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In occasione della nuova produzione di Nabucco all’interno del Festival Verdi 2019, incontriamo Saioa Hernández, uno dei soprani più importanti e ricercati dell’attuale panorama lirico internazionale.

Saioa, lei ha avuto la possibilità di seguire gli insegnamenti di due grandissime cantanti: Renata Scotto e Montserrat Caballé che strumenti le hanno dato per affrontare in particolare le partiture verdiane con i loro temibili personaggi?
Entrambe sono state grandissime DAME dell’opera, e questo lo dico con tutto il senso possibile, e da persone e personaggi cosí si impara tantissimo anche solo a vedere com’é il loro atteggiamento col canto, con l’arte, con le persone, con lo studio. Questa sarebbe la prima cosa. Ma poi ci sono anche degli insegnamenti particolari come il canto sulla parola e con la parola, cioė, il canto che dà importanza alla parola ed il canto che si fa sulle parole, sul fiato, a fior di labbra. Ma la cosa piú importante di tutte è il rispetto per questa arte e per il pubblico.
A tema festivaliero, quali sono i personaggi verdiani che le piacerebbe debuttare?
Mi piacerebbe tanto debuttare Elisabetta del Don Carlo e Leonora di La forza del destino.Hernandez4
E in un gioco dell’impossibie quale personaggio non sopranile, anche maschile, le piacerebbe interpretare?
Mi piacerebbe tanto cantare Macbeth, ma anche Manrico, Eboli ed Amneris. Filippo II é anche un bellissimo ruolo.
Lei frequenta abitualmente il repertorio belcantistico e quello verdiano, quali sono gli aspetti migliori che lei prende dai due ambiti?
Il mio approccio al repertorio verdiano é sempre dal punto di vista belcantista. Verdi ha scritto belcanto e poi ha sviluppato questo belcanto in una serie di opere che sono diventate uno stile tanto unico da chiamarlo verdiano, ma sempre proveniente dal belcanto. Dal belcanto prendo la morbidezza, la flessibilità degli abbellimenti, dal verdiano l’eroicità, la bravura e gli accenti. 
Questi due ambiti musicali cosa le permettono di comunicare al suo pubblico? 
Hernandez2Entrambi mi apportano degli strumenti espressivi per trasmettere al pubblico delle emozioni attraverso diversi aspetti tecnici acquisiti nel cantare questo repertorio, e mi permettono di continuare a sviluppare uno strumento più ampio e più omogeneo e flessibile.
Parma, terra di musica e di eccellenza gastronomica, quali sono i suoi ingredienti segreti per la ricetta perfetta dell’interpretazione verdiana?
Bisogna avere un kilo di bravura, mezzo kilo di linea di canto, tre etti di dizione e di accenti, un buon pizzico di agilità e due cucchiai ben pieni di capacità interpretativa.
In alcune interviste ha dichiarato di apprezzare Laura Pausini, crede che il mix fra lirica e pop sia ancora qualcosa di sensato e possibile?
Sì certo, perché no? Mi piacciono tantissimo questi mix. Basta che le cose si facciano per bene e con eleganza,rispettando lo stile e gli autori. Sono tanti i cantanti lirici che hanno cantato musica leggera o popolare dei loro paesi, e se lo facciamo bene, non può altro che arricchire le nostre capacità. Ma bisogna farlo bene, anche al contrario. Poi, duettare con cantanti pop ecc. anche, perché no? Sono i mix pop-opera quelli più rischiosi, ma hanno anche il loro pubblico. É stato così che io mi sono avvicinata al canto lirico, come tanti altri.
Potrebbe rientrare nei suoi piani futuri un duetto in chiave pop, magari rivolto al pubblico delle nuove generazioni che la segue anche sui social?
  
Si, perché no? Mi piacerebbe tanto, ma anche includere dei pezzi leggeri o della musica del mio paese, ad esempio la copla ed altri nei miei concerti. Chissà, tutto dipende da come potrebbe reagire il pubblico.
La prima di Nabucco in questo festival è stata caratterizzata da grandi contestazioni verso la regia, accusata di discostarsi troppo dalla visione tradizionale dell’opera. Al di là del pubblico notoriamente tradizionalista di Parma, cosa pensa in generale di produzioni di questo tipo?
Io sono partita da questo tipo di creazioni più moderne e più lontane da quelle a cui siamo abituati. Bisogna capire che anche lo stesso Verdi é stato molto contestato all’epoca per essere stato molto avanti rispetto all’idea stilistica del momento. Bisogna andare con animo più tranquillo in teatro e cercare di farsi trasportare dall’universo e dall’idea che il registra ci propone. Anche noi cantanti tante volte arriviamo con un’idea preconcetta e durante le prove possiamo amare o odiare uno spettacolo o idea registica, ma se ti butti dentro quest’idea, escono delle cose bellissime che a volte nemmeno immaginavi. Con questo non voglio dire che non si debba protestare o dire: “questo mi piace o no”, ma sarebbe meglio aspettare la fine dello spettacolo per avere un’idea completa.
Esiste un limite da porre o all’invenzione registica si può concedere tutto?Hernandez1
Non si può concedere tutto, assolutamente no. Bisogna rispettare la musica ed il libretto. Noi siamo soltanto interpreti di queste meravigliose opere d’arte che ci sono state donate. Ma si possono fare le cose in chiave moderna o ambientazione temporale diversa da quella scritta sempre che si mantenga un senso ed un rispetto dell’idea generale del messaggio che si trasmette al pubblico. Se non si capisce ed il messaggio non arriva, siamo sulla via sbagliata.
Hernandez5Infine, chi è per lei Giuseppe Verdi?
Per me Giuseppe Verdi è innovazione, bravura, ed è il compositore che ha dato voce al popolo attraverso le sue opere, attraverso l’uso fantastico delle masse nelle sue composizioni, dove il popolo, Il coro e l’orchestra sono sempre i protagonisti assoluti. Per me Giuseppe Verdi è l’Italia.

 

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