Intervista ad Alberto Gazale

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gazale amonasro_parma_2012_aParma, 25 gennaio 2011. Più volte definito dalla critica “il baritono verdiano erede della scuola italiana” e allievo prediletto del tenore Carlo Bergonzi, Alberto Gazale ha compiuto il suo debutto nel 1998 al Teatro Regio di Parma interpretando Un ballo in maschera, cui hanno fatto seguito La battaglia di Legnano nel 1999 e Rigoletto a Busseto nel 2000.

Assente da oltre un decennio dal palcoscenico parmigiano, il celebre artista sassarese, acclamato e applaudito in tutto il mondo, è stato chiamato a vestire i panni di Amonasro in Aida, all’apertura della Stagione Lirica 2012. “Sono molto onorato di tornare al Teatro Regio di Parma, un teatro che amo moltissimo, che mi ha fatto nascere artisticamente, mi ha premiato e seguito in tutte le fasi più importanti della carriera. Un teatro che ancora vanta un pubblico di grandi appassionati e grandi esperti a cui va tutto il mio rispetto e la mia gratitudine. Per me Parma è sinonimo di Giuseppe Verdi. Sono contento di riabbracciare quell’acustica unica al mondo e di farlo ora con tanti anni di carriera sulle spalle e tante opere verdiane macinate nei più prestigiosi palcoscenici del mondo. Naturalmente il mio pensiero non può che andare al mio grande amico Salvatore Licitra, che ci ha lasciati così ingiustamente e che con me ha mosso i primi passi proprio sulle assi brucianti di questo meraviglioso teatro”.

Gazale Forza_Vienna_2011Interprete versatile, Alberto Gazale è eccellente protagonista di numerosi capolavori da I puritani a Lucia di Lammermoor, da Nabucco a Otello, da Pagliacci a Francesca da Rimini. “Ho sempre preferito lavorare in estensione: per arrivare ad avere un proprio stile occorre affrontare i diversi repertori. La tecnica è una, ma va attentamente adattata ai ruoli che si cantano, affrontandoli in maniera responsabile e consapevole. Il nostro studio è difficile, soprattutto nel saper accomodare i vari personaggi, l’interpretazione e lo stile di canto alla prassi esecutiva e alla collocazione temporale dei titoli che si vanno ad eseguire, oltre ai luoghi in cui si rappresentano. Ad esempio a Parma, come in altri teatri di grande tradizione, c’è un pubblico che possiede orecchie molto attente e non si accontenta certamente dei decibel. Arrivano interpreti da ogni dove, ma spesso non sanno a cosa vanno incontro. Alcuni di loro sono straordinari, artisti nati in contesti particolari, ma che frequentando i teatri più importanti del mondo si sono persi, anche stilisticamente, come spesso accade anche nello sport e nel calcio. Noi italiani dobbiamo proteggere il nostro patrimonio e dobbiamo essere noi a indicare agli altri come vorremmo venisse eseguito il nostro repertorio, del quale siamo depositari. Abbiamo avuto un’eredità immensa, solo per la semplice fortuna di essere nati in Italia e abbiamo il solo compito di difenderla, sostenerla e approfondirla. Non ci possiamo piegare all’uso improprio, anche stilistico, che talvolta ci viene imposto. Personalmente ho sofferto molto questo lungo distacco dalle Terre Verdiane, dove c’è un pubblico che sa ascoltare, dove c’è un vero rapporto tra la città e il patrimonio musicale del più grande operista di tutti i tempi”.

gazale rigoletto_firenze_2009Acclamato dalle platee più importanti, dagli Stati Uniti al Giappone, in opere che spaziano dal belcanto al verismo, Alberto Gazale non ha un ruolo prediletto. “Un baritono pensa principalmente al suo rapporto con i personaggi ed ha la grande fortuna e possibilità di differenziare e passare da un contesto psicologico all’altro, dal buono al cattivo, dal cornuto allo sciupa femmine, con l’enorme privilegio di spaziare quasi quanto nel teatro di prosa. Quando interpreto un ruolo nuovo, poi lo lascio maturare, lo lascio crescere dentro di me, con l’esperienza e l’età. Passare dal verismo al belcanto, dal Verdi giovane al Verdi maturo, è ciò che mi dà elasticità vocale. Se la tecnica è buona e non ci si rompe la voce, si possono fare diverse cose, l’importante è studiare molto e mantenere una certa disciplina. Il mio è un mestiere che si fa di giorno in giorno, pertanto ciò che mi attrae è esattamente ciò che non ho ancora debuttato. Ad esempio, per quanto mi riguarda, considero Falstaff un punto di arrivo, sia dal punto di vista del canto, sia dell’interpretazione. Ci sono vecchie e nuove generazioni che hanno già detto tanto in merito a questo personaggio, quindi non è semplice poter dire e dare qualcosa di nuovo. Mi piacerebbe portarlo in scena con un grande regista e un grande direttore, per comunicare e trasmettere qualcosa che sia veramente al servizio di Shakespeare e di Verdi, che certamente ti danno un aiuto al 95%, ma c’è un 5% di personale che posso dare io. In effetti ho aspettato tanto tempo prima di debuttare Scarpia proprio per questo, per avere l’occasione di portare qualcosa di mio”.

Gazale Trovatore_Avenches_2006Come ogni artista che si rispetti, anche Alberto Gazale desidera costruire qualcosa di concreto e tangibile. “L’opera va vissuta in teatro e noi cantanti siamo destinati a non lasciare nulla, se non i ricordi nella gente, ma che verranno cancellati dalle generazioni successive. Il sogno di ognuno di noi è quello di portare qualcosa di reale, che sia diverso da una semplice registrazione DVD. Ciò che io ho iniziato a fare, con un certo meccanismo ed un certo risultato, è la partecipazione [come docente principale di tecnica vocale e interpretazione, responsabile artistico e presidente onorario (ndr)] all’Accademia Musicale Aimaro. Ritengo che sia molto importante, a un certo punto della vita, fare qualcosa per gli altri, soprattutto per i giovani. Credo molto nel tesoro dell’esperienza e della tecnica italiana e, affinché non si perda, sono fermamente convinto che vada trasmessa. Io ho avuto la fortuna di studiare con Carlo Bergonzi e a mia volta sento il dovere di fare altrettanto. In molti hanno intrapreso una strada simile alla mia, ma tanti altri avrebbero dovuto farlo e invece non l’hanno fatto”.

gazale amonasro_parma_2012_bTutt’altro che vittima della recessione culturale che coinvolge l’Italia e forse anche l’Europa, Alberto Gazale pensa che si possa fare qualcosa di diverso. “La mia opinione è che si è data un’immagine distorta di quella che si crede essere una crisi. È vero che in televisione non si vedono altro che scemenze, o che in certe città si disertano vergognosamente i teatri, ma è altrettanto vero che parlando con la gente si percepisce qualcosa di differente, ci sono tanti laureati e c’è tanto spessore intellettuale, anche prescindere dal livello scolastico raggiunto. Sinceramente non parlerei di degrado culturale, ma di una volontà consumistica di farlo credere, per far pensare che la cultura non serva e che sia troppo ed inutilmente costosa, oltreché difficile da vendere perché apparentemente senza profitto. Ogni persona che amministra denaro pubblico ha il dovere e la responsabilità di restituire servizi in maniera capace, onesta e trasparente e il teatro non deve essere un’eccezione. Ciò che si dovrebbe fare davvero per superare questa crisi apparente è ridurre gli sprechi dove e se esistono, ma credo che spesso il problema sia anche la mancanza di competenza e la sudditanza ad ingerenze esterne. Paghiamo tasse da record e abbiamo tutto il diritto di avere i teatri funzionanti. La soluzione non è abbassare i budget, ma spendere bene tutto, in modo efficace. Francamente noto che c’è sempre più spesso una presenza massiccia di giovani, credo dunque che i teatri debbano diventare dei luoghi di aggregazione, un’alternativa all’oratorio e allo stadio, e non delle scatole chiuse da aprirsi soltanto durante gli spettacoli. Quando si coinvolgono i bambini, si vede subito che vengono rapiti e stregati, con amore. Bisognerebbe farli lavorare con i registi, i musicisti e i cantanti, giocando a fare gli artisti, poiché puoi amare il teatro solo quando lo fai, migliorando di conseguenza le qualità umane, le capacità di apprendimento, la disciplina e l’educazione. In questo modo ci sarebbero meno sbandati e si formerebbe il pubblico di domani. Il teatro è vita e c’è davvero tutto, manca solo la volontà di mettersi al servizio degli altri. All’Accademia Musicale Aimaro, grazie al finanziamento della Fondazione, abbiamo fatto un intero anno di lavoro e non soltanto qualche lezione e qualche concerto. Con l’aiuto di tanti abbiamo avuto la forza di muovere qualcosa e abbiamo ottenuto dei risultati concreti, per il futuro di tutti”.

 

FOTO GENTILMENTE CONCESSE DA ATELIER MUSICALE, ROBERTO RICCI
- AIDA, AMONASRO, PARMA, 2012
- LA FORZA DEL DESTINO, DON CARLO, VIENNA, 2011
- RIGOLETTO, FIRENZE, 2009
- IL TROVATORE, IL CONTE DI LUNA, AVENCHES, 2006
- AIDA, AMONASRO, PARMA, 2012

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