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b_200_150_16777215_00___images_opera_2.jpgPiù chiaro di così non poteva essere Pierre Boulez, direttore d'orchestra e compositore: a suo dire, ci vorrebbe qualcuno che fosse capace di rinnovare in modo radicale le fondamenta del linguaggio dell'opera lirica, un po' come fece Richard Wagner. Il suo non è un pessimismo totale, come precisato in questa intervista al quotidiano La Repubblica, visto che c'è anche la speranza che la cultura non venga intaccata ulteriormente dalla crisi economica. La riflessione di Boulez è piuttosto interessante e consente di approfondire un argomento di cui non si parla poi così tanto: l'opera lirica è ancora viva? E se lo è chi sono i compositori più rappresentativi di cui ci si potrà ricordare in futuro, come si fa oggi con Verdi, Puccini, Bellini e Donizetti?

b_200_150_16777215_00___images_pagotto.jpgForse un nuovo Wagner ancora non è nato, ma qualche tentativo è stato pur sempre fatto. I nomi che si possono fare per capire cosa sia l'opera contemporanea, per lo meno in Italia, sono diversi. Un primo approfondimento lo merita Mario Pagotto: classe 1966, della sua musica si è spesso sottolineata la naturalezza, la tensione ritmica molto simile a quella di Strawinskij e il brio tipico dei libretti di Da Ponte. Oltre a parecchia musica da camera, però, vere e proprie opere non ci sono, più che altro melologhi ("Dove dimora la luce", "Suite per Maria Luigia" e "Musica per una passione"), oltre alla musica strumentale, in primis "Speculum mundi", per voce recitante, soprano, coro misto e orchestra. Si parla, poi, molto bene anche di Claudio Ambrosini.

 

b_200_150_16777215_00___images_ambrosini.jpgVeneziano, sessantaquattro anni, ha fatto parlare di sé per l'opera in un atto "Orfeo l'ennesimo", la quale è però datata 1984, oltre a "Bing Bang Circus (Piccola storia dell'universo)", lavoro in due tempi di circa una decina di anni fa. La lista può essere completata anche da un cantautore famoso come Franco Battiato, il quale può annoverare opere liriche ben accolte verso la fine degli anni Ottanta come "Genesi", "Gilgamesh" e "Il cavaliere dell'intelletto", ma non bisogna dimenticare nemmeno Luigi Nicolini, la cui "Zingara guerriera" risale ad appena cinque anni fa. Insomma, i nomi non mancano, ma bisogna fare molte precisazioni da questo punto di vista. Anzitutto, non si può certo pensare a un'opera lirica simile a quella del '700, dell'800 e dei primi trent'anni del '900.

 

b_200_150_16777215_00___images_kgrhqnhjfye88fnmcsibpc0yovp4w60_1.jpgI tempi sono cambiati e quei melodrammi non possono più essere ripetuti. Quello che manca al giorno d'oggi non sono i nomi, ma gli editori. Un tempo ci sarebbe stato il Giulio Ricordi o l'Edoardo Sonzogno di turno pronti a scommettere sui talenti dell'epoca. I compositori moderni si affidano a qualche ammiratore del momento per cercare di far breccia nel mercato editoriale, ma non viene data molta attenzione, come avveniva secoli fa, alla qualità della musica e al successo tra il pubblico, tanto è vero che molti addetti ai lavori sono i primi a snobbare queste composizioni. Si potrebbe provare a dare maggiore importanza ai talenti più che a sentimenti personali e parentele da parte dei docenti di composizione, altrimenti il deserto dell'opera lirica contemporanea continuerà ad espandersi e ad essere ancora più arido.

 

Non ci si può aggrappare nemmeno all'estero? Anche gli altri teatri sparsi del mondo e le varie orchestre non sono molto propensi a inserire nei repertori musiche contemporanee e moderne, visto che le programmazioni sono ormai ristrette da tempo a un numero limitato di opere liriche. Il passato è importante e va tutelato in tutti i modi, ma anche il presente ha qualcosa da dire. La vena poetica non è terminata e come è stato accertato da diverse indagini, tra i dieci compositori più rappresentati al mondo mancano quelli che sono nati e hanno vissuto nel XX e nel XXI secolo. Diversi fattori hanno contribuito a un risultato del genere: in primis, le pressioni dei box office, praticamente sicuri del fatto che le opere moderne non possano garantire incassi interessanti, ma anche la totale assenza di finanziamenti e lo scarso impegno che viene profuso nel diffondere la musica "nuova".

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