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b_200_150_16777215_00___images_cenerentola-una-favola-in-diretta.jpgRaiuno ha tentato nuovamente di proporre l'opera lirica in prima serata: dopo il Rigoletto dello scorso anno nella splendida cornice di Mantova e con un Placido Domingo nell'inedito e faticoso ruolo di baritono, stavolta si è puntato sulle bellezze di Torino e sulla Cenerentola di Rossini. Un plauso va sicuramente all'azienda di Viale Mazzini per non aver bloccato il progetto cominciato tempo fa con la Tosca in diretta da Roma, con una scelta molto azzeccata della scenografia, ma lo stesso non può dirsi per la cura prestata a quei dettagli che in forse molti si attendevano. Cominciamo dunque a sciorinare i pregi e i difetti di questa produzione.

Per quel che riguarda gli aspetti negativi, un'assenza pesante è stata quella di qualsiasi spiegazione di quale opera lirica si andasse a rappresentare: bastavano anche solo cinque minuti prima dell'inizio per far capire a tutti chi era Gioachino Rossini e perché mise in musica questo lavoro. E allora bisogna chiarire: Cenerentola o La bontà del trionfo è un'opera giocosa che il compositore pesarese mise in scena per la prima volta al Teatro Valle di Roma il 25 gennaio del 1817. La trama si ispira ovviamente alla famosissima fiaba, ma il librettista Jacopo Ferretti prese spunto anche da altri lavori. In effetti, mancano del tutto la zucca, la carrozza e tutto quello che di classico c'è nella favola di Perrault-Grimm.

 

b_200_150_16777215_00___images_medium_110202-142936_to051110spe_0018-638x425.jpgEcco, non ci voleva poi molto per aggiungere questi elementi e introdurre idealmente lo spettatore nell'opera. Un altro difetto è stato senza dubbio la suddivisione delle serate: scegliere due giorni, per lo più con il primo suddiviso in due parti, la seconda della quale a tarda notte (23:30), non ha aiutato certo la comprensione, anzi sarebbe stato più auspicabile un prodotto più omogeneo. Qualche pecca la si deve riconoscere anche ai cantanti, forse un po' troppo immobili nella recitazione e nell'espressività. La scelta di Raiuno è ricaduta su Edgardo Rocha (Don Ramiro), Simone Alberghini (Dandini), Lorenzo Regazzo (Alidoro), Lena Belkina (Cenerentola), Carlo Lepore (Don Magnifico), Annunziata Vestri (Tisbe) e Anna Kasyan (Clorinda). Se la sono cavata decisamente meglio l'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, diretta dal maestro Gianluigi Gelmetti, la musica fluiva in diretta in modo davvero apprezzabile. La regia è stata affidata al celebre attore Carlo Verdone, per un debutto che va certo perfezionato.

 

Ma non si deve essere cattivi a tutti i costi. In effetti, si possono ricordare Stupinigi e Venaria Reale che hanno impreziosito il panorama, ma anche i costumi, molto colorati, oltre alle citazioni di chiaro stampo disneyano. Fortunatamente, il temuto playback è stato scongiurato, con i sottotitoli che hanno reso più semplice la comprensione, proprio come succede nei moderni teatri lirici. D'altronde, il pregio maggiore di questa Cenerentola, nonostante gli ascolti non proprio esaltanti, sta tutto nella sua arditezza.

 

In un'Italia televisiva che non sa proporre che reality show e programmi basati sul dolore e la volgarità, il solo fatto che si sia pensato all'opera lirica fa ben sperare: certo, si potevano evitare i molti tagli (in primis quelli dei recitativi), ma in questo modo si è voluto catturare anche il pubblico meno avvezzo a questo genere di spettacoli. Vent'anni fa è cominciato questo percorso e si spera che possa migliorare ulteriormente: la cultura e l'arte italiana hanno bisogno anche di questo, che si parli di loro, e la Rai ha dimostrato comunque di puntare su opere di primo livello.

 

b_200_150_16777215_00___images_1201199-gioacchino-rossini.jpgNon si sta parlando, infatti, di una semplice opera giocosa, ma di una vera e propria commedia, una novità per il 1817, con qualche punta lacrimevole e una composizione che guardava al futuro. I melomani storceranno il naso e anche io l'ho fatto: ma la mia origine marchigiana mi ha reso orgoglioso del fatto che esista ancora chi si ricordi di Gioachino Rossini e di quanto ha fatto per la nostra arte.

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