Login

1463648127036TIPO 0726T16-RAI-Prog-Primavera WEB-page-001Torino. Cinque serate a tema mettono a confronto composizioni per voce e lavori strumentali in questo secondo Festival di Primavera dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai. Grandi talenti vocali e sul podio, tra cui spicca la presenza di Juan Diego Flòrez in un trionfale ultimo concerto.


Visto da Margherita Panarelli

Si parte con un'immersione nella musica di Modest Mussorgskij insieme a Dmitry Beloselsky e Juraj Valčhua. Il primo brano in programma è La Notte di San Giovanni sul Monte Calvo, intenso e assolutamente travolgente nell'esecuzione dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai guidata da Juraj Valčhua che da Ottobre lascerà il ruolo di direttore principale della compagine a James Conlon. Dmitry Beloselsky si cimenta poi nei Canti e Danze della Morte. La sua tonante voce di basso si diffonde in sala senza sforzo alcuno e i sarcastici e suadenti versi della Ninna Nanna incantano l'uditorio. Ariosa e riflessiva la Serenata che Beloselsky intona come una carezza, prima dei ritmi sfrenati del Trepak. “Mio caro ti scalderà la neve” canta la morte, e brividi di paura fanno tremare anche il più coraggioso. È marziale e maestosa la quarta canzone: “Il Generale”. Beloselsky tuona con roboante sicurezza le minacce contenute nel testo di Goloniščev-Kutuzov. La voce corre sicura e forte e avvolge completamente nell'atmosfera del ciclo Mussorgskijano. Valčhua e l'orchestra accompagnano con perfetta comunione d'intenti ed il risultato è un'esecuzione imponente e austera, di grande impatto. Il primo concerto si conclude con un'eccellente interpretazione di Quadri di un'esposizione nella versione orchestrata da Maurice Ravel. Valčhua si conferma ancora una volta direttore preciso e attento a tempi e dinamiche ma che non tralascia per l'attenzione a questi aspetti di occuparsi della carica emotiva dei brani. Insomma è un direttore completo e rigoroso e gli si augura un'eccellente prosecuzione di carriera.


Per il secondo concerto Pietro Rizzo e Fiorenza Cedolins hanno sostituito i colleghi originariamente previsti,Il programma è tutto dedicato a Giacomo Puccini: Pietro Rizzo dà il via con l'intermezzo sinfonico da Le Villi ed è subito chiaro il taglio delicato e sognante del giovane direttore che restituisce un'interpretazione sobria ma efficace, scevra di facili sentimentalismi, ottimo sostegno nei brani successivi al soprano friulano, conosciuta e amata anche in questo repertorio. Due arie chiave di Madama ButterflyUn bel dì vedremo” e "Tu,tu piccolo iddio” costituiscono il primo banco di prova e il soprano si disimpegna egregiamente. Il ruolo di Cio-Cio-San non è però adattissimo al suo timbro maturo nonostante la grande partecipazione emotiva. Ne risente meno “In quelle trine morbide” da Manon Lescaut, preceduta da una pregevole esecuzione del “Capriccio Sinfonico”.
La seconda parte del concerto prosegue ancora con Manon Lescaut, L'Intermezzo dall'Atto III, teso e drammatico, e “Sola,perduta,abbandonata” apprezzabilissimo nuovamente per esecuzione e fraseggio. Fiorenza Cedolins è un'ottima interprete, nonostante forse lo smalto della voce si sia un po' opacizzato questo non ne offusca il talento e la bravura ed è palese durante l'intero il recital. "Tu che di gel sei cinta” manda il pubblico in visibilio, e “Vissi d'arte” da uno dei suoi ruoli più iconici, conquista nuovamente la platea. Sentitamente grata degli applausi il soprano regala ancora una delicata interpretazione di “Io sono l'umile ancella” dall'Adriana Lecouvreur di Cilea. La classe e la musicalità innata di una grande interprete in un recital di rara intensità.


Un recital completamente Mozartiano con il soprano Rachel Harnisch e Hansjőrg Albrecht è il terzo appuntamento del Festival. La direzione di Albrecht delizia per leggerezza e briosità nel primo brano del programma, la Sinfonia n. 34 in do Maggiore KV 338. Albrecht offre anche eccellente sostegno a Rachel Harnisch durante le 4 impegnative arie eseguite. “Se il padre perdei” da Idomeneo, “Fra i pensieri più funesti di morte” da Lucio Silla, “L'amerò, sarò costante” da Il Re pastore e “Non mi dir, bell'idol mio” da Don Giovanni. Il soprano svizzero si distingue per perizia tecnica e pulizia d'emissione, convincono in particolar modo l'aria da Lucio Silla e “Non mi dir, bell'idol mio” per l'eccellente sostegno del fiato e le splendide colorature. A grande richiesta Harnisch ha eseguito nuovamente la sezione finale dell'aria dal Don Giovanni con numerosi applausi a testimoniare il gradimento del pubblico. Inserita nella seconda parte del concerto anche la Sinfonia n.39 KV 543 che l'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, sempre guidata da Albrecht, ha eseguito in maniera egregia.


Dedicata a Richard Wagner e Richard Strauss invece l'ultima data del Festival prima del concerto speciale con Juan Diego Flórez. Orla Boylan e Brenden Gunnel si cimentano con  “Ein Schwert verhiess mir der Vater” dal primo atto di Die Walküre ed il finale di Ariadne auf Naxos. Jeffrey Tate alla guida dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai da inizio al programma con il Preludio da Parsifal, di grande fascino per colore orchestrale e dinamiche scelte, prima di guidare l'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e i solisti nel duetto seguente. Efficace nel fraseggio e maestosa nonostante il volume non imponente l'interpretazione di Brenden Gunnel nei panni di Siegmund. Decisamente imponente è invece lo strumento di Orla Boylan, qui alle prese con il ruolo di Sieglinde. La scarsa agilità della voce e alcune difficoltà nel registro grave impediscono di apprezzare nella sua interezza l'interpretazione del soprano irlandese nonostante le carte in regola sembrerebbe averle tutte. Più a suo agio in Strauss, nel ruolo di Ariadne del duetto successivo infatti convince appieno. Gunnel si disimpegna efficacemente nel ruolo di Bacco, ma svetta su tutti il sempre magnifico accompagnamento orchestrale. Tate conduce poi l'orchestra in un splendida esecuzione dei Quattro interludi sinfonici da Intermezzo, diretti con deliziosa verve ma polso saldo. Encomiabile la subito identifcabile caratterizazione dei quattro diversi brani del programma.


Dalle atmosfere mitteleuropee del quarto appuntamento del Festival alla spumeggiante simpatia e alle mirabolanti evoluzioni vocali del tenore peruviano Juan Diego Flórez. Nonostante una fastidiosa tracheite per cui l'interprete si è anche scusato prima dei richiestissimi bis, la voce di Flórez si mantiene duttile, la tecnica che lo ha sostenuto in questi primi vent'anni di carriera non vacilla ed il carisma naturale è la cilegina sulla torta per un artista completo musicalmente e umanamente. Il programma di questo concerto speciale sembra creato apposta per tirare le somme sul percorso artistico di Flórez, Da Mozart si arriva a Tosti e Verdi, passando per Gounod, Massenet e le zarzuelas in un recital variegato e variopinto. Christopher Franklin, alla testa dell'orchestra inizia con l'Ouverture da Die Zauberflöte e si nota da subito l'assenza di un chiaro intento interpretativo e di personalità. L'eccessiva posatezza e la mancanza di mordente rendono l'esecuzione piuttosto scialba nonostante l'ottimo lavoro degli orchestrali. Segue una deliziosa interpretazione dell'aria di Tamino "Dies Bildnis ist bezaubernd schön" dalla stessa opera: il legato, la padronanza di messe di voce e pianissimi, oculatamente utilizzati, sono solo alcuni degli strumenti di Flórez. Lo stesso arsenale che convince e affascina nell'aria successiva: "Un'aura amorosa" da Così Fan Tutte. Franklin in questo caso accompagna diligentemente e delicatamente Flórez, per poi cimentarsi insieme all'orchestra, con buoni risultati, nell'Ouverture da La Betulia Liberata da cui poi  è tratto anche il brano successivo, “D'ogni colpa” una splendida aria di sdegno le cui ardue richieste sono superate con successo e grazia da Flórez, ormai consolidato specialista di colorature e virtuosismi. Due balletti da Faust di Gounod preannunciano il cambiamento di repertorio seguono infatti “Salut! Demeure chaste et pure” e “Pourquoi me reveiller” da Werther di Jules Massenet, che consentono un assaggio della nuova direzione verso la quale Flórez sta recentemente portando la propria carriera. Il risultato è sicuramente ottimo nonostante alcune trascurabili incertezze ed il repertorio francese potrebbe diventare il nuovo terreno di conquista del tenore leggero più richiesto del momento in particolar modo per la toccante espressività delle interpretazioni che nelle arie Flórez ha saputo racchiudere, dando vita ad entrambi i personaggi caratterizzandoli diversamente nel solo spazio delle arie . I due brani successivi “Bella Enamorada” da El ultimo romantico di Soutullo e Vert e “El mismo rey del moro”da La alègria del batallon di Serrano sono terreno molto familiare per Flórez ed un piacevole interludio dalla drammaticità delle arie precedenti. Grazioso anche l'Intermezzo da La boda de Luis Alonso di Giménez, ma ancora una volta la direzione di Franklin manca di verve, attributo fondamentale in un brano come questo. Flórez brilla invece ancora nelle tre arie da camera, in cui la solidità e l'omogeneità dell'emissione e la solarità del suo strumento rendono piena giustizia a “L'alba separa” e “Marechiare” di Francesco Paolo Tosti e “Mattinata” di Leoncavallo senza renderle macchiettistiche e eccessivamente melense. L'approccio con Verdi e Rossini di Christopher Franklin nei brani successivi è francamente disastroso. Bandistico e fracassone nella Sinfonia da “Un giorno di regno” e addirittura completamente fuori sincrono con il tenore durante l'accompagnamento al rondò di Almaviva “ Ah il più lieto e il più felice” da Il Barbiere di Siviglia scelto come primo bis, tanto che Flórez stesso ha chiesto di rifare la sezione finale dell'aria. Gli ultimi brani della scaletta, prima dei numerosi bis concessi da Flórez è “Pietoso al lungo pianto” da Un giorno di regno e "Je veux encore entendre" da Jerusalem di Giuseppe Verdi, ancora una volta splendidamente eseguiti, nonostante la corposità del programma e la tracheite.
Senza carisma e savoir faire con il pubblico sicuramente a certi livelli non si può arrivare e Flórez conferma di possedere questo carisma, oltre che per la vividezza delle sue interpretazioni, anche rivolgendosi al pubblico e coinvolgendolo, invitandolo a cantare con lui durante un festoso medley di canzoni sudamericane con il quale rende omaggio anche alla numerosa delegazione peruviana presente tra gli spettatori, per poi concedere a popolare richiesta anche una svagata esecuzione di “La donna è mobile” e concludere con l'amatissima “Granada”. Serata di festa e di grande partecipazione per uno dei divi dell'opera contemporanea. L'auspicio è che possa ripetersi presto.

 

Collega la pagina al tuo social: