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orch reichOggigiorno citare i Berliner Philharmoniker equivale parlare di un vertice musicale d'eccellenza, fama, preparazione e notorietà. Non tutti sanno, o melgio sono a conoscenza, che l'orchestra fu per più d'un decennio organo di propaganda della cultura tedesca durante il periodo nazista. Il bellissimo libro di Misha Aster, storico canadese, fa luce su questo particolare rapporto di "complice omertà" producendo una dettagliata documentazione trovata nei resti degli archivi sia del Reich sia dei Berliner.

Lukas Franceschini

La casa Editrice Zecchini pubblica l'edizione italiana curata nella traduzione da Nicola Cattò e aggiunge così prezioso ed affascinate volume al già suo importante catalogo. L'Orchestra Filarmonica di Berlino fu fondata nel 1882 come associazione indipendente ed autonoma, nella quale i musicisti erano gli stessi azionisti. Nei successivi dieci lustri l'ensemble acquisì fama mondiale per la quale divenne una delle migliori orchestre a livello mondiale, anche per merito di eccellenti professori che la costituirono e per le illustri bacchette che si alternarono sul podio. La parentesi della Repubblica di Weimar e la crisi del 1929 portarono alla pesante recessione postbellica che ridusse l'orchestra sull'orlo del fallimento. Nel 1933 con l'ascesa al potere del Nazismo i Berliner furono rilevati dallo stato tedesco per opera di Joseph Goebbels. Questa fu una delle migliori soluzioni al problema finanziario ma nasconde anche un ben mirato progetto di propaganda: l'orchestra era un importante biglietto da visita della "migliore" Germania. Il singolare, e probabilmente unico, rapporto tra musica e politica è analizzato da Aster attraverso un'accuratissima documentazione la quale attesta lo status speciale di cui godette l'apparato orchestrale e i vari conflitti di natura sociali, culturali ed economici. E' evidente che la figura di Wilhelm Furtwängler, principale direttore dei Berliner dal 1934 e figura guida dell'orchestra, fosse anche un veicolo di propaganda cui un'oscura ambiguità fu all'origine in seguito del processo di de-nazificazione cui fu sottoposto. Il libro si sviluppa in sei sezioni correlate tra loro:

  • L'evoluzione della struttura organizzativa dei Berliner
  • Il delineamento degli orchestrali come comunità politica e musicale
  • Le varie situazioni finanziarie dell'orchestra dal 1933 al 1945
  • Le sedi d'esecuzione e il pubblico dei Concerti dei Berliner Philharmoniker
  • Le scelte artistiche dell'orchestra durante il periodo nazista considerando gli autori eseguiti o esclusi dai programmi, i direttori invitati e quelli ignorati
  • Le tournée internazionali dell'orchestra rilevando l'ambivalenza fra arte e "servizio politico"

I Berliner Philharmoniker durante il Terzo Reich raggiunsero un eccezionale rapporto di privilegio e sopravvivenza sotto la protezione di Furtwängler e Goebblels. La controversa figura di Furtwängler è stata in passato oggetto di numerosi scritti: stimato da Hitler e dal gotha del partito, egli assunse un particolare impegno con l'orchestra di protettorato sia artistico sia politico. E' errato affermare che fosse membro del Partito Nazista oltretutto aveva una segretaria ebrea e si adoperò a difesa di molti altri ebrei presenti nell'organico orchestrale ma questo non cancella il connubio con i gerarchi il partito anche se solo volto al bene dei Berliner e della musica. Egli prese decisioni ferme come le dimissioni quando gli fu proibito di eseguire musiche di Paul Hindemith, ma ritornò subito dopo alla testa dell'orchestra accettando vari compromessi. La rivalità politica tra Goebbels ed Hermann Göring, il primo tutore dei Berliner l'altro dell'Orchestra della Staatsoper Berlin, per qualche momento misero in discussione la supremazia dei Berliner, ma la potenza politica del loro mentore, la figura di Furtwängler e la qualità artistica mantennero l'orchestra ai vertici della cultura tedesca. Altro aspetto politico dell'orchestra era che tra i suoi orchestrali molti erano membri del Partito Nazional Socialista dei Lavoratori e questo contribuì il 1 novembre 1933 alla creazione del decreto di formazione della Reichorchester voluta da Hitler ma gestita da personalità vicino al Fuhrer e lo stesso Furtwängler dovette piegarsi al nuovo status, pur mantenendo una personale voce talvolta in dissenso. Il fatto più grave cui il Direttore non poté nulla (secondo altri non volle) fu quando le leggi razziali invasero i Berliner e molti membri di prestigio dovettero abbandonare l'orchestra. Gli orchestrali pur avendo perso la maggior parte dei loro diritti di autodeterminazione godettero in seguito di una tranquillità finanziaria invidiabile oltre ad essere celebrati, stimati e lodati come non fu per altro complesso artistico e per tutto ciò il regime chiedeva obbedienza. Tale disciplina imponeva di partecipare alle manifestazioni politiche come la Cerimonia delle Olimpiadi del 1936 diretti da Richard Strauss, alcune adunate del Partito a Norimberga o il concerto in onore del genetliaco del Fuhrer. Il Partito dettava in taluni casi i programmi ma al solo scopo dimostrativo della superiorità musicale tedesca, pertanto tutti i compositori locali erano molto eseguiti, oltre a taluni dell'Asse Berlino-Roma-Tokyo, e al venerato e stimato Strauss, figura in se controversa se messo in rapporto al nazismo. Altri autori erano assolutamente banditi: Hindemith, Honneger, Shostakovich, Prokofeiv per musica non gradita, Mahler, Mendelssohn, Korngold per questioni razziali. Dal 1939 in avanti le musiche dei non alleati lentamente scomparvero dai cartelloni. A questa politica sia sociale sia culturale iniziarono a fioccare le "grandi rinunce": Bruno Walter, Fritz Busch, Otto Klemperer lasciarono spazio alla nuova generazione tedesca degli Jochum, Böhm e von Karajan o ai già ammirati Krauss e Knappertsbusch, tra questi molti erano iscritti al Partito. Quasi tutti i musicisti ebrei rifiutarono gli inviti del Berliner, Fritz Kreisler in testa, ma altri come Edwin Fisher, Sir Thomas Beecham e Dimitri Mitropoulos accettarono qualche invito, altri ancora come Walter Gieseking, Wilhelm Kempff e Tiana Lemnitz (tutti iscritti) erano le colonne portanti di un certo mondo culturale. Le tournée del Berliner furono sempre state dei grandi successi ma in occasione di quella di Parigi l'orchestra ricevette numerose contestazioni perché rappresentante di un emblema politico peculiare. Gli eventi bellici toccarono punti atroci quando nel 1944 un ennesimo bombardamento su Berlino distrusse la Philharmonie. Un duro colpo per l'orchestra che da lì e per qualche anno si produsse al Tatiana Palast. La fine del Nazismo nel 1945 fu vista poi con terrore, l'Armata Rossa era alle porte, e alcuni musicisti nazisti si tolsero la vita. Dopo il conflitto mondiale, i Berliner capirono e decisero che avevano il dovere e il diritto di sopravvivere ad una guerra sanguinosa in nome della cultura. Affidando l'orchestra prima a Leo Borchard bacchetta non particolarmente compromessa, si tentava una risalita, senza aspettare processi in corso e direttori fuggiti all'estero. Gli successe Sergiu Celibidache, poco incline al nuovo "mercato" di produzione dei Berliner, ritornò allora Wilhelm Furtwängler (scagionato dal processo) ma di colpo iniziò la lotta con Herbert von Karajan, vinta dal più giovane, perché ritenuto la personalità artistica più adatta a continuare la tradizione dei Berliner Philharmoniker. Iniziava pertanto un nuovo cammino con una posizione autonoma pur nominando un direttore che fu iscritto al Partito Nazista, ma era altrettanto illustre quale scelta musicale e commerciale.

 

Misha Aster

L'Orchestra del Reich – I Berliner Philhamoniker e il Nazionalsocialismo

Presentazione di Caludia Fayenz

Traduzione di Nicola Cattò

Zecchini Editore, 2011 pp. 339 € 25

www.zecchini.com

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