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Daniela_Dess_1Parma, 5 ottobre 2010. La coppia più amata del mondo della lirica torna sul palcoscenico del Teatro Regio di Parma, in occasione del Festival Verdi 2010, con un’importante produzione de I vespri siciliani, opera debuttata ed interpretata in una sola circostanza nel 1988 a Barletta da un giovanissimo Fabio Armiliato, e nel 1996 a Roma – nella versione francese – da Daniela Dessì.

“Quando ho vestito i panni di Arrigo per la mia prima ed unica volta ero ancora molto acerbo, con alle spalle soltanto quattro anni di carriera – ci ha detto il tenore genovese – inoltre era tradizione eseguire le opere con dei tagli notevoli, sono quindi molto contento di rimettermi in discussione attraverso questo ruolo, in una città stimolante come Parma. L’aver debuttato questo ruolo in un momento di immaturità, mi permette oggi di affrontarlo come se fosse la prima volta, ma con un bagaglio di esperienza tecnica ed artistica differente, soprattutto con uno studio ed una ricerca continua sullo spartito e sul personaggio. Ho accettato questa sfida, per me molto importante, perché non mi accontento mai, pur rendendomi conto della difficoltà della tessitura, solo apparentemente simile ad altre opere, come La forza del destino che ho da poco eseguito a Vienna, ma decisamente più complessa, continuamente orientata verso l’alto, non sempre sfogata, con un forte impiego di drammaticità, soprattutto nel tema centrale del rapporto padre-figlio, ma di conseguenza anche nella relazione con Elena. Inoltre la partitura è penalizzata da un libretto infelice, con tantissime parole e frasi poco musicali, difficili da memorizzare e da cantare”.
Daniela_Dess_3Daniela Dessì è concorde in merito alla complessità di questo titolo e spiega le insidie della parte del soprano, dove si deve “legare un drammatico di agilità ad un lirico, ricco di accenti e di colori, di piani e pianissimi, di forti e fortissimi, di acuti, sovracuti e basse, con una tessitura impervia che va dal fa diesis al do diesis, correlata da un personaggio difficile, ma simpatico, da classica eroina verdiana. All’inizio dell’opera occorre superare immediatamente l’ostacolo e affrontare la grossa responsabilità dell’aria di apertura, la canzone del marinaio, che è un’aria bellissima, di furore, tipicamente verdiana, ma il vero scoglio, da eseguirsi dopo tre atti lunghi e faticosi, è nel quarto, con una romanza interamente incentrata sui piani. Il bolero nel finale è purtroppo completamente avulso dal resto dell’opera, forse è stato inserito da Verdi solo a dimostrazione dell’abilità nelle agilità e nelle colorature dell’interprete dell’epoca, ma non si sposa bene col personaggio di Elena. Soprattutto è molto faticoso, con il diapason del 2010 e non quello dei tempi del Maestro, interpretarlo proprio nel quinto atto. Questo ruolo non si crea certamente con due note, ci vuole molto di più ed è un rischio, una scommessa a cui ho acconsentito e farò del mio meglio per cantare come si deve, tentar non nuoce. Inizialmente non volevo accettare di partecipare a questa produzione, ma sono nata verdiana, porto Parma nel cuore, ho studiato in questa città, mi sono diplomata in questo conservatorio e non ho potuto rifiutare. A gennaio tornerò per La forza del destino, ma col tempo mi piacerebbe aggiungere altri titoli di Verdi nel mio repertorio, come Macbeth, di cui amo la grinta”.
Fabio_Armiliato_1Anche Fabio Armiliato, che ha recentemente debuttato Rodolfo in Luisa Miller a Zurigo, è in procinto di cimentarsi con altri ruoli, tra cui Il corsaro a Bilbao nella produzione del Teatro Regio di Parma e Otello a Liegi, oltre a riprendere Un ballo in maschera a Montecarlo e Il trovatore al MET per festeggiare i suoi vent’anni di carriera nel teatro newyorkese. “Mi sarà impossibile arrivare ad interpretare tutti i 27 titoli verdiani, ad esempio sarei un presuntuoso ed irresponsabile se volessi cantare Fenton, anche se posso annoverare Falstaff nel mio repertorio, poiché nel lontano 1981, prima ancora di intraprendere la carriera da solista, ho vestito i panni del Dr. Cajus. Ma a parte gli scherzi, i percorsi artistici di un professionista non sono mai fini a se stessi, bensì una combinazione di eventi e possibilità che portano avanti la carriera. Noi cantanti non possiamo inventare nulla, ma abbiamo il compito ed il dovere di fare il nostro meglio e di valorizzare il più possibile lo spartito. In questo momento della mia vita mi sento molto soddisfatto delle recenti rappresentazioni de La forza del destino a Vienna, in quanto sento il ruolo di Alvaro disegnato appositamente per la mia voce. Se dovessi desiderare un ulteriore debutto, sceglierei certamente I masnadieri”.
Daniela_Dess_2“Quando si interpreta un personaggio verdiano bisogna capire e avere ben presente che Verdi ha un linguaggio proprio e ben preciso – dice Daniela Dessì – che va seguito ed incanalato, senza la possibilità di andare liberamente. Non occorre necessariamente che la voce sia grossa, ma deve essere duttile, ricca di colori, di accenti e di fraseggi ed è importante eseguire tutto ciò che Peppino scrive nelle partiture. Ogni volta che canto in un’opera verdiana, mi sembra di avere studiato ancora un po’ di tecnica vocale e questo mi riempie di soddisfazioni”.
Verdi è un grande Maestro di teatro e di vocalità – prosegue Fabio Armiliato – e raramente si sbaglia nell’approccio ad un suo personaggio. Il taglio psicologico ed emotivo sono sempre al servizio della linea vocale e si deve essere molto disciplinati, continuamente, mai approssimativi. Ho trovato in questo compositore degli insegnamenti che sono fondamentali nel processo evolutivo di un cantante, poiché imparando a lasciarsi condurre nella sua linea teatrale, si arriva a trasmettere tutta la forza del melodramma con la giusta competenza stilistica. Purtroppo i giovani di oggi non comprendono l’importanza di uno studio approfondito e se hanno dei problemi, soprattutto col passaggio, nell’eseguire un ruolo, lo abbandonano per cantarne altri, ma non è il modo di affrontare gli ostacoli, che invece possono essere superati solo con l’insistenza dello studio”.
Fabio_Armiliato_2Coppia affiatata nella vita, Daniela Dessì e Fabio Armiliato, da una decina d’anni hanno scelto di intraprendere un determinato percorso artistico, che li vede spesso insieme sui più importanti palcoscenici di tutto il mondo, pur mantenendo separate le rispettive carriere. “Abbiamo scelto questa strada – continua il celebre tenore – senza mai auto incensarci, lasciando entrambi un grosso segno di coerenza, dimostrando di essere sempre al servizio dello spartito, della musica e del teatro. Per noi è una gioia, ma anche un dovere, continuare a battere sui veri valori della cultura, cercando di distruggere le idee, i preconcetti o i diritti acquisiti che oggi stanno sgretolando il sistema teatrale”.
“La crisi della cultura mi sembra ormai internazionale – interviene Daniela Dessì – con i mass media che monopolizzano l’attenzione e creano miti in tre minuti, per poi distruggerli soltanto in due. Ciò che passa è il messaggio della facilità con cui si ottiene tutto, senza più bisogno di studiare, di faticare, basta cogliere l’attimo. I ragazzi a scuola non vengono più bocciati, vengono sempre protetti e perdonati, ma non è certo il modo di dare il buon esempio, anzi si disgregano i veri valori umani e si contribuisce a creare uno stato meno acculturato ed indubbiamente più facile da gestire. Recentemente si sta cercando di prendere in mano la situazione, ma sono solo vani tentativi, poiché spesso accade che le persone che governano e amministrano non possiedono la giusta competenza e preparazione. Ed è esattamente ciò che accade nei teatri. Il compito degli artisti e delle persone di cultura è quello di trasmettere un certo messaggio, mentre in molti si dedicano esclusivamente all’auto celebrazione, pensando che i teatri siano a loro uso e consumo, ma contribuiscono solamente a dare un’immagine distorta della realtà. In questo mestiere non si devono prendere le scorciatoie, ma ci si deve dedicare allo studio, anche se è difficile e faticoso”.
Fabio_Armiliato_3“La crisi culturale di questo sistema che non funziona più è ormai irreversibile – conclude Fabio Armiliato – si tende continuamente ad aggiustare, a rattoppare, ma la rottura definitiva prima o poi è inevitabile. Si è cercato di richiamare finanziamenti privati attraverso la costituzione delle Fondazioni, ma a causa delle difficoltà e degli eccessivi costi di gestione si è sempre prodotto troppo poco e la buona immagine di cui dovrebbero godere gli investitori viene a mancare, spingendoli a non concedere più aiuti economici. Non sono pessimista, ma bisogna iniziare a pensare diversamente, ricordandosi che la cultura vive attraverso le manifestazioni, richiamando le persone che stanno perdendo la voglia di andare a teatro, altrimenti la situazione è destinata al tracollo”.
La professionalità, l'arte e la celebrità di Daniela e Fabio non nasconde la loro umanità e soprattutto la loro umiltà. Hanno parlato col cuore e sanno emozionare e commuovere anche fuori dal palcoscenico, poiché si mostrano reali, senza maschere, esseri umani ordinari, e questa è la loro straordinarietà.

FOTO OUTUMURO-FIDELIO ARTIST, ANTONI BERNARD-FIDELIO ARTIST

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