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opera Versailles, 9 marzo 2016 Joyce di Donato in un concerto solista a L'Opéra Royal nella reggia di Versailles compie un viaggio attraverso gli splendori barocchi nelle arie di Haendel, Purcell e Monteverdi, accompagnata dall'orchestra Il Pomo d'Oro e diretta da Maxim Emelyanychev.

 


Visto da Mirko Gragnato

 L'Opéra Royal di Versailles già pensata ai tempi del Re Sole ma messa in opera da Luigi XV, fu progettata da Ange-Jacques Gabriel ispirandosi alle costruzione dei teatri Italiani ideati da Palladio, Bibbiena e Alfieri.

Inaugurato il 16 maggio 1770 per le nozze reali tra il delfino di Francia Luigi XVI e l'arciduchessa Maria Antonietta d'Asburgo con il Persèe di Lully e divenuto anche sede dell'Assemblée Nationale verso le fine del XIX secolo.
Il teatro, oltre ad essere uno dei più belli al mondo, è completamente costruito da un struttura lignea che gli concede di essere lo scrigno di un'acustica perfetta, che ben si incontra e sostiene le esecuzioni dei cantanti e degli strumentisti.
Qui lo stile barocco è un tutt'uno, le architetture si sposano con la stagione musicale del Château de Versailles, concentrata sullo stile che ha fatto grande la corte di Francia, e che ancora oggi vede sul palcoscenico rappresentate opere e composizioni conosciute ma anche scoperte o ritrovate nelle esecuzioni di grandi maestri del repertorio, chiamando appassionati da tutto il mondo.

Il noto mezzo soprano che come Dorothy viene dal Kansas, Joyce di Donato, con "Splendeurs Baroques" debutta in questa occasione con alcune arie mai eseguite in pubblico.joyce-5-cr

Il concerto iniziato con "Svegliatevi nel core" dal Giulio Cesare viene seguito subito dopo da un breve discorso con il quale viene preannunciato un progetto nato in corso d'opera, "la guerre e la paix", una registrazione con il tema della guerra e della pace, che in questi tempi difficili sono temi caldi e come non mai attuali, il pensiero va subito alla situazione dei profughi con l'augurio che la situazione internazionale possa trovare una soluzione al più presto, e che la parola di pace possa uscire dal teatro e andare dove ce ne è più bisogno.

Proseguendo poi  con arie del repertorio Haendelliano con assaggi da Purcell e Monteverdi, Joyce di Donato, pluri premiata e acclamata, sin dalla vittoria del grammy come best classical vocal solo, non delude e nemmeno disattende le aspettative.

Certo all'inizio forse per l'emozione un po' contenuta, ma poi le agilità, le fioriture, di una voce piena e matura ma allo stesso tempo chiara e brilante hanno riempito la sala dell'Opéra Royal.

Un'artista dai modi semplici ma che approfondisce il testo e la parte in tute le sue sfumature.

Le varie arie, disattendendo il programma, vengono però inframezzate da degli interventi solo strumentali dell'orchestra Il Pomo d'Oro, una scelta assai curiosa, senza dare nessuna informazione e lasciando con perplessità il pubblico, senza trovare una giusta relazione esecutore-ascoltatore, la presa del palco scenico si percepisce come un atto di protagonismo dell'orchestra, ma più ancora dal suo direttore Maxim Emelyanichev, che tra le tante ha voluto dare sfoggio delle sue abilità al cornetto.

Interventi un po' fuori luogo, in un'esecuzione poco matura e un po' deviante dal solco della serata dove unica omogeneità era data dai riferimenti cronologici dei compositori.

Brusio di sottofondo, un pubblico molesto e disattento, un peccato per i musicisti la cui qualità meriterebbe una migliore esposizione che le scelte del direttore in questa serata non hanno permesso, in un tentativo poco cordiale di inserirsi in un concerto concentrato sulle virtù della voce.

Tiepidi applausi per il Pomo d'Oro che si scaldano al rientro di Joyce di Donato.

Mirabile nell' aria "Prendi qual Ferro" dalla Andromaca di Leonardo Leo, rarità e pregevolezza unite assieme.

La messa di voce nelle note lunghe che vanno in crescendo e poi a svanire hanno arricchito la drammaticità della composizione leoniana accolta da un silenzio estatico.

Il mezzosoprano sul palco resta concentrata nella posizione senza troppi movimenti, ma entrando completamente nel ruolo teatrale grazie alla mimica, allo sguardo, senza dar troppo sfoggio in arabeshci e andirivieni per il palcoscenico Joyce Di Donato si mostra una semplice ragazza del Kansans che con la sua voce ci fa raggiungere un'arcobaleno di emozioni.

Il concerto in un turbinio di personaggi che vanno dall'Indian Queen di Purcell, all'Ulisse di Monteverdi e ad altri ruoli haendelliani come Agrippina, termina con l'aria "da Tempeste" dal Giulio Cesare, dove non si sa bene come le mani del clavicembalista direttore scombinino qualche accordo ma con sangue freddo e doti d'improvvisazione il mezzo soprano ci inserisce una battura di spirito e  con un coup de theatre riprendere dal punto del "qui pro quo".

Per finire applausi, applausi e ancora applausi, cinque chiamate e ben due bis.

"Lascia ch'io pianga" che nel concludersi arricchisce di quel prezioso silenzio la fine di un'esecuzione, il pubblico resta accoccolato nell'emozione per qualche secondo prima di riscaldare l'atmosfera con applausi ancor più fragorosi.

Alla cantante arrivano fiori e piccoli doni dalle file della platea, e ancora applausi.

E con la splendida aria "da tempeste" come secondo bis si suggella la riuscita di un concerto fantastico e che ci invita a seguire ancora Joyce Di Donato lungo i suoi impegni nell'attesa che esca il frutto del progetto sulla musica della guerra e della pace. 

Locandina

Opéra Royal Chateau de Versailles - Stagione 2016
SPLENDEURS BAROQUE
Georg Fridrich Haendel (1685-1759) 


GIULIO CESARE

svegliatevi nel core - Cara speme

 

JEPTHA 

scenes of Horror Scenes of Woe

 

Henry Purcell (1659 -1695)

 

INDIAN QUEEN

Why should men Quarrel?

 

Leonardo Leo (1694- 1744)


ANDROMACA

Prendi qual ferro


Georg Fridrich Haendel (1685-1759) 


AGRIPPINA 

Pensieri voi mi tormentate


Henry Purcell (1659 -1695)

 

BONDUCA 

Lead me to some peaceful gloom

 

Georg Fridrich Haendel (1685-1759) 

 

SUSANNA

Crystal Streams 


Claudio Monteverdi (1567 -1643)

 

IL RITORNO DI UN ULISSE

Illustratevi o cieli

 

Georg Fridrich Haendel (1685-1759) 


GIULIO CESARE

Da tempeste

 

 

 

Orchestra il Pomo d'Oro

Direttore Maxim Emelyanichev

Mezzo Soprano

Joyce Di Donato

  

 

FOTO CONCESSE DA OPUS64

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