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tell_copertinaL’ultima pubblicazione operistica della casa londinese Emi è il capolavoro di Gioachino Rossini Guillaume Tell eseguito con i complessi dell’Accademia di Santa Cecilia diretti dal loro direttore principale Antonio Pappano.

Non ripercorriamo le vicende dell’ultimo lavoro rossiniano perché ormai argomento dibattuto innumerevoli volte, ma poniamo l’accento su un fattore non trascurabile: il Tell è opera per tenore! Sembra un’affermazione forte, ma da sempre l’ardua scrittura per il personaggio di Arnoldo è stata la cifra che ha permesso sia esecuzioni teatrali sia incisioni discografiche. La parte fu scritta per Adolphe Nurrit un tenore unico nel suo genere e non ripetibile, il quale vantava oltre ad un’estrema sicurezza nel settore acuto un corpo centrale di spessore cui va aggiunta una tenuta vocale consistente considerando che l’opera dura quattro ore e la grande scena ed aria con micidiale cabaletta è collocata all’inizio del IV atto. Ovviamente noi non conosciamo la voce del tenore in questione ma sappiano che subito dopo, per mancanza d’interpreti, il ruolo è passato ai tenori cosiddetti di forza e la tradizione ottocentesca prima, quella del Novecento poi, ha fornito una rosa non nutritissima ma di sicuro interesse che sarebbe superfluo elencare e che a vario e diverso titolo si sono cimentati con risultati talvolta impropri altre più che soddisfacenti. Va ricordato inoltre che salvo rarissime occasioni, ad esempio Muti sia a Firenze sia alla Scala, l’opera è sempre stata rappresentata con molti tagli sia per la lunghezza sia per venire in soccorso ai cantori. Questo prodotto Emi si erge, o meglio si è realizzato, per la volontà del direttore Antonio Pappano, artista esclusivo Emi, e perché si è trovato un tenore in grado di sostenere il ruolo di Arnoldo: John Osborn. La registrazione è un “Live” ovvero un collage di alcune recite eseguite in forma di concerto a Roma. L’operazione parte nel 2007 quando per la prima volta a S. Cecilia Pappano dirige un Guillaume Tell concertistico con un cast diverso, Osborn escluso, da quello ora approdato in disco. L’opera fu ripresa nell’autunno 2010 e da queste tre recite deriva appunto il Cd, cui si deve aggiungere che i ballabili, molto estesi essendo un Grand-Opera in stile francese, furono eseguiti in forma di concerto nel dicembre 2011. E’ strano che confezionando un prodotto di cosi grande impegno Pappano non abbia eseguito la partitura integrale tagliando due scene nel IV atto ove ci priva di un bellissimo terzetto femminile e della preghiera di Hedwige. Bizzarrie del caso! Antonio Pappano è musicista di primordine uno dei più importanti e qualificati a livello internazionale, qui firma una bellissimatell_pappano prova ma non una delle sue migliori. Non posso affermare se tutto ciò è da attribuire alla concertazione oppure al tecnico del suono ma ascoltando l’incisione ci sono frequenti e numerose sfasature dell’intensità del suono che gravano su un’incisione sicuramente di alto spessore ma non completamente centrata. Questa mia affermazione non deve sviare il valore di un direttore come Antonio Pappano. Egli è un maestro di dinamismo e tenuta di respiro orchestrale, accenta mirabilmente il “nuovo” romanticismo rossiniano e pennella a dovere il descrittivo trovando una lettura unica che non rasenta altri autori posteriori, ma si ascrive al pesarese a tutto tondo. I tempi invece sono personalmente o serrati o particolarmente morbidi ma sempre intrisi di fascino romantico. Ultima, ma non secondaria, prevale la passione del maestro italo-britannico, intesa come affresco sonoro di un’opera epica, ma altrettanto intimistica rilevando la magnificenza pittorica delle grandi scene corali. In tutto questo ha l’ottima collaborazione dell’Orchestra e del Coro di Santa Cecilia, i quali senza esagerare possono oggi collocarsi tra le migliori risterette realtà musicali italiane. Protagonista era il baritono Gerald Finley, il quale sfoggia una grande perizia nel fraseggio e un recitativo da manuale. La voce è tendenzialmente chiara e talvolta il registro acuto è forzato, ma la nobiltà d’accento e l’incisività nei passi eroici ne fanno nel complesso un buon interprete. Mathilde era la svedese Malin Boyostrem, una cantante molto impersonale dal timbro anche fascinoso ma ancora immatura dal punto di vista tecnico. Questo si è notato soprattutto nell’aria del III atto ove le agilità erano alquanto approssimative seppur il registro acuto fosse valido ma non del tutto calibrato. A suo merito va riconosciuto un gioco di colori molto appropriato, ma nel complesso troppo limitativo per una primadonna. tell_cantantiJohn Osborn, Arnold, è uno dei cantanti più dotati dell’ultima generazione e come espresso in precedenza quest’incisione è stata possibile grazie alla sua presenza. Dobbiamo in primis rendergli onore, essendo un’esecuzione dal vivo, per aver affrontato la parte in tutta la sua integralità. Il ruolo come predetto è tremendo ed è soprattutto la tenuta ad essere encomiabile cui si aggiungono un registro acuto e sovracuto sicuro affiancato da uno stile pertinente e superando tutti gli scogli con bravura. Considerati i tempi, non è cosa da poco anzi un’impresa eroica! Volendo fare qualche appunto, direi che nella prima parte ha “giocato” in rimessa, ciò è comprensibile, arrivando però alla grande scena del IV atto ancora integro e “fresco”, inoltre ha abusato di qualche falsetto che non sarebbe la sua cifra stilistica, ma l’intento è ammirevole. Osborn è quanto di meglio oggi si possa ascoltare in questo repertorio e speriamo che non demorda nel continuare con cautela. Un lusso la presenza di Celso Albelo nel ruolo del pescatore il quale sfoggia voce bella, estesa e sognante nel breve passo della serenata del pescatore. Matthew Rose, Walter, non delude ed è incisivo mentre Carlo Bosi e Carlo Cigni possono essere ascritti sul piano della corretta professionalità, pur con qualche durezza espressa da Cigni. Su un piano notevolmente superiore le prestazioni di Elena Xanhoudakis e Maire-Nicole Lemieux. La prima era Jemmy, perfettamente calata nella parte del fanciullo con voce fresca, lineare e di ammirevole bravura nel settore acuto, peccato non abbia cantato l’aria aggiunta, ma forse si chiedeva troppo. La Lemieux è quasi un lusso considerato che la sua parte è notevolmente ridotta mancando due scene nel IV atto, ma è una valente cantante con voce seducente e piena. Ottimo il Melcthal di Frederic Cantonper stile e rotondità vocale. La Emi pubblica un ottimo cofanetto con ottime note introduttive di Stheven Jay-Taylor, ma è curioso che in copertina il titolo sia scritto in inglese e non nell’originale francese.

 

Cd Emi 50999 0 28826 2 8

 

Gioachino Rossini

GUILLAUME TELL

Opera in quattro atti. Libretto di Etienne de Jouy and Hippolyte Bis, con l’intervento di Armand Marrast e Adolphe Crémieux. Tratto dal romanzo omonimo di Friedrich Schiller.

Guillaume Tell: GERALD  FINLEY

Hedwige: MARIE-NICOLE  LEMIEUX

Jemmy: ELENA  XANTHOUDAKIS

Mathilde di Habsburg: MALIN  BYSTROM

Arnold Melchtal: JOHN  OSBORNE

Melchtal: FREDERIC  CATON

Walter Furst: MATTHEW  ROSE

Gessler: CARLO  CIGNI

Rodolphe: CARLO  BOSI

Roudi, pescatore: CELSO  ALBELO

Leuthold: DAWID KIMBERG

Un cacciatore: DAVIDE  MALVESTIO

 

Orchestra e Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia

Direttore: ANTONIO  PAPPANO

M.o del coro: Ciro Visco

 

Time cd: 74.16 – 79.26 – 54.33

 

Emi, 2011 (registrato a Roma il 16, 18, 20 ottobre e 18, 20, 21 dicembre 2010)

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