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max1 cencic_2015_dsc_4364Venezia, 9 dicembre 2015. Il Concerto di canto organizzato dal Venetian Centre for Baroque Music al teatro Malibran con la presenza del controtenore Max Emanuel Cencic, è stata un'occasione peculiare per ascoltare dal vivo uno dei più famosi cantanti odierni in un repertorio barocco raramente eseguito nel nostro paese e dedicato al repertorio italiano con arie napoletane del '700. 


Visto da Lukas Franceschini

Il programma del concerto era in parte suggerito dall'ultima pubblicazione discografica del cantante assieme all'Orchestra Il Pomo d'Oro, presente anche a Venezia. La performance del cantante croato è stata purtroppo un appuntamento mancato rispetto la fama che circonda l'artista soprattutto discograficamente. Complice anche una svogliata e "spenta" orchestra diretta dal giovane Maxim Emelyanychev, la quale pur con volenterosa partecipazione non ha sempre mantenuto un'intonazione precisa e l'esecuzione al cembalo, lo stesso direttore, è parsa limitata quanto a volume e stile. Le tre esecuzioni solo orchestrali, la Sinfonia VII in Do Magg. di Domenico Scarlatti, l'Adagio e fuga in sol min. di Johann Adolf Hasse e il Concerto per Cembalo in Re Magg. d Domenico Auletta, sarebbero state occasioni imperdibili per bellezza inventiva qui realizzate con estraniato tempismo e discutibile stile.

Delude, nel suo complesso, anche l'esibizione di Cencic, e ciò farebbe anche riconsiderare la produzione discografica di tali voci di controtenore che ben diversamente appaiono a un ascolto dal vivo. Incomprensibile come un cantante di tale fama esegua tutto il concerto con spartito sul leggio, le otto arie in programma sarebbero potuto essere studiate a memoria com'è lecito aspettarsi. Tuttavia il programma era accattivante. La prima parte interamente dedicata all'opera Didone abbandonata su musiche di Nicola Porpora e Domenico Sarro, è passata quasi sotto silenzio per mancanza d'accento da parte del cantante, sempre preciso tuttavia, ma le parti di furore erano spente e poco sviluppate quasi a dimostrare una sommaria max2 cencic_2015_dsc_43341apatia.

Il tono del concerto cambiava leggermente nella seconda parte, nella quale dobbiamo riconoscere al cantante una perizia interpretativa e un accento più incisivo e variegato, anche se come in precedenza lo stile delle arie di furore era sempre contenuto e poco espressivo. Il momento migliore l'aria Qual turbine che scende da "Germanico in Germania" di Porpora. Le altre erano In questa mia tempesta ("Eraclea" di Leonardo Vinci), No, non vedete mai (Leonardo Leo), Miei pensieri (da "Il prigioniero fortunato" di Alessandro Scarlatti).

L'unico bis concesso, Si cingetemi in catene da "Irene" di Hasse, è stato forse il momento più efficace della serata per impeto e stile. Troppo esigua la performance!

Teatro semivuoto e sotto alcuni aspetti sorprendente per un concerto barocco a Venezia. Doveroso rilevare che tale situazione potrebbe aver contribuito a una giustificata demotivazione del cantante, il quale comunque avrebbe dovuto esprimersi egualmente con le proprie possibilità. Il pubblico ha tuttavia tributato un caloroso successo al termine all'artista.


Locandina

VENETIAN CENTRE FOR BAROQUE MUSIC - Stagione Concertistica 2015-2016
VENEZIA TEATRO MALIBRAN
Orchestra Il Pomo d'Oro
Controtenore Max Emanuel Cencic
Direttore e clavicembalo Maxim Emelyanychev

PROGRAMMA:

DOMENICO SCARLATTI (1685-1757) Sinfonia VII in Do Magg.
NICOLA PORPORA (1686-1768)

Agitata e l'alma mia (aria di Didone Abbandonata)

Torbido intorno al core (aria di Didone Abbandonata)

Qual turbine che scende (Aria da Germanico in Germania)

DOMENICO SARRO (1679-1744)

Se resto sul lido ( Aria di Didone Abbandonata)

Su la pendice (Aria di Didone Abbandonata)

JOHANN ADOLF HASSE (1699-1783)

Adaio e fuga in sol min.

LEONARDO VINCI (1690-1730)

In qeusta mia tempesta (Aria di Eraclea)

LEONARDO LEO (1694-1744)

No, non vedete mai (Aria di Siface)

DOMENICO AULETTA (1723-1753)

Cembalo concerto in Re Magg.

ALESSANDRO SCARLATTI (1660-1725)

Miei pensieri (aria da Il pellegrino fortuanto)

  

 

FOTO di Anna Hoffmann

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