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BetuliaLiberata SilviaLelli3 luglio 2012. Nel repertorio del tenore americano Michael Spyres, Rossini è il compositore più presente, da ruoli come Lindoro de L’Italiana in Algeri, Don Ramiro de La Cenerentola e Giannetto de La gazza ladra, fino a Rodrigo de La donna del lago, Baldassarre di Ciro in Babilonia e Otello, riuscendo a far convivere nella propria carriera le diverse vocalità. “La scrittura vocale di Rossini è sempre costruita dal punto di vista del cantante. Credo che il compositore pesarese abbia capito, più di ogni altro, il modo in cui lavora la voce umana. Il problema è che oggi il pubblico, i melomani, ma anche molti addetti ai lavori non sono abituati ad ascoltare la tecnica con cui tali opere sono state composte. Ad esempio il ruolo di Arnold nel Guglielmo Tell è molto difficile per ogni tenore moderno che canta col nuovo metodo di usare la voce di petto oltre il sol; inoltre occorre essere molto attenti e capire il delicato bilanciamento che sussiste tra il suono eroico e quello lirico, richiesti lungo tutta la partitura. Penso che Rossini abbia spinto la voce umana fino al limite, infatti per la sua scrittura occorre usare voce di petto, voce mista e occasionalmente falsetto. Il mio primissimo debutto rossiniano in effetti è stato Lindoro, un ruolo da contraltino, poi ho iniziato il repertorio da bari tenore con Alberto de La Gazzetta e Otello. Fin dagli inizi ho continuato a spaziare avanti e indietro, tra un estremo e l’altro, nelle varie vocalità tenorili e molte persone sostengono che bisogni eseguire soltanto una tipologia di repertorio, ma personalmente sono sempre stato dell’idea che se si è convincenti nel canto e nell’interpretazione fisica di un personaggio, non ci dovrebbero essere ostacoli o particolari motivazioni per non eseguirlo. Ognuno ha delle convinzioni ed ognuno sente qualcosa di differente nel canto di ogni artista, ma so per certo che nessun ruolo può rovinare una voce, poiché ho cantato ogni parte lungo lo spettro del registro tenorile e bari tenorile. Solo il canto malsano può essere dannoso per la gola e le corde. Anch’io sono d’accordo sul fatto che alcuni cantanti siano più adatti ad un certo tipo di repertorio, ma se guardiamo agli interpreti del passato, è possibile notare una grande varietà che oggi in molti etichetterebbero come impossibile. Ad esempio Jean de Reszke, considerato uno dei cantanti più eleganti della seconda metà del XIX secolo, nel 1891 al Covent Garden interpretò Don Josè, Faust, Raoul, Lohengrin, Walther von Stolzig, Otello, Jean de Leyden e Roméo, senza menzione di particolari differenze”.

CiroinBabiloniaPesaro Eugenio_PiniSpesso presente nei due Festival più importanti dedicati a Gioachino Rossini, Pesaro e Bad Wildbad, Michael Spyres ha sempre sognato di appartenere a questo mondo. “Quando avevo 21 anni desideravo, un giorno, di cantare a Pesaro e condividere il palcoscenico con i grandi interpreti del belcanto. Sono un grande debitore nei confronti di Bad Wildbad, che mi ha dato la prima opportunità di cimentarmi con questo repertorio, ciò per cui oggi sono maggiormente conosciuto. Il pubblico e l’amministrazione del Festival amano davvero Rossini e il belcanto ed è evidente che per questo ora festeggiano il XXV anniversario con la messinscena di Guillaume Tell, eseguito nella sua partitura integrale per la prima volta nella storia. Un’altra grande gioia per me è stata quella di cantare con uno dei miei eroi, Chris Merritt (Candide di Leonard Bernstein alla Vlaamse Opera di Anwerp, ndr) il cui lavoro è stata una delle maggiori motivazioni che mi ha spinto verso questo tipo di canto. Guardo spesso vecchi video, oppure ascolto le registrazioni dei suoi trionfi a Pesaro ed è stata una vera rivelazione apprendere che aveva iniziato come baritono, cercando poi di muoversi verso il registro tenorile. Dopo averlo ascoltato ho capito che quello era il tipo di repertorio che avevo bisogno di affrontare e il cantante che volevo diventare. Ma al di là dei grandi interpreti che hanno calcato le scene pesaresi, sono gli enormi sforzi del ROF, nel preservare e restaurare le tradizioni del belcanto, le vere ragioni per cui oggi ho una carriera. Ho provato per diversi anni ad interpretare il repertorio più popolare, ma ho trovato la mia nicchia solo grazie all’impegno di persone che sono state influenzate dal lavoro che si svolge a Pesaro. È pertanto un vero onore per me essere stato scelto per la prossima stagione per interpretare il ruolo del titolo dell’ultimo capolavoro rossiniano che manca nel catalogo delle riprese storiche: Aureliano in Palmira”.

candideMichael Spyres ha recentemente debuttato Leicester in Maria Stuarda alla Washington Concert Opera, ma momentaneamente non ha altri progetti relativi a questo tipo di repertorio. “Vorrei cantare altro Donizetti o Bellini, ma non mi è ancora stato offerto molto in merito a questi due compositori. Ho soltanto eseguito la versione tedesca di Viva la Mamma (Le convenienze ed inconvenienze teatrali, ndr) di Donizetti a Vienna, La favorita a Londra e Lucia di Lammermoor in Minnesota. Vorrei anche cantare qualcosa di Bellini, ma per ora ho debuttato solamente Beatrice di Tenda alla Carnegie Hall di New York. È vero che mi sento particolarmente a mio agio nel cantare Rossini, ma se si presentassero altre opportunità di cantare Donizetti e Bellini certamente le coglierei al volo e con grande gioia”.

Hoffmann Liceu_A_BofillAssiduo frequentatore anche del repertorio francese, con Auber, Berlioz, Gounod, Meyerbeer e Offenbach, il tenore americano può esprimere l’eleganza della musica d’oltralpe soprattutto grazie alla sua provenienza belcantista. “Sicuramente Rossini ha dato il più grande ed importante contributo a ciò che è diventato il grand-opéra. Sia Rossini, sia Donizetti hanno capito che le sfumature della parola e il suo impiego nello stile francese sono uno dei maggiori esempi di eleganza nella composizione e nella scrittura. Pertanto l’influenza di questi due grandi musicisti, oltre ad altri nati al di fuori della Francia, credo sia il motivo principale per cui il grand-opéra sia la sintesi perfetta degli stili musicali provenienti da nazioni diverse, che insieme producono una forma decisamente migliore dei repertori di provenienza. Meyerbeer è un grandissimo esempio in questo senso, poiché si è formato in Germania, poi ha studiato lo stile italiano nel Belpaese ed infine ha avuto i più grandi successi nelle composizioni nello stile francese. Credo che possiamo tutti imparare molto da questa lezione di multi nazionalismo”.

Seppur in punta di piedi, Michael Spyres si è avvicinato anche Mozart e Verdi. “Purtroppo noi cantanti non sempre riusciamo a debuttare i ruoli che vogliamo, ma gran parte delle nostre carriere è composta da ciò che ci viene offerto. Detto questo, Rossini è stato influenzato moltissimo da Mozart e, a sua volta, Verdi è stato influenzato moltissimo da Rossini. Tutti e tre questi compositori hanno veramente capito cosa può fare la voce e hanno scritto in accordo a ciò che i cantanti dell’epoca potevano fare. Dal canto mio, posso dire di sentirmi veramente comodo sia con Mozart, sia con Verdi”.

La damnation_de_Faust_Vlaamse_OperaIn questo momento di crisi per i teatri italiani ed europei, in molti credono che sia importante globalizzare la propria carriera. “Una volta un uomo saggio disse che l’amore è dove lo si trova e credo che questo sia vero. Ci sono luoghi meravigliosi e fiorenti sia negli Stati Uniti sia in Europa, ma per un cantante d’opera ci sono molte più opportunità e possibilità nel vecchio continente. Penso che questa crisi di cui tutti parlano sia un momento perfetto per unire le forze ed intensificare con determinazione la realizzazione di questa forma d’arte, aggregando persone e appassionati di tutto il mondo, senza alcuna necessità di scegliere quale è il Paese migliore o chi ama la cultura di più di altri. Questo tipo di atteggiamento esterofilo è di per sé un tentativo velato di patriottismo, che indebolisce l’impatto complessivo di ciò che è al centro dell’arte stessa. La parola Opera significa lavoro ed io per primo ritengo meravigliosa questa professione, che mi ha permesso di cantare in tutto il mondo, cambiando le menti e contribuendo ad aprire gli occhi della gente alla consapevolezza che l’arte è per tutti. È possibile trovare della buona e della cattiva arte in ogni Paese, così cerco di non scegliere, preferendo avere una visione più globale, in quanto non è stata nostra la scelta del luogo in cui siamo nati”.

MuettedePorticiBariNella vita di tutti i giorni Michael Spyres cerca di coltivare numerosi interessi. “Sono una persona abbastanza vivace che cerca di vivere in modo rilassato. Desidero sperimentare tutto ciò che mi è possibile nel breve tempo che siamo fortunati di essere in vita. Amo leggere in merito alla scienza, la commedia, l’arte e la giustizia sociale. La cosa più bella di essere un cantante lirico è la possibilità di esprimere sul palcoscenico tutte le passioni della vita reale. Mi sento molto fortunato di aver potuto imparare qualcosa, in merito al mondo presente e a quello passato, in quasi tutti i ruoli che ho interpretato. Amo la mia famiglia e i miei amici e sinceramente non potrei essere più felice della mia vita”.

FOTO GENTILEMNTE CONCESSE DA MICHAEL SPYRES:
W. A. MOZART, BETULIA LIBERATA, SALISBURGO 2010
G. ROSSINI, CIRO IN BABILONIA, PESARO 2012
L. BERNSTEIN, CANDIDE, ROMA 2012
J. OFFENBACH, LES CONTES D'HOFFMANN, BARCELLONA 2013
H. BERLIOZ, LA DAMNATION DE FAUST, ANVERSA 2012
D. AUBER, LA MUETTE DE PORTICI, BARI 2013

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