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CORELLIUn nuovo libro su Franco Corelli… era necessario? In parte no, anzi forse sì dopo l’assurda biografia di Marina Boagno edita da Azzali anni or sono, quando poi l’autore è Giancarlo Landini già a priori se ne conferma la necessità.

Landini è un musicologo, o forse meglio vociologo, di affermata competenza e soprattutto è un critico onesto, argomentato e mai banale, le cui affermazioni sono sempre ragionate e documentate, pertanto questa nuova edizione di Idea Books desta assoluto interesse. Landini fa una premessa importante e sottolinea alcuni punti che sono fondamentali. Egli non si è mai addentrato nel mondo dello spettacolo se non come critico o conferenziere e tiene giustamente le distanze con i cantanti per poter essere libero di dire quello che pensa. Le sue osservazioni pertanto libere da amicizie e interessi diversi sono sempre precise e chiare, talvolta non condivisibili totalmente ma sempre interessanti per l’analisi che vi è di fondo. Nel fare questo libro, voluto dopo molte insistenze da Corelli stesso e dopo la sua scomparsa dalla moglie Loretta Di Lelio, Giancarlo Landini segue una forma originale: una breve sezione dedicata alla vita e alla carriera del tenore cui segue un’approfondita analisi dei personaggi e dei ruoli affrontati e studiati ma non eseguiti in palcoscenico. Landini ammette di ammirare da sempre il cantante Franco Corelli - e chi non lo ammirerebbe? - tracciandone una parabola umana importante, ma sotto l’aspetto artistico ne fa un’analisi assai completa puntualmente argomentata che da libro, questo volume dovrebbe divenire un manuale per comprendere, soprattutto per coloro che non l’hanno mai sentito in scena (come chi scrive), la vera anima e arte di uno dei più importanti cantanti d’opera della seconda metà del XX secolo. Corelli è entrato nel mito, aspetto ormai palese, ma come tutti i miti vanno analizzati, capiti, contestualizzati nella loro epoca e nei contesti, in questo caso musicali, del loro tempo, che oggi sono inevitabilmente in parte differenti. Plaudo il rifuggire di Landini dal mero gossip che un divo come Corelli indubbiamente è relegato. Egli era sostanzialmente un uomo schivo e sensibile, certo amava la celebrità, e chi non l’avrebbe amata, ma sempre entro il confine della professione. Si evince che Franco Corelli non sarebbe stato colui che oggi conosciamo senza la presenza della moglie Loretta Di Lelio, cantante anch’essa che successivamente abbandonò il palcoscenico per seguire la vicenda artistica di Franco. Vale anche in questo caso il motto “dietro un grande uomo, vi è sempre una grande donna” purtroppo pettegolezzi e dicerie, soprattutto a Verona, ove Corelli cantò molto ed è ancor presente un accanito gruppo di fans, non le rende giustizia. La signora Di Lelio è da sempre stata la prima sostenitrice del marito nonché il critico piu severo e come in ogni rapporto affettivo non mancarono screzi e divergenze poi accomodatesi. Landini ebbe non solo la fortuna di ascoltare Corelli dal vivo, seppur nella parte conclusiva della carriera, ma di conoscerlo successivamente di persona e a seguito di un’amicizia particolare raccogliere le memorie piu importanti dal punto di vista musicale, le quali sono analizzate con sapienza ed argomentazione ovvero il nocciolo della pubblicazione. Il ritratto che abbiamo di Corelli è a trecentosessanta gradi, dagli esordi non folgoranti al mutamento vocale e tecnico che permisero al cantante di affrontare ardue partiture come ad esempio Il Pirata di Bellini e Gli Ugonotti di Meyerbeer. E’ proprio su questo punto che l’analisi di Landini si fa interessantissima e ripeto sarebbe saggio di studio per tutti coloro che studiano canto e coloro che amano il canto. Infatti, oggigiorno la voce di Corelli, immensa e senza eguali oserei dire, non sarebbe impegnata per tali ruoli e l’autore ne spiega i motivi con i debiti confronti e analisi stilistiche appropriate. Franco Corelli è, generalizzando, una voce verista che coglie il suo maggior vertice in opere come Andrea Cheniér, l’eroe romantico resta il punto di forza della sua voce e delle sue interpretazioni. Il continuo studio, la ricerca di una tecnica esemplare gli hanno permesso di affrontare anche altri repertori con pertinenza di stile che crebbero alla sua fortuna, ma nello stesso tempo, sia lui, ma soprattutto il pubblico di allora, non interessato ad un approccio scientifico del teatro d’opera. L’influsso che ebbe Giacomo Lauri Volpi su Corelli è indubbio, egli ne seguì i suggerimenti ma non si pose mai nella condizione di allievo. Inoltre, il tenore anconetano era una persona schiva e complessa che forse anche questo libro non mette in luce pienamente, perché si andrebbe troppo nel privato e tale deve restare. Se i suoi Manrico, Arrigo, Don Carlo e Calaf sono traguardi sommi non mancano appunti sul repertorio francese (Werther e Roméo) e anche su Don Josè che deve tutt’oggi essere inquadrato entro in confini del teatro d’opera anni ’50 e ’60, pur non mancando di quello straordinario e fenomenale impatto vocale che si immedesima nello stile proprio del cantante capace di sostenere e giustificare delle contaminazioni dall’originale con l’interpretazione. Qui sta la grandezza di Corelli che ancor oggi tramite i sui dischi riesce a far sobbalzare l’anima a chi ascolta. Il prezioso volume correlato da una da una dettagliata cronologia divisa per teatri e area geografica, nonché di un cd di studio inedito fornito dalla famiglia Corelli appositamente per questa pubblicazione, la quale dovrebbe essere presente in ogni libreria di chi vuole capire e apprezzare l’arte e la voce di questo immenso e straordinario artista.

Franco Corelli: l’uomo, la voce, l’arte

di  Giancarlo  Landini

pp. 295, Idea Books Editore, 2010, € 48,00

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