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gp_parodi_ernaniBusseto, 7 ottobre 2010. Verdi è un autore che adoro, probabilmente quello che preferisco, che sento più vicino alla mia sensibilità – ci ha detto Giovanni Battista Parodi, che veste per la prima volta i panni del Re degli Unni a Busseto in occasione del Festival Verdi 2010 – ogni ruolo che studio, di qualsiasi compositore, mi fa scoprire un mondo nuovo, e me ne innamoro sempre, ma il senso teatrale della musica verdiana è, a mio avviso, ineguagliato ed ineguagliabile".

"Cantare nelle sue terre mi da una grande emozione e mi fa capire tante cose sulla sua opera: i colori che si vedono, i profumi che si sentono, le persone che si incontrano per strada rimandano indietro di un secolo e mezzo. Ricordo ancora molto bene la mia prima esperienza bussetana: La forza del destino nel parco di Santa Maria degli Angeli, con la luna che illuminava la chiesa al momento di attaccare “La Vergine degli Angeli”: ho finito il brano con grande fatica, tanta era la commozione”.
Il basso di origine genovese torna al Festival Verdi dopo il successo ottenuto nella produzione di Oberto, Conte di San Bonifacio del 2007. “Oberto e Attila non sono malvagi né buoni assoluti, ma semplicemente uomini, con tutto ciò che ne consegue: amano, odiano, ridono, piangono, sono in salute o malati, ma sono sempre gli stessi uomini e credo che Verdi avesse questo ben presente quando ha tratteggiato i caratteri di tutti i suoi personaggi. Potrei citare Silva, Fiesco, Giovanni da Procida e tanti altri ancora: in essi convivono sentimenti opposti, che si manifestano diversamente ed è compito nostro metterli in luce attraverso l’interpretazione”.
gp_parodi_capuletiGiovanni Battista Parodi si è cimentato con numerosi ruoli di diversi repertori, dal barocco al contemporaneo, dall’Incoronazione di Poppea di Monteverdi a Vita di Tutino, passando attraverso il belcanto di Rossini, Bellini e Donizetti, il romanticismo di Verdi e il verismo del Novecento. “Ho sempre evitato di assegnarmi un’etichetta, poiché trovo sia giusto sperimentare varie strade e quindi stili differenti. Al giorno d’oggi specializzarsi in un unico repertorio è controproducente, mentre riuscire ad ampliare il proprio bagaglio di esperienze e spaziare su vari autori è utile e arricchisce. Mi sento molto vicino alla produzione verdiana e in generale a tutto il melodramma italiano e francese dell’Ottocento, ma amo particolarmente anche la musica barocca, che è sempre scritta assai bene, è molto comoda per le mie corde e, se è diretta correttamente, è un esercizio fondamentale per noi cantanti nell’utilizzo, nel gusto e nel significato della parola cantata, anche per tutti gli altri stili. gp_parodi_obertoLo stesso Verdi, che ha attinto da Rossini, Bellini e Donizetti, aggiungendo un po’ di sangue della Bassa Parmense, disse: “tornate all’antico e sarà un progresso”. Il suo linguaggio è certamente diverso da quello dei predecessori, ma è sempre belcanto, anche nelle opere successive alla trilogia popolare, che non può essere vista come uno spartiacque. In Simon Boccanegra certe pagine sono ancora di chiara derivazione belliniana, ma con un sapore diverso e più innovativo. È incredibile come nel duetto finale tra Simone e Fiesco si senta il profumo del mare e mi riempie di orgoglio sapere che Verdi scelse Genova come sua seconda dimora, all’epoca città molto dinamica e sede del porto più grande d’Europa, punto d’incontro e confronto di diverse culture, da cui forse egli attinse. Inoltre trovo sempre stimolante e fortemente motivante intraprendere nuove esperienze con la musica contemporanea, sia per piacere, sia per curiosità, anche se è spesso difficile per la grande diversità nei confronti del mio repertorio d’elezione”.
L’artista ligure sta conducendo una carriera brillante da ormai un decennio e “credo sia giunto il momento di iniziare a fare sul serio” ci ha detto sorridendo. “Qualche tempo fa Roberto Scandiuzzi mi disse di non buttarmi in certi ruoli impegnativi finché non mi fossi sentito pronto e vocalmente a posto. Non voglio diventare routinier, desidero continuare a spaziare e mantenere la varietà, ma penso sia giusto cominciare ad affrontare certi personaggi, senza pretendere di interpretarli ovunque o nei teatri più importanti, e accettando con dignità i momenti e le situazioni differenti che si possono creare nel corso della carriera, avendo il massimo rispetto per i colleghi, per il pubblico e la critica”.

FOTO GENTILMENTE CONCESSE DA GIOVANNI BATTISTA PARODI:
ERNANI, GIUSEPPE VERDI, TEATRO REGIO DI TORINO, 2007, FOTO RAMELLA & GIANNESE
I CAPULETI E I MONTECCHI, VINCENZO BELLINI, OPERA DI PARIGI, 2008
OBERTO CONTE DI SAN BONIFACIO, GIUSEPPE VERDI, TEATRO GIUSEPPE VERDI DI BUSSETO, 2007, FOTO ROBERTO RICCI

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