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Parma, 10 ottobre 2019. Non è facile intervistare un mito della lirica, il soprano Mariella Devia, abbiamo il piacere di rivolgerle alcune domande in occasione del suo concerto “Verdi Romantico” nella cornice del Festival Verdi 2019, sicuri di fare cosa graditissima al suo vasto pubblico.  
 
Sig.ra Devia, dividiamo idealmente la sua carriera in tre parti: la prima dal debutto del 1973 a Treviso a quello scaligero del 1987, la seconda gli anni della grande fama internazionale e la terza a ridosso del nuovo millennio. Qual è per ogni periodo il ruolo più significativo da lei affrontato e l’aggettivo che sente più adatto a descrivere quel momento artistico? 
 
Non ho mai pensato di suddividere la mia ‘carriera’. E’ stato un percorso progressivo dettato dalle scelte di repertorio che sentivo maggiormente adatte alla mia vocalità. Alcuni ruoli – come Lucia, Gilda, Konstanze - mi hanno accompagnato per anni e per fortuna il repertorio che mi si addice coincide con i miei gusti musicali, quindi non mi sentirei di parlare di ruoli maggiormente significativi.
 
Il suo primo incontro con il Festival Verdi sarebbe dovuto essere nel 2003, nei primi anni della manifestazione, quando un infortunio le impedì di cantare I Lombardi alla prima crociata. Con il tempo,devia2 dentro di se, ha conservato una punta di rimpianto per quel mancato incontro? Esistono, oltre quelli da lei interpretati, altri personaggi verdiani a cui avrebbe gradito avvicinarsi? 
 
Certamente avrei avuto piacere di farlo, ma con un braccio appeso al collo sarebbe stato impossibile. Avendolo già preparato e non avendo più avuto occasione di poterlo interpretare in recita, ho mantenuto vivo quel ricordo continuando a cantare  le arie di Giselda in concerto.
 
 
Il Festival Verdi negli ultimi anni ha avuto la particolarità di usare come palco location evocative ma insolite: quest’anno ad esempio la chiesa in restauro di San Francesco del Prato. Fra una location dalla forte valenza evocativa e un teatro istituzionale che garantisca la perfetta acustica cosa crede sia meglio preferire? Nella sua carriera ha mai cantato in luoghi che l’hanno messa in oggettiva difficoltà? 
 
Gli spazi non abituali per gli spettacoli d’opera spesso sono suggestivi e indubbiamente hanno un grande fascino anche per il pubblico; si tratta comunque di rispettarli come luoghi storici e possono creare delle difficoltà da un punto di vista acustico. Mi riferisco in particolare alle Chiese nelle quali ho avuto modo di cantare, sia pur soltanto in forma di concerto. 
 
 
devia3Negli ultimi anni le regie teatrali sono sempre più innovative e lontane dalla tradizione, come si è visto anche nel Festival Verdi. Quale è il suo rapporto con la parte registica dello spettacolo? Come è cambiato secondo lei negli anni il modo di fare regia?
 
Per quanto mi riguarda le regie cosiddette ‘innovative’, se sono aderenti alla storia raccontata dalla musica e dalle parole, mi piacciono molto e non ho mai avuto problemi nell’affrontarle. Negli ultimi anni la parte visiva dello spettacolo ha acquistato sempre maggiore importanza e intendo non soltanto la regia, ma la scenografia, i costumi, le luci. Trovo che sia del tutto normale giacché viviamo in un’epoca in cui il predominio dell’immagine è prevalente in ogni aspetto della quotidianità.
 
 
Lei è considerata dalla critica e dal pubblico come una delle più grandi interpreti attuali del repertorio belcantistico, ma ha anche dato grandi prove nel campo verdiano. Come si deve porre una cantante rispetto a questi due mondi? Quale è il modo corretto di affrontare due repertori così differenti?
 
Direi semplicemente che il primo Verdi, che ho cantato subito dopo Mozart, Rossini, Donizetti e Bellini, non è poi così lontano dal contesto musicale precedente: semmai ne è la naturale evoluzione. Rimango nella mia convinzione che non esista un modo ‘corretto’ in astratto, ma che l’interpretazione viene solamente dopo uno studio approfondito dello spartito ovviamente tenendo conto delle proprie possibilità espressive.
 
 
Sappiamo che parte del suo tempo è dedicata all’ attività di docente: qual’è la chiave da passare ai giovani che permetta loro di capire ed affrontare Giuseppe Verdi? 
 
In genere tento di far capire ai giovani quale è il repertorio nel quale possono riuscire meglio, in base alle loro potenzialità. Se c’è una propensione verso l’opera verdiana suggerisco di approfondirla e di essere ben consapevoli dell’importanza del testo, delle psicologie dei personaggi e del contesto storico, cosa che del resto vale quando ci si cimenta con tutti i grandi musicisti.
 
 
Concludendo, chi è per lei Giuseppe Verdi?
 
Per me, oltre a essere quel grandissimo compositore che tutti conosciamo, è l’uomo che nel corso della sua lunga vitadevia4 seppe accostarsi a tutte le innovazioni che emergevano in quei decenni. Un intellettuale raffinato, capace di prevenire i tempi,circondandosi di personalità di spicco nei campi della letteratura, dell’ingegneria, dell’architettura, della botanica, delle arti figurative. Mi piace anche ricordare la sua generosità verso i musicisti, con la istituzione di Casa Verdi a Milano.

 

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