella città che ha dato i natali a Salgari, che con la sua immaginazione e senza mai viaggiare ci ha permesso di vivere nelle giungle lussureggianti e lungo il mare delle Indie.
La mer e gli echi musicali che la compongo risultano essere come le onde e la spuma del mare di Hokkusai, una frastagliata figura liquida che sa conservare una sua struttura geometrica pensata e organizzata.
Un'esecuzione di gran pregio se non fosse per il passaggio della fila dei violoncelli soli nella prima parte "De l'aube à midi sur la mer", che si sono ritrovati sfasati entro qualche misura.
Bellissimi invece i trilli degli archi nel "Jeux de Vagues", che hanno letteralmente evocato in teatro la corsa della spuma del mare, su e giù per le onde.
Una colonna sonora, quella eseguita dalla London, che ha accompagnato il film dei nostri ricordi, della nostra immaginazione, tra giochi d'acqua, cullati dalle onde e dai guizzi di luce nel mare. 
A chiusura del programma la sinfonia n.2 in Mi minore di Rachmaninov: non poteva mancare questo pregevole lavoro del compositore russo, ricordato per lo più per i difficili concerti per pianoforte e poco per il suo contributo sinfonico.
Mahler scriveva"quest'opera è spontanea e naturale nel suo lirismo", e infatti l'intero programma di questo concerto va a ricercare questa meraviglia del sinfonismo, che nell'opera, quella italiana per lo più, viene soffocata dai vezzi vocali dei cantanti. Una chiara dichiarazione per portare avanti il fascino del sinfonico a cui questo festival è dedicato.
La fila dei corni, che aveva avuto l'onore di aprire con le sue squilla il preludio, ritornano nel tema del secondo movimento di questa sinfonia, un tema che potrebbe tranquillamente fare da colonna sonora ad un film di Sergio Leone, accompagnato dagli scoppiettanti ribattuti dei violini. Tema che ritorna ostinatamente, a più riprese, per arricchirsi dai passaggi di pizzicati degli archi, la cui corsa di note volanti in un saliscendi di colori si ferma per una parentesi in un lungo tema tenuto e legatissimo, lasciato ai soli archi, che in questa esecuzione hanno tolto il fiato.
 
Una sinfonia che con il suo adagio poi si dichiara apertamente capace di evocare le forte sensazioni di un film, in un andamento dal ricco patetismo e dal forte sapore romantico.
 
Il finale allegro vivace con i fragorosi colpi di piatti e timpani chiama l'applauso conclusivo. Cinque interminabili minuti di battimani e ovazioni per questa orchestra e il suo direttore: ben quattro le chiamate per Noseda, che ha poi concesso un breve bis all'entusiasta sala del Filarmonico.
Sulla scia della dedica della sinfonia in Mi minore a Sergei Tanayev, allievo di Tchaikovsky e maestro di Rachmaninov, ecco la danza russa dallo Schiaccianoci. In questo breve pezzo la gestualità di Noseda si è apertamente palesata come figlia di Gergiev.
Gli applausi sarebbero continuati ancora lungo se l'orchestra non avesse rotto i ranghi e avesse salutato il Filarmonico in questo concerto strepitoso che ha riscosso un grande e meritato successo.

Il festival sinfonico del setttembre prosegue il 12 settembre p.v. alle 20:30 con l'orchetsra del Maggio Musicale Fiorentino e la bacchetta di Zubin Mehta. 

Locandina

 TEATRO FILARMONICO - SETTEMBRE DELL'ACCADEMIA FILARMONICA 2016

 

Preludio 

"Die Meistersinger von Nürnberg"

Richard Wagner
(1813 - 1883)

La Mer  Opus L 109

"De l'aube à midi sur la mer" - Très Lent
"Jeux de vagues" - Allegro 
"Dialogue du vent et de la mer" - Animé et Tumultueux 

 

Claude Debussy
(1862-1918) 

Sinfonia n.2 in Mi Minore op. 27

Largo - Allegro moderato 
Allegro molto
Adagio 
Allegro vivace

 

Sergej Rachmaninov 
(1873-1943) 

LONDON SYMPHONY ORCHESTRA

Direttore

Gianandrea Noseda

 

 

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