Intervista a Carlo Colombara

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Colombara_Macbeth_Bruxelles_2010Bergamo, 12 novembre 2010. Carlo Colombara è oggi ritenuto una delle voci di riferimento del registro basso in tutto il panorama lirico internazionale, soprattutto nel repertorio verdiano, ma anche le sue incursioni nel belcanto, da Il barbiere di Siviglia a I puritani, da Norma a Lucia di Lammermoor, e nell’ambito della cultura francese, da Faust ai recenti Les contes d’Hoffmann, sono state sempre accolte con un plauso unanime di pubblico e critica. In oltre venti anni ha lavorato con i direttori e i registi più importanti del mondo operistico, e continua ad ampliare il suo repertorio – in cui convivono Monteverdi e Puccini, Stravinsky e Montemezzi, oltre ai già citati Rossini, Bellini, Donizetti e Verdi – mosso dal suo spirito artistico eclettico e dalla grande vocazione per il canto e il teatro. È partendo da questi presupposti che ad ottobre ha vestito i panni di Don Giovanni per la prima volta al Teatro del Giglio di Lucca, poi al Teatro Coccia di Novara e al Teatro Donizetti di Bergamo. “È ovviamente un debutto importantissimo, in una parte che sognavo di interpretare da molto tempo” ci ha detto il basso bolognese. Colombara_Don_Giovanni“Nel 2012 festeggerò i 25 anni di carriera e sono contento di poterci arrivare con un repertorio che include questo personaggio, perché da sempre è stato un mio obiettivo. Cantare Don Giovanni è stato come arrivare in cima all’Everest, un sogno fatto realtà e la prossima estate lo riprenderò al Festival di Savonlinna, dove l’anno scorso ho debuttato Mefistofele. Dal punto di vista interpretativo il dissoluto mozartiano mi ha ricordato più un diavolo che un seduttore come Casanova: è un mascalzone, un assassino, un vero cattivo e prevale molto di più l’aspetto demoniaco che quello sensuale e seduttivo. Questi ultimi due anni sono stati molto impegnativi, l’anno scorso ho debuttato Escamillo in Carmen alle Terme di Caracalla e Mefistofele di Arrigo Boito a Savonlinna, quest’anno Don Pasquale a Peralada e Lindorf, Coppelius, Dr. Miracle e Dapertutto ne Les contes d’Hoffmann a Nagoya. Sono tutti ruoli importanti, che per fortuna mi hanno dato grande soddisfazione e dal punto di vista personale si tratta di traguardi che mi ero prefissato molto tempo fa, a cui sono arrivato con lavoro e determinazione. Fanno parte della mia tessitura e del mio modo di cantare, ma sopratutto sono parti che mi piacciono tantissimo. In particolare il repertorio francese mi affascina da sempre: l’ho affrontato per la prima volta con Faust di Charles Gounod a Oviedo nel 1991, ruolo che ho poi ripreso a Genova, Torino e Zurigo. Anche la chanson française mi è sempre piaciuta moltissimo, tanto che l’ho scelta per il mio primo disco recital Rencontres, edito da Dynamic, con compositori come Duparc, Faurè, Hahn, Ibert, Poulenc e Ravel”.
Colombara_Don_PasqualeIl timbro di voce potente, ampio e profondo di Carlo Colombara, unito ad una grande capacità di comunicazione e convincenti doti di attore, gli assicurano un posto d’onore nei teatri di tutto il mondo e la sua vocalità agile ed elastica gli permette di passare con facilità da un repertorio all’altro. “In realtà la tecnica di base è la stessa – ci svela l’artista – e ovviamente anche la mia voce, che ha delle caratteristiche proprie. Ciò su cui si deve lavorare è lo stile, adattandosi ai cambiamenti di colore e studiando in modo diverso, anche se è complicato, senza forzare. Nelle parti maggiormente baritonali ad esempio i colori sono più chiari, oppure in ruoli come Don Giovanni ci sono molti recitativi, che richiedono un tipo diverso di stile, imitando il parlato pur sempre cantando, eppure senza una linea di canto. Esemplare in questo senso è il recitativo tra Don Giovanni e Zerlina, in cui sono contenuti un numero enorme di colori, ancor più che nel duetto. Credo quindi che più che rimettere un ruolo in voce, quello che si deve fare è rimetterlo in testa”.
Colombara_MefistofeleCarlo Colombara, pur amando interpretare personaggi di diversi repertori, dal barocco al contemporaneo, è conosciuto dal pubblico di tutto il mondo soprattutto per le sue esecuzioni verdiane e ha sempre riscosso successi clamorosi nello stile del compositore bussetano, grazie ai quali ne viene riconosciuto come uno dei migliori interpreti. “Verdi è sicuramente il mio pane quotidiano, è un compositore che amo e con cui mi sento totalmente a mio agio, e mi piace molto essere considerato un basso verdiano, avere questa etichetta. Siamo in un periodo storico nella lirica in cui molte voci, anche se bellissime, difficilmente si creano un’identità ben riconoscibile; per questo ritengo un onore essere identificato come basso verdiano. Uno dei ruoli che mi ha dato più soddisfazioni in questi anni è il sacerdote Zaccaria di Nabucco. L’ho debuttato a Palma de Mallorca nel 1994 e da allora ho avuto la fortuna di cantarlo nei più importanti teatri del mondo, tra cui La Scala di Milano con la direzione del grande Riccardo Muti, il San Carlo di Napoli, l’Arena di Verona, oltre a Berlino, Ginevra, Ravenna e Zurigo e quest’anno lo interpreterò a New York, Vienna e Bruxelles. Nel panorama attuale sono poche le voci che possono spaziare dal fa diesis acuto al fa grave; purtroppo mancano vocalità drammatiche e molto estese che possano affrontare il ruolo, anche per questo sono onorato di poterlo cantare in tutti questi teatri. Un altro dei miei ruoli preferiti è Filippo II di Don Carlo: l’ho cantato per la prima volta nella mia città nel 1998 e con questo personaggio ho debuttato a La Maestranza di Siviglia. L’aria “Ella giammai m’amò” è un vero e proprio ritratto psicologico di una intensità ineguale. In questa ideale classifica il terzo sarebbe Attila, a pari merito con in Fiesco in Simon Boccanegra: entrambi sono ruoli molto importanti. Attila l’ho debuttato a Macerata nel 1996, Fiesco a La Coruña nel 1990, poi interpretato anche a Tokyo, Torino, Parigi, Monaco di Baviera, Mahón, Napoli e Zurigo. Colombara_Ernani_Zurigo_2009Fiesco mi ricorda la figura paterna e autoritaria di Zaccaria, o dello stesso Filippo II, mentre Attila è un personaggio complicato, contemporaneamente potente e timoroso, e forse come tessitura è il meno basso dei ruoli verdiani, poiché in molti aspetti si avvicina di più alle corde baritonali. Potrei andare avanti ancora, perché ho debuttato gran parte dei protagonisti di Verdi, da Ramfis di Aida al Padre Guardiano di La forza del destino, ma vorrei concludere citando Messa da Requiem, che ho cantato un centinaio di volte in teatro. Sono particolarmente affezionato a questa composizione perché l’ho cantata anche a Napoli con Luciano Pavarotti, in quella che è stata la sua ultima interpretazione del Requiem. Un ricordo che mi è veramente carissimo”.
Considerando gli ultimi importanti debutti, oggi Carlo Colombara si trova al punto d’incontro tra la genialità di Mozart, l’eleganza di Bellini, il romanticismo di Donizetti, la drammaticità di Verdi e la passione di Puccini. “Se potessi vorrei scegliere la passionalità di Puccini – prosegue l’artista – ma per basso non ha scritto quasi nulla purtroppo. La mia voce si adatta bene alla drammaticità dei ruoli verdiani e in questo momento sento molto l’esigenza di tornare a cantare Verdi, di riprendere il mio stato naturale e rientrare nel mio colore. Questi ultimi due anni sono stati veramente un tour de force e Don Giovanni è stato ovviamente molto impegnativo, pertanto sento ora di dover tornare nella centralità della voce. È importante imparare a non affaticare la corda per non andare incontro a schiarimenti”.
Carlo Colombara conclude svelando che ogni volta che calca un palcoscenico “metto tutto me stesso e tutto l’impegno possibile sullo scenario per cercare di dare al pubblico lo spettacolo migliore che posso offrirgli”.

FOTO GENTILMENTE CONCESSE DA FIDELIO ARTIST:
MACBETH, GIUSEPPE VERDI, BRUXELLES, 2010
DON GIOVANNI, WOLFGANG AMADEUS MOZART, TEATRO DEL GIGLIO DI LUCCA, 2010, FOTO FILIPPO BRANCOLI PANTERA
DON PASQUALE, GAETANO DONIZETTI, PERALADA, 2010
MEFISTOFELE, ARRIGO BOITO, SAVONLINNA, 2009, FOTO TIMO SEPPÄLÄINEN
ERNANI, GIUSEPPE VERDI, ZURIGO, 2009, FOTO SUZANNE SCHWIERTZ

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