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Pratt CandideRomeCorradoM.FalsiniPesaro, 24 agosto 2014. Reduce dal recente successo pesarese nel ruolo di Zenobia in Aureliano in Palmira, Jessica Pratt può ormai essere considerata non solo un’espertista del belcanto, ma anche una specialista del repertorio serio rossiniano. “In realtà io ho lo stesso identico approccio per tutto, ho un modo di cantare e un’apertura che uso per qualunque ruolo – ha detto il soprano australiano. A volte apro di più, in certe circostanze il suono è più in punta, semplicemente aggiungo al mio studio quotidiano degli esercizi specifici, come possono essere quelli per le colorature di forza, ma la base tecnica è sempre la stessa”.

Pratt CiroinBabiloniaPesaroEugenioPiniNegli ultimi anni la carriera di Jessica Pratt si è rivolta assiduamente all’interpretazione del Rossini serio: Adelaide di Borgogna, Armida, Aureliano in Palmira, Ciro in Babilonia, Guillaume Tell, Otello, Demetrio e Polibio, potendo sfoggiare così la sua vocalità naturale. “Credo che Rossini e i compositori belcantisti in generale sviluppino la trama di una scena basandosi sulla linea di canto. Si può essere molto esposti e occorre prestare molta attenzione al suono, che non deve mai essere interrotto, altrimenti si spezza l’incanto e calano le emozioni. Nel belcanto il lato emotivo di un personaggio è sviluppato più lentamente nel tempo e appare meno forte, ma per me assume maggiore intensità e poi trovo la coloratura strumentale, mai scritta senza motivo né eseguita senza slancio. Adoro queste opere, mi danno enormi soddisfazioni, poiché chiedono il massimo da un cantante dal punto di vista tecnico, ma anche interpretativo. Ci sono titoli che emozionano il pubblico indipendentemente dalla riuscita degli esecutori, mentre le opere di belcanto purtroppo non sono sempre giustamente considerate come musica drammatica, ma quando sono correttamente rappresentate con tutto ciò che è scritto sullo spartito, possono veramente essere strazianti; o esilaranti nel caso delle commedie. Personalmente mi trovo attratta alle opere serie di Rossini come ascoltatrice e mi ritengo molto fortunata di avere l’opportunità di interpretarle. Come tutte le opere che affronto, canto con la mia voce e la mia tecnica, non cambio la mia vocalità per un ruolo, ma semplicemente eseguo esercizi specifici in modo da essere pronta a sostenere la parte senza ostacoli, anche se il mio studio quotidiano copre quasi tutte le opere o le difficoltà che devo affrontare in questo momento. Ciò che è davvero importante è essere riposati: per cantare Rossini o Bellini e avere successo il suono deve essere pulito, bisogna essere perfetti, dunque freschi e non stanchi, in poche parole non uscire la sera. Altra cosa è invece cantare Puccini: ruoli come Musetta hanno meno difficoltà e soprattutto c’è una certa copertura orchestrale e si possono ottenere buoni risultati pur non essendo al massimo delle energie”.
Pratt GildaSevilla2013Il prossimo anno Jessica Pratt affronterà Tancredi, un nuovo debutto rossiniano. “Il ruolo di Amenaide è il mio favorito sotto il profilo vocale, mentre Desdemona lo preferisco scenicamente e drammaturgicamente. Mi piacciono i personaggi che cambiano stati d’animo durante l’opera – sono un’amante delle complicazioni – soprattutto nel momento in cui ciò è trasmesso tramite il canto, ad esempio dovendo bilanciare dei suoni centrali con un’aria più acuta e dei picchettati; quando in recita eseguo degli staccati perfetti, ciò mi riempie di soddisfazione. Ci sono opere come Adelaide o Tancredi che hanno una vocalità più simile alla mia, altre, come Aureliano, sono ricche di insidie ma il personaggio è più interessante; poi cantare con Michael [Spyres, ndr] è favoloso, andrei sempre in scena con lui; e fuori dal teatro, quando ci sono la moglie e il figlio, mi diverto a fare la zia. A parte ciò, pur preferendo il Rossini serio, mi piacerebbe interpretare anche qualche commedia, oltre al Signor Bruschino che ho debuttato diversi anni fa”.
Pratt LuciaAmsterdam2014Nel repertorio di Jessica Pratt, accanto a tanta musica del compositore pesarese, ci sono due ruoli che occupano un posto molto speciale, Gilda di Rigoletto e Lucia di Lammermoor, tanto da essere ritenuta un punto di riferimento per questi due personaggi. “Sono due ruoli che danno molta soddisfazione dal punto di vista dell’interpretazione. Sono entrambe donne che decidono di lottare piuttosto di subire una vita senza amore. Cerco di rispettare la musica scritta e di dare sempre una ragione drammatica ad ogni nota, specialmente riguardo la coloratura: per quanto mi riguarda i vocalizzi si cantano la mattina a casa e mai in scena”.
Lo scorso anno il soprano australiano ha affrontato un altro titolo verdiano, Giovanna d’Arco, considerato un ruolo per voci drammatiche dai verdiani più tradizionalisti, ma storicamente eseguito da grandi belcantiste. “Dopo aver studiato la musica di quest’opera per un paio di mesi, ho deciso di cantare Giovanna d’Arco al Festival della Valle d’Itria di Martina Franca, poiché guardando lo spartito credo che un’esecuzione belcantista sia molto interessante e valida e può evidenziare maggiormente tanti punti interessanti della musica, pur non escludendo un’interpretazione drammatica. Non dimentichiamo che il soprano Erminia Frezzonlini, per cui Verdi scrisse I Lombardi alla prima crociata e Giovanna d’Arco, era grande interprete di Lucia di Lammermoor e L’Elisir d’amore. Più Giovanna si avvicina alla morte, più il canto sale e diventa celestiale, con tanti filati, dando così l’idea che si sta avvicinando a Dio. E il belcanto può portare alla luce la parte spirituale e fragile di Giovanna”.
Pratt RigolettoParmawithLeoNucciIl 17 maggio 2014 Jessica Pratt ha sostenuto un tanto atteso doppio debutto: il ruolo di Violetta ne La traviata, sulla scena lirica australiana. “È stato strano cantare a Melbourne. C’erano mamma e tutti gli amici di scuola, ero emozionatissima, ma è stata un’esperienza bellissima e tornerò il prossimo anno, anzi, vorremmo creare un rapporto più duraturo. Inoltre la parte di Violetta mi ha spinta per la prima volta ad usare dei suoni più brutti, anche di petto, ma che danno un maggiore trasporto emotivo e più intensità drammatica; il momento li stava richiedendo e mi sembrava giusto così. Era da molto tempo che i teatri mi chiedevano di debuttare La traviata, purtroppo succede spesso che vogliono imporre dei ruoli che noi cantanti non reputiamo giusti e ho lottato molto per dire di no. Quest’anno, con qualche anno in più, avendo iniziato a eseguire dei passaggi che mi piacciono di più, ho finalmente deciso che era arrivato il momento di vestire i panni di Violetta”.
Tra poche settimane, arriverà anche il debutto in Cleopatra, nel Giulio Cesare di Georg Friedrich Händel. “Sono molti anni che la mia insegnante attende questo momento. Sono molto felice di poter interpretare questo ruolo, che sto studiando minuziosamente, cercando di eseguire al meglio lo stile barocco”.
Pratt SonnambulaIl 2015 invece si aprirà all’insegna di Bellini, prima con I Capuleti e i Montecchi al Teatro la Fenice di Venezia, poi con I puritani all’Opera di Firenze. “Nonostante il mio amore per gli altri autori, Vincenzo Bellini occupa il posto d’onore anche se, devo ammettere, la mia opera preferita è Lucia di Lammermoor. Bellini chiede un forte controllo di fiato e legato: forse si potrebbe dire che la cosa più importante per Verdi sia la parola scenica; per Rossini e Donizetti il controllo e l’uso delle varie tecniche di coloratura; ma per Bellini è la linea di canto ad essere la chiave essenziale per interpretare le sue opere. Personalmente lo ritengo il compositore più straziante dal punto di vista sentimentale; mi trovo incantata dalla sua malinconia e dalle sue emozioni astratte; ci sono momenti di pura bellezza che per me, per un attimo, fermano il mondo intero”.
Häendel, Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi. Ma anche Mozart e Puccini. Lo scorso anno Ines ne L’Africaine di Giacomo Meyerbeer. “Penso che questo compositore debba essere eseguito di più; mi piacerebbe vedere più spesso anche Robert le Diable e Les Huguenots, ma i grand-opéra sono costosi da allestire e forse questo è parte del problema; anche la mancanza di cantanti specializzati nel repertorio crea problemi. Poi credo che il pubblico sia caduto nella pigrizia di voler vedere sempre le stesse opere; si sa benissimo che rappresentando Carmen o La Bohème il teatro venderà molti biglietti, mentre rischiano di non vendere per le opere sconosciute. Certe opere sono giustamente sempre in repertorio, ma se non allarghiamo il palato ogni tanto rischiamo di perdere delle bellezze straordinarie”.
La perizia tecnica di Jessica Pratt le permette di frequentare repertori che, seppur apparentemente simili, hanno difficoltà specifiche differenti. “Non metto alcun ruolo in voce, ma studio i miei vocalizzi ed esercizi di fiato ogni giorno, studio la parte senza cantarla e quando la conosco bene la canto in voce, ma non prima. Quando si canta ben impostati e sul fiato, senza mai gridare, ma usando gli armonici, si può arrivare dappertutto”.
Pratt LuciaNaplesLucianoRomano2Purtroppo, nel mondo della lirica di oggi, essere un bravo e preparato professionista non significa esattamente avere la certezza di frequentare i palcoscenici più importanti. “I cantanti vanno ascoltati dal vivo e non soltanto su un’aria, come accade nei concorsi, che stanno acquisendo sempre più potere, sfruttando e pagando poco i vincitori, mentre chi fa davvero la professione è di conseguenza tagliato fuori. Si dice spesso che oggi non sono più i cantanti di una volta, ma io credo ci siano, mentre ciò che manca è il vero supporto, poiché gli attuali programmi sui giovani sono nati quasi tutti per fare economia sulle loro spalle. Sfortunatamente non ci sono più i rapporti con i pianisti che seguono un artista per tutta la vita e dunque è necessario essere semplici, umili e usare il cervello, ascoltarsi e sviluppare l’orecchio, poiché ci si può migliorare anche da soli. Purtroppo anche il mercato discografico sta rovinando molti cantanti con bellissime voci e grandi doti interpretative, solo perché vengono male nelle registrazioni o nelle immagini. Il microfono distorce il suono e toglie gli armonici, ma il teatro, la sala, assieme alle ossa del cranio, è il nostro strumento. L’opera, senza lo spettacolo dal visto e udito dal vivo, non ha davvero un senso. Ma poiché oggi viviamo in un mondo in cui tutti vogliono vedere o vivere situazioni estreme, bisognerebbe approfittarne per promuovere l’opera lirica: un cantante che passa un centinaio di coristi e altrettanti orchestrali è estremo! Non ci sono dubbi: l’opera è la forma d’arte più complessa che ci sia!”.
Nella vita di tutti i giorni “sono una persona molto tranquilla – conclude Jessica Pratt – a cui piace stare nella natura; e credo che sia nostro dovere tutelare i diritti umani e quelli degli animali; nel mio piccolo cerco di fare quello che posso, dove posso. Quando cantavo a Pesaro Adelaide di Borgogna nel 2011 ho adottato dal canile Federico da Montefeltro, che è un po’ sordo, gli manca un occhio, zoppica, ma è bellissimo! Ha viaggiato per un paio d’anni con me in Italia, ma ora è a casa perché è molto vecchio e stanco”.

 

FOTO GENTILMENTE CONCESSE DA JESSICA PRATT

- CANDIDE, ROMA 2012, FOTO DI CORRADO M. FALSINI

- CIRO IN BABILONIA, PESARO 2012, FOTO DI EUGENIO PINI

- RIGOLETTO , SIVIGLIA 2013

- LUCIA DI LAMMERMOOR, AMSTERDAM 2014

- RIGOLETTO, PARMA 2012

- LA SONNAMBULA, VENEZIA 2012, FOTO DI MICHELE CROSERA

- LUCIA DI LAMMERMOOR, NAPOLI 2012, FOTO DI LUCIANO ROMANO

 

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