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b_200_150_16777215_00___images_0b7e53c0-98d0-11e8-9116-c731a1e8fd65.jpgAl Teatro dell'Opera di Roma è appena terminata la rappresentazione del "Don Giovanni" di Mozart. La regia di Graham Vick ha diviso il pubblico, mentre la musica è stata apprezzata dagli spettatori del Costanzi. OperaLibera ha quindi deciso di intervistare il direttore d'orchestra di questo allestimento, Jérémie Rhorer. Ecco l'intervista che ci ha concesso tra una prova e l'altra del capolavoro mozartiano.

 

 

Nella recensione dedicata da OperaLibera al Don Giovanni in scena a Roma, ho parlato molto bene del versante vocale e musicale. In particolare ho apprezzato l'ouverture, definita "baldanzosa", nel senso di "energica" e "piena di verve". Cosa ne pensa?

 

L'ouverture è intervenuta nella composizione alla fine e riassume bene il mito di Don Giovanni. Vorrei partire proprio da questo aspetto. La visione di Mozart a proposito del mito è estremamente forte e personale. Il compositore si approccia con forza a determinare gli aspetti del libretto, la drammaturgia, la psicologia. Le versioni di Mozart furono diverse, ma ne scelse soltanto una, il classico gesto di un drammaturgo consumato. Il senso drammaturgico, ma anche quello morale e musicale devono sempre emergere nell'ouverture del Don Giovanni. Secondo il mio punto di vista questo pezzo è la quintessenza della storia e si intuiscono tutti i momenti salienti. In "Don Giovanni" c'è l'idea del movimento ma anche della fuga. La scena finale, poi, è straordinaria: tutte le distanze sono state distrutte in modo da far capire che bisogna credere ancora di più nell'amore.

 

Il finale immaginato dal regista Graham Vick qui al Costanzi ha fatto e sta facendo discutere. Le scelte sono state provocatorie e discutibili. Come ha trovato questa regia? E' stato difficile dirigere un'opera con delle scene tanto particolari?

 

Spesso le regie vanno oltre le partiture. Voglio ribadire ancora una volta che è Mozart il principale autore della drammaturgia, in quanto ha una visione personale, forte e chiara, anche dal punto di vista filosofico e simbolico. Non ho nulla di personale contro Vick, ma la sua visione è all'opposto di quello che intendo e in cui credo. La scena finale qui a Roma è una tortura che si ripete ogni sera. Si tratta di un controsenso rispetto al messaggio che voleva lanciare Mozart.

 

Un pubblico meno esperto può travisare la trama. Abbiamo visto tante allusioni al sesso che potrebbe essere la chiave scelta dal regista per conquistare più giovani. Si è andati un po' oltre?

 

Il sesso in Don Giovanni è soltanto suggerito, sussurrato, mai mostrato ed è il tipico approccio culturale che va dal '700 fino alla prima guerra mondiale: se ne parla, ma non lo si fa vedere. I sottintesi sono fondamentali, ogni spettatore ha la possibilità di immaginare. Questo avviene anche ne "Le nozze di Figaro" e in "Così fan tutte". Tutti possono comprendere il senso dell'allusione ma non c'è bisogno di aggiungere altro. Mi sembra strano che si pensi che i giovani non siano in grado di cogliere questi aspetti sottili. Su Don Giovanni ci sono stati persino degli studi psicoanalitici. Don Giovanni non è come Casanova che consuma e descrive in ogni dettaglio come lo fa. Don Giovanni parla di seduzione, di frenesia della seduzione.

 

b_200_150_16777215_00___images_5d95baf62200006a03dca880.jpgMolta gente è disposta ad accettare determinate regie pensando che si possano sempre chiudere gli occhi e cercare di ascoltare semplicemente la musica.

 

L'aspetto visuale è troppo importante per l'opera, anche se le ultime generazioni hanno perso il contatto che c'era in precedenza con l'udito. Al momento non si può proprio rinunciare alla visione dello spettacolo.

 

A proposito di Mozart, a breve sarà impegnato a Parigi con "Le nozze di Figaro". A che punto è la ricerca che lei sta conducendo sugli aspetti peculiari dei personaggi mozartiani, in particolare la loro ambiguità?

 

(La risposta a questa domanda è avvenuta in italiano nda) Ho notato che Mozart vuole veramente caratterizzare la psicologia dei suoi personaggi. C'è sempre un'indicazione per capire il sentimento del compositore nei confronti dei protagonisti delle storie. C'è un'empatia incredibile con i personaggi femminili e ancora non riesco a capire il perchè. Quando vuole elevare un personaggio sa perfettamente come farlo: un caso emblematico è quello di Donna Elvira, intesa da Mozart come un simbolo d'amore, l'amore puro oserei aggiungere. Per inquadrare meglio questa immagine sfrutta degli aspetti musicali chiari e precisi: si fa riferimento alla nobiltà utilizzando i ritmi francesi, in modo da far capire che c'è una nobiltà in senso stretto ma anche d'animo. Per me l'ambiguità è quella che emerge dalla visione limitata di alcune persone. Donna Elvira viene spesso considerata un'isterica che non sa controllarsi, ma non è vero. Mozart vuole che tutti possano credere nella verità dei sentimenti.

 

Lei è un virtuoso del clavicembalo. C'è un futuro per questo strumento o anche la possibilità che le nuove generazioni si avvicinino con interesse?

 

Il clavicembalo è uno strumento musicale imprescindibile, l'orchestra può sfruttarlo come meglio crede. Il suo suono così penetrante aggiunge colori unici alle partiture. La singolarità del clavicembalo ha fatto la fortuna di tanti compositori. Mozart è passato a suonare il pianoforte che per me è qualcosa di totalmente diverso, ma torno a ripetere che il clavicembalo è uno strumento straordinario di cui non si può fare a meno.

 

b_200_150_16777215_00___images_sinfonica_18-03-18_mg_6365_rocco_casaluci_2018_preview.jpgC'è qualche compositore o musica che lei sogna di dirigere in futuro?

 

Ho un'inclinazione particolare e naturale per la musica italiana, soprattutto Giacomo Puccini. Non smetto di fare questo sogno musicale e non è un caso la mia passione per opere come "Tosca" e "La fanciulla del West". Sono dei titoli difficili e in più in Francia Puccini viene sottovalutato e considerato decadente o poco interessante, un punto di vista che non condivido affatto.

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