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Milano, marzo 2015. Nelle ultime stagioni le performance di Giampaolo Bisanti hanno attirato l’attenzione della critica e del pubblico. È considerato uno dei migliori direttori d’orchestra della sua generazione, capace di muoversi in un repertorio molto ampio, che abbraccia tutta la musica operistica e i grandi capolavori della sinfonica, con gesto fluido e chiarissimo, attenzione agli organici vocali e orchestrali, memoria sorprendente e tecnica che ricorda la più alta e prestigiosa scuola italiana. “Ci sono dei direttori di enorme talento e di straordinarie doti naturali che hanno iniziato giovanissimi e che stanno sviluppando una grande carriera e si stanno costruendo l’esperienza sul campo senza aver avuto la possibilità di fare una normale gavetta. Sicuramente a me è servita moltissimo, perché forse ho una natura meno immediata che necessitava di essere plasmata nel corso di anni in cui ho frequentato tantissimi podi minori – nel senso di realtà non particolarmente prestigiose – ma quegli anni e ciò che mi hanno dato, non li sostituirei per nulla al mondo. Quindi usare un aggettivo come giovane, nella nostra professione e nel nostro mondo è parziale e relativo. Io mi sento un direttore giovane ogni volta che salgo sul podio, perché cerco di rinnovare sempre il mio entusiasmo e la mia voglia di fare. Poi se a 40 anni si è considerati ancora giovani anagraficamente, lo si dovrebbe chiedere ad altri” (sorride, ndr).
giampaolo bisanti_2La carriera del direttore milanese lo sta portando in numerosi teatri e auditorium sia italiani sia esteri, spingendolo di fronte alle numerose caratteristiche che accomunano e soprattutto differenziano le varie realtà, dall’Italia all’Europa e al resto del mondo, dalle più piccole alle più grandi. “Io ho sempre lavorato molto bene nel nostro Paese. Trovo che le Orchestre e i Cori dei nostri Teatri d’Opera siano di livello qualitativo molto alto. Siamo di fronte tra l’altro a musicisti italiani, che quindi sentono nel cuore e nella mente il nostro repertorio e lo vivono insieme, suonandolo in una grande partecipazione emotiva e grande feeling. All’estero invece si lavora bene nel senso più organizzativo del termine. Le orchestre, i cori, i cantanti, sono tutti abituati a stare in un meccanismo teatrale che viaggia come una locomotiva. Per cui, se certamente il livello tecnico risulta altissimo, a volte ne paga un po’ quell’aspetto più intimo ed emotivo che non trova grande spazio ed interesse. Naturalmente non si può generalizzare, ma ciò vale per quella che è la mia esperienza”.
giampaolo bisanti_4Spesso occupato su più fronti, con opere e concerti che si sovrappongono tra loro, Giampaolo Bisanti sale sul podio di ogni orchestra che dirige con la medesima cura. “Gli impegni si accavallano, ma non con nuovi titoli per fortuna! Scelgo sempre con moderazione i miei debutti, perché il tempo per studiare nuove opere è sacro e deve essere assolutamente sufficiente. Di solito chiedo al mio agente di avere almeno un mese e mezzo vuoto prima di iniziare le prove, in modo da stare diverse ore ogni giorno a lavorare sul testo musicale che andrò a dirigere per la prima volta. Invece passare da un teatro all’altro fortunatamente non mi crea problemi. Io amo sempre lavorare con tutti. Sono una persona pacata, mite e cerco di essere sempre sereno e positivo. Credo che questo sia importantissimo nella mia professione. La cosa che più mi piace quando me la dicono è che io dirigo sempre con il sorriso. È vero, io sorrido, perché amo follemente la musica, il mio lavoro, amo i cantanti che in quell’istante sono sul palco ed amo i musicisti che suonano a un metro da me in buca e che in quel momento mi stanno donando un pezzetto del loro cuore e di loro stessi. È una grande emozione e per questo sorrido alla musica e alla vita che mi ha regalato questa grande opportunità”.
giampaolo bisanti_5Nel repertorio del M° Bisanti i capolavori di Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini occupano una posizione predominante. “Sono universi che collimano e al tempo stesso diversissimi. Amo profondamente entrambe le loro produzioni. Del primo adoro la capacità di cogliere l’aspetto di ogni singolo personaggio, di ogni singola situazione, di ogni singolo stato d’animo; basti pensare alle lacrime del duetto di Aida e Amonasro, al Nilo che scorre nelle battute iniziali del terzo atto; ma anche al duetto di Gilda e Rigoletto del primo atto; oppure al tremendo incipit del Miserere ne Il trovatore; o ancora al feroce incedere della tempesta in Otello; o alle volute demoniache delle streghe in Macbeth: sono tutti esempi di una straordinaria capacità teatrale e descrittiva che rendono le pagine verdiane immediatamente riconducibili a degli stati emotivi dei suoi personaggi. Inoltre Verdi fa un grandissimo uso del coro che diventa, nella sua produzione, un personaggio vivo, partecipe, attivo nella vicenda e per cui scrive musica meravigliosa. Puccini invece, a mio avviso, ha una caratteristica di più ampia visione d’assieme del dramma musicale: le sue partiture sono un susseguirsi di situazioni melodiche, di scelte armoniche e di stilemi teatrali che non puntano all’emozione di una singola scena, ma al nocciolo del dramma più in generale. È una sensazione molto strana; ad esempio dopo tutta la prima parte di Manon Lescaut, dove si gode di musica splendida, la pelle ed il cuore iniziano a vibrare nel terzo atto con la scena dell’appello e poi è un vortice che trascina alla morte della protagonista; in Tosca la pelle vibra con la scena dell’interrogatorio, scena costruita in modo mirabile con diversi piani di azione, che poi porta fino alle terrazze di Castel Sant’Angelo dove si consumerà la beffa del destino con il dramma dei due protagonisti; fino ad arrivare alla scena in cui le lacrime grondano quando Cio-Cio-San mostra il figlio nato durante l’assenza di Pinkerton e da lì si vola alla consumazione del sacrificio di questa fragile creatura, che trova il più grande atto di forza e di emancipazione sociale con la propria morte. Insomma universi diversissimi che si collegano tra loro per la grandezza delle menti che li hanno creati; in alcuni casi si avvicinano per costrutto musicale – appunto la scena a più piani sonori del secondo atto di Tosca è costruita in modo simile al Miserere de Il trovatore dove pure ci sono diversi luoghi che si intersecano in uno stesso momento musicale – ed in modo più generale sono capaci con linguaggi molto diversi di raggiungere lo stesso medesimo risultato di emozionare l’interprete e l’ascoltatore”.
giampaolo bisanti_cremonaLa prossima estate Giampaolo Bisanti sarà impegnato in dieci recite di Madama Butterfly all’Opera di Firenze, mentre l’autunno e l’inverno saranno dedicati a La Bohème, che dirigerà nei teatri del Circuito Lirico Lombardo e con cui debutterà all’Opernhaus di Zurigo, alla Semperoper di Dresda e al Petruzzelli di Bari. “La storia, la musica, l’emozione che mi ha dato la prima volta che ho diretto quest’opera, le tantissime volte con cui ho lavorato insieme ai cantanti, rendono questo titolo, a cui mi avvicino sempre con tanta felicità, la scelta che farei se ne fossi obbligato; non per una preferenza tra i due compositori sopra citati, ma perché è l’opera che mi ha visto debuttare in tantissimi teatri, che mi ha dato tante soddisfazioni e a cui devo molto!”.
giampaolo bisanti_genovaNelle prossime settimane il direttore sarà a Mosca per L’Elisir d’amore, a Seoul per Aida, a Stoccolma per La traviata e a Torino per Il barbiere di Siviglia, felice di portare la sua arte e la sua professionalità in diversi palcoscenici, con realtà e situazioni molto differenti tra loro. “Come ho già sottolineato più volte, io mi trovo sempre bene, perché mi piace molto essere sereno con tutti e molto collaborativo. Negli ultimi anni ho avuto modo di lavorare benissimo con il Carlo Felice di Genova, il Verdi di Trieste, il Regio di Torino, il Maggio Fiorentino, il Lirico di Cagliari, la Fenice di Venezia. Mi si permetta solo una riflessione: ho avuto l’onore di esercitare con tutti i meravigliosi musicisti di queste realtà che, chi più chi meno, si stanno muovendo in un periodo di grandissime difficoltà dovute alla terribile crisi che ha attraversato e che tuttora è presente nel nostro settore. Sono una sorta di eroi, perché – lo assicuro – non è cosa semplice fare musica e quindi produrre emozioni se non si è tranquilli e se si rischia il proprio posto di lavoro. In questo mi sento molto vicino a loro e spero davvero che la situazione possa cambiare e possa presto vedersi una luce in fondo al tunnel!”.
giampaolo bisanti_6Tra gli altri impegni di Bisanti, il prossimo anno ci saranno i debutti a Berlino con Rigoletto, a Nizza con Il barbiere di Siviglia, a Barcellona con Macbeth e a Tokyo con Lucia di Lammermoor, titoli del grande repertorio, le cui partiture sono spesso oggetto di tagli che vanno a ledere la filologia e la volontà originale del compositore. “Io cerco sempre di approcciare una partitura non prefiggendomi se ne darò una lettura filologica o meno, se la farò integrale o meno. Cerco sempre di capire: che cantanti avrò, come sarà lo spettacolo, quanti intervalli ci saranno e che tipo di caratteristiche artistiche mi troverò di fronte, tra cui il numero dei coristi e degli orchestrali. Da qui scelgo i miei tagli, se ne faccio, e cerco sempre di valutare questa scelta in base alla scorrevolezza teatrale, quindi vedendo come fine ultimo la godibilità che il pubblico può ricavare da una rappresentazione, non il critico musicale presente in sala. Credo sia questo il segreto con cui venivano scritte le opere e i melodrammi nel secolo a noi tanto caro dell’Ottocento, fino alla metà del Novecento. Il senso del Teatro di Donizetti, di Rossini, di Verdi, di Puccini, ma anche di Mascagni o di Giordano era il perno intorno al quale loro componevano la musica meravigliosa che oggi possiamo ascoltare. Io personalmente cerco sempre di lasciare la libertà agli interpreti di potersi esprimere. Lavoro sempre con loro delineando un perimetro oltre il quale non si deve andare, ma al cui interno ci si deve sentire liberi di poter agire nel più personale dei modi. Sicuramente nel belcanto di Bellini e Donizetti lascio molte libertà ai cantanti, sempre discutendo con loro e sempre creando un dialogo con la buca d’orchestra, che in quel repertorio è più da considerarsi una cornice, un tappeto al cui centro si devono aiutare e far stare sereni i cantanti che hanno il compito più difficile. In Verdi, in Puccini e nel Verismo le problematiche sono differenti: è necessario studiare con gli interpreti una vera e propria lettura in sincrono dell’opera; un taglio più drammatico, più evocativo, più sontuoso, o più vicino alla tradizione; insomma un lavoro più di squadra che non del singolo interprete”.
giampaolo bisanti_3I mestieri dello spettacolo si svolgono sempre sul filo del rasoio, in bilico tra il sentimento artistico e il vero e proprio lavoro. “Uno dei miei sogni professionali è quello che cerco di inseguire ogni volta che salgo sul podio: vorrei essere sempre forte e cercare di avere la capacità e la voglia di emozionare e di emozionarmi, non facendo mai diventare questo lavoro una routine, un mero esercizio di stile o di vanità personale. Credo molto nel valore dell’arte e della musica e credo davvero, con tutto me stesso, di fare il mestiere più bello del mondo; vorrei ricordamelo in ogni momento ed esserne sempre grato alla vita. Invece un mio sogno personale è quello di conservare sempre la capacità che oggi possiedo di fermarmi a godere delle piccole cose. Di emozionarmi per una carezza, di poter essere vicino a coloro che amo, di poter rimanere un punto di riferimento per coloro che credono in me e di non deluderli mai e di non deludere me stesso. Nella mia vita sono molto vicino a persone che non stanno bene, sono vicino a coloro che la società definisce e magari etichetta come gli ultimi; non vorrei mai perdere il contatto con loro, perché mi riempiono il cuore di gioia. Donare il sangue; fare volontariato attivo; essere presente alle cure in ospedale di bambini che soffrono, seguendoli e assistendoli; poter aiutare persone poco abbienti a studiare; queste sono le cose che contano nella vita; queste sono le cose che danno un senso alla nostra esistenza. Altrimenti la bella musica e le emozioni che ci regala non avrebbero una grande importanza. Rimarrebbero lì e non servirebbero a nessuno”.
giampaolo bisanti_motoNel tempo libero, “quando ne ho e non sono costretto a studiare, la mia grande passione è la moto: sono un Ducatista sfegatato e la mia Lady Dark è sempre lì ad aspettarmi per fare bellissime passeggiate in cima alle montagne o in riva ai laghi. Invece riguardo la sfera privata, è molto complicato trovare il giusto equilibrio per instaurare rapporti affettivi importanti con questo lavoro; è difficile trovare una compagna di vita che comprenda le lunghe assenze da casa o che sia disponibile a seguirmi ovunque io vada. È un momento della mia vita in cui sono sicuramente molto concentrato sulla mia carriera e meno sulle relazioni personali, per cui al momento un’anima gemella, nel senso più romantico del termine, non l’ho ancora trovata”.

 

FOTO GENTILMENTE CONCESSE DA GIAMPAOLO BISANTI, TEATRO CARLO FELICE DI GENOVA, TEATRO PONCHIELLI DI CREMONA

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