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Damato113 Aprile 2020. Intervista ad Adriana Damato, soprano di fama internazionale, che gentilmente ha voluto dialogare con noi, in forma virtuale, in questo difficile momento storico.


Scritto da Marco Faverzani | Giorgio Panigati

 

 

 

Sig.ra Damato, in questi giorni è uscita la compilation della colonna sonora del film “Creators: The Past” che sarebbe dovuto uscire in tutti i cinema il 19 marzo. Nella colonna sonora è presente, oltre a diversi brani in cui ha prestato la sua voce, anche il brano “Bolero” cantato interamente da lei. Ci racconti di questa esperienza: come è nata l’idea? Cosa significa per un artista lirico essere chiamato a dare voce alla colonna sonora di un film? 
La proposta di collaborazione nasce in una calda giornata d’estate durante una passeggiata in riva al mare in seguito ad una chiamata del poliedrico Piergiuseppe Zaia, non un semplice regista cinematografico, ma un uomo che ha masticato lirica studiando come tenore al conservatorio di Milano e intraprendendo gli studi di direzione e composizione. Zaia è dunque il regista del film “Creators The Past”, nonché il compositore della colonna sonora. Non è stato il caso a farlo giungere a me, ma una scelta ponderata e voluta, con una ricerca dettagliata di trovare una vocalità che potesse dare un forte impatto alla sua composizione “Bolero”, un brano irto di notevoli difficoltà in virtù della grande estensione. Dopo la sua inaspettata telefonata ascoltai la base musicale di “Bolero” e me ne innamorai subito, fu così che in quel momento guardai il mare e scrissi Bolero sulla sabbia, "Bolero” era già dentro di me.damato2
Per un artista lirico essere chiamato a interpretare una colonna sonora di un film è come essere stato mandato nello spazio nel senso vero della parola trattandosi di un film dal tema fantastico, una dimensione altamente diversa dal teatro, ma che ho affrontato con la stessa preparazione e concentrazione del teatro, credo sia un arricchimento ulteriore dopo l’esperienza teatrale. Ricordo il momento in cui ho registrato presso gli studi di Artuniverse a Ivrea tra le montagne, alla presenza di Bruce Payne, uno degli attori più famosi del film accanto Gerard Depardieu e William Shatner. E’ stata una serata indimenticabile, si registrava stando attenti ad ogni minimo dettaglio come se stessi debuttando un’opera nuova. Fu una notte insonne e magica sotto un cielo stellare. Appena l’emergenza coronavirus sarà passata, "Creators The Past” approderà in tutte le sale cinematografiche e avrà anche un tour internazionale della colonna sonora etichettata Sony.
Il film “Creators: The Past”, come abbiamo detto, non è potuto uscire a causa del periodo di chiusura forzata di tante attività, tra cui anche i cinema, disposta dal governo. Qual è il suo punto di vista da artista sulla drammatica situazione attuale? Quali sono gli effetti immediati e prospettati, anche in termini economici, sulla sua esperienza professionale? 
Stiamo attraversando una situazione socio-sanitaria drammatica sotto tutti i punti di vista e in tutti i settori che coinvolgono l’arte. Penso che il primo obiettivo da raggiungere sia il salvaguardare lo stato fisico di ognuno di noi, poi quando tutto questo sarà passato si potrà ricominciare a tornare alla normalità anche sul piano economico. Non avere il palcoscenico sotto i piedi in questo momento per noi artisti significa operare nell’oscurità, il teatro senza la gente non è il teatro, abbiamo bisogno di tempo per rialzarci e penso che l’emergenza coronavirus abbia rimandato tutto a tempi migliori, ed è anche un segnale di forte ripresa in cui i lati umani saranno diversi, ci si vorrà più bene e la musica gioirà con noi.
Facciamo ora un salto temporale e ripercorriamo idealmente la sua carriera: le esperienze sui palcoscenici internazionali, i ruoli verdiani affrontati nelle terre di Verdi, l’inaugurazione scaligera con la celeberrima Carmen diretta da Barenboim. Quali sono le produzioni che ricorda con maggiore affetto e per quali ragioni? Ritiene che la sua voce abbia mostrato maggiori affinità con qualche autore in particolare e per quale motivo? 
Questa domanda mi fa profondamente emozionare, perché una delle prime esperienze più importanti accadde proprio a Piacenza con l’Aroldo di Verdi e la regia del grande Maestro Pizzi. Questa produzione la ricordo con immenso affetto, è stato il mio debutto verdiano in Italia dopo aver vinto il “Concorso Voci Verdiane” a Busseto, un altro momento indimenticabile che porto nel mio cuore. Ricordo con emozione la sera del concerto dei finalisti del concorso presieduto Damato3da Josè Carreras, indossavo un completo rosso stile coreano che mi dovette procurare uno “sconosciuto” l’agente Mario Dradi, in mancanza di un abito da concerto non previsto in partenza perché ero sicura di ritornare a casa dopo la prima eliminatoria, ma la mia interpretazione di Giovanna D’Arco vinse in terra verdiana, credo che il mio cuore si sia fermato a Busseto, Piacenza e Parma nonostante tante altre esperienze teatrali internazionali che si sono succedute. 
Penso che la mia voce abbia mostrato sin da subito una particolare inclinazione nonché devozione per Verdi, anche se la mia formazione vocale è nata con Mozart, lo canto spesso per ritrovare la purezza vocale e la linea, mi piacerebbe molto debuttare Elettra nell’Idomeneo. Ritengo che Mozart sia l’autore in assoluto per formare un giovane alle prime esperienze con il canto.
Un luogo comune assai diffuso è quello che riguarda la rivalità tra tenore e soprano: ripensando alle varie produzioni che l’hanno vista protagonista, ci può confermare o smentire questa diceria su rivalità e veleni che sembrano talvolta animare i palcoscenici? Nel caso fosse vero c’è qualche sassolino che vorrebbe togliersi dalla scarpa? 
L’argomento in questione affonda le sue radici da tempo immemore sulle rivalità storiche tra la prima donna, il soprano e la vera prima donna, il tenore. Basti ritornare ai primi del secolo risalendo alla rivalità tra Caruso e Rosa Ponselle al Metropolitan, facendo un salto temporale di 40 anni alla rivalità tra Del Monaco-Callas, fino a giungere ai nostri giorni, Pavarotti-Ricciarelli.
Esiste ancora oggi rivalità tra i due protagonisti dell’opera ma per quanto mi riguarda non mi sono mai sentita rivale in ambito teatrale (forse in un'unica situazione con Amneris…). Ho sempre avuto grande stima e rispetto per i colleghi con cui ho stretto un rapporto lavorativo in teatro, attingendo tutta l’esperienza che potevano trasmettermi per imparare meglio. Forse se devo togliermi un sassolino dalla scarpa, l’unico momento in cui mi sono sentita scomoda è stato con un baritono…
Lei ha vinto, tra gli altri, il “Concorso Iris Adami Corradetti”, il “Concorso Voci Verdiane di Busseto” e “Operalia”, competizione fondata dal Maestro Plàcido Domingo e che ha contribuito al lancio di alcuni tra i più acclamati artisti internazionali. Ci vuole raccontare il suo rapporto con il maestro madrileno? Se la sentirebbe di esporci il suo pensiero circa lo scandalo che l’ha coinvolto la scorsa estate con l’accusa di molestie?
Ho avuto l’onore di conoscere il maestro Domingo a Roma per una preselezione per partecipare al concorso Operalia, una delle competizioni di canto più importanti al mondo fondata dallo stesso maestro. Ricordo con immensa gioia il mioDamato4 primo premio assoluto sul Lago di Costanza nel 2004 e il mio debutto al concerto finale nel duetto di Otello proprio con il maestro Domingo. Successivamente sono stata invitata presso la Los Angeles Opera per l’Opera Idomeneo nel ruolo di Ilia accanto al maestro Domingo che interpretava Idomeneo e fu in quella occasione che ho conosciuto umanamente questo straordinario artista. E’ stato un punto di riferimento per me che iniziavo a muovere i primi passi sui palcoscenici internazionali, ricordo le sue premure e l’umiltà con cui si poneva nel darmi consigli. In particolare non dimenticherò mai quando mi disse che nel momento in cui ritornavo a casa dovevo godermi il più possibile e stare accanto i miei genitori, perché il lavoro fuori avrebbe potuto allontanarmi da casa e che la sofferenza sarebbe stata un po' lieve nel momento in cui mi distaccavo da loro. Per quanto riguarda ciò che è successo la scorsa estate, circa lo scandalo che l’ha coinvolto con l’accusa di molestie, posso solo testimoniare che il maestro con me è stato come un secondo padre e non ha mai fatto pesare su di me giovane artista il peso della sua fama e del suo potere.
Veniamo ora alla sua attuale professione di docente presso il conservatorio “Tito Schipa” di Lecce. Cosa significa per un’artista che ha calcato i principali palcoscenici del mondo formare i cantanti di domani? Quali sono gli insegnamenti che ritiene i più importanti da trasferire ai suoi studenti? 
Attualmente mi onoro di insegnare presso il Conservatorio Tito Schipa di Lecce da 5 anni, feci domanda di insegnamento quasi per gioco, e fui chiamata quasi immediatamente. Ricordo che all’inizio per me fu difficile gestire questo nuovo mondo che aveva a che fare con giovani voci, ero sinceramente impaurita e smarrita. Poi tutto si assestò in maniera damato5naturale scoprendo che potevo insegnare ai ragazzi soprattutto a non avere paura, affrontando la strada del canto in maniera serena, senza frette e illusioni. Avevo capito che erano i ragazzi a insegnare a me qualcosa umanamente, la forza di non mollare e di sentirmi allieva in mezzo a loro. Ho trasferito in loro tutto quello che ho imparato tecnicamente dalla mia unica insegnante Katia Angeloni, e come dice la grande Raina Kabaivanska in una intervista rilasciata da lei, anche la gioia del dare e di annullarsi senza limiti per i giovani.
I cantanti del domani: facendo una rapida analisi delle qualità tecnica-vocali dei suoi alunni sarebbe possibile ipotizzare un parallelismo tra il livello di preparazione attuale e quello necessario (o richiesto) quando era lei a calcare i palcoscenici? Quale è oggi il profilo tipo dei cantante d’opera che si appresta al debutto? 
Domanda bella e complessa…ma vorrei rispondere in tutta sincerità. Credo sia difficile ipotizzare un parallelismo, oggi la nuova generazione è molto veloce ad apprendere i criteri del canto, attualmente il profilo di un cantante che si appresta al debutto è perfetto! Bella presenza, bella musicalità e bella voce, e soprattutto vengono fuori cantanti giovanissimi.Damato6 Questa “troppa” perfezione mi fa dubitare un pò… penso che attualmente si riesca a raggiungere la vetta velocemente anche per una sovraesposizione mediatica e in ciò inglobo i tanti vari talents show. I tempi sono cambiati, io mi sono fermata ai tempi d’oro della lirica quando si sognava davvero di poter calcare un prestigioso palcoscenico, quando entrare in conservatorio era selettivo e difficile. Credo si sia persa la magia e il fascino del ”divenire perfetti” anche nel cantare, quando era solo la voce a guidarti e riusciva a far emergere il cuore. 
La drammatica emergenza sanitaria nazionale e globale ha cambiato anche il volto delle scuole: si sente parlare di formazione a distanza e didattica on Line. Sono strumenti che trovano applicazione anche nel campo del canto vocale? Quali sono i vantaggi e quali gli spunti di miglioramento di queste metodologie?
Le scuole in questo momento stanno vivendo un serio dramma, perché gli allievi hanno bisogno come il pane della scuola, è un incentivo per sentirsi utili e l’allenamento costante serve a stimolarli per l’apprendimento. Il mettere in atto Damato7le lezioni a distanza è stata una iniziativa innovativa e grandiosa, ma purtroppo non tutte le materie possono trovare giovamento, e secondo me la prima a pagare dazio è la materia del canto la quale ha bisogno estremo di confronto ed esempio diretto da parte del didatta.
 
 
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