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INTERVISTA AL MEZZOSOPRANO BEATRICE MEZZANOTTE, IN SCENA AD ANCONA CON "LA TRAVIATA"

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b_200_150_16777215_00___images_beatrice-mezzanotte--adriano-maffei.jpgAncona, 18 settembre 2019. Il Teatro delle Muse di Ancona sta per preparare due nuovi allestimenti che arricchiranno la stagione lirica 2019. Uno di questi è "La Traviata" di Giuseppe Verdi, con il direttore Andrea Sanguineti sul podio, la regia di Stefania Panighini, le scene di Andrea De Micheli e i costumi di Veronica Pattuelli. L'appuntamento è un nuovo allestimento della Fondazione Teatro delle Muse in coproduzione con la Daegu Opera House della Corea del Sud e IMG Artists, la prima collaborazione in assoluto tra il teatro anconetano e un teatro dell'estremo oriente. OperaLibera ha intervistato una delle cantanti scelte per questa Traviata, il mezzosoprano marchigiano Beatrice Mezzanotte, cercando di saperne di più a pochi giorni dal debutto. Ecco le domande che le abbiamo posto:

 

b_200_150_16777215_00___images_70369803_10157896824960715_3903595131365752832_o.jpgCome stanno andando le prove? Questa prima collaborazione con un teatro dell'estremo oriente vi fa sentire il peso di una certa responsabilità?

Abbiamo lavorato molto bene e il clima è stato dei migliori. Il Teatro di Ancona ha una tradizione lirica pluriennale e ho trovato un ambiente iperprofessionale che ha reso tutto più semplice. A livello di messa in scena devo dire che si tratta di una Traviata non convenzionale, non abbiamo sentito tanto la responsabilità proprio per la leggerezza del clima lavorativo, più che altro c'è la responsabilità di fare qualcosa di nuovo e non visto.


Questa leggerezza è forse merito della regista Stefania Panighini, giovane e spesso descritta in maniera positiva da tutti i cantanti per il suo approccio?

Abbiamo lavorato benissimo con lei, forse una delle esperienze migliori. Stefania Panighini è estremamente esigente, oltre che preparata. Posso dire che è una delle registe più consapevoli e con le idee chiare con cui abbia collaborato finora. Non so quale sarà la risonanza tra il pubblico però di sicuro dietro alle sue scelte c'è uno studio incredibile, senza dimenticare il suo atteggiamento leggero e rispettoso. Quest'ultimo aggettivo sembra scontato ma non lo è, soprattutto quando si parla degli ultimi giorni di prove in cui solitamente ci si può aspettare di tutto.


b_200_150_16777215_00___images_70786005_10157896824925715_7696436477940465664_o.jpgIl tuo personaggio, Flora Bervoix, viene descritta ogni volta come una donna esuberante, frizzante e spigliata. Come ti stai preparando e che Flora vedremo ad Ancona?

Mi sono trovata un po' spiazzata. La mia unica esperienza con Flora è stata in Oman, dove questo personaggio era la classica maîtresse, la prostituta più famosa di Parigi in termini di anzianità, amica di Violetta e prodiga di consigli per via dell'età. Questa regia è completamente diversa, ecco perché ci si potrebbe chiedere il motivo di un mezzosoprano di coloratura per un ruolo che non lo è affatto. Stavolta si è pensato di renderla più giovane, un personaggio quasi invidioso di Violetta, quello che lei vorrebbe essere e che non è. Il "Solo?" di Flora quando Alfredo parla di ritornare in campagna con i soldi vinti al gioco viene normalmente trascurato, al contrario Stefania Panighini l'ha inteso come un interrogativo per "pungere" Violetta, al limite dell'umiliazione. In poche parole è una Flora che non avevo in mente, non avrei mai pensato di farla in questo modo ed è sicuramente più facile. Un personaggio più "pesante" mi avrebbe messo maggiormente alla prova. Confesso di avere un po' paura per il ritorno, non so che riscontro ci sarà a livello di pubblico e critica, però quello è il nostro lavoro.


b_200_150_16777215_00___images_ancona_2.jpgCom'è il tuo rapporto con Giuseppe Verdi? Ti ho ascoltata a Roma in "Suora Angelica" di Puccini: preferisci altri compositori per la tua vocalità?

Il mio rapporto con Verdi è inesistente. Ho studiato in precedenza il ruolo di Fenena, ma la vedo ancora come una sfida ambiziosa, mi sento un mezzosoprano di stampo rossiniano e mozartiano. La mia vocalità può essere considerata lontana dalle opere verdiane. Quando mi hanno proposto questa Traviata ho accettato volentieri perché adoro le sfide. Mi preoccupo di quello che la gente scriverà, ma dall'altra parte la mia testa mi dice di provare lo stesso. Il mio amore per l'opera è nato proprio con Verdi, ho conosciuto poca gente a cui non piaccia questo compositore, fa parte del nostro Dna, è fondamentale per la nostra cultura musicale. La Traviata, poi, è un caposaldo. Ce ne siamo resi conti alle prove: il titolo è sempre presente nei cartelloni, ma ogni volta lo rendiamo vivo, è un privilegio riproporlo nella sua immortalità.


Puoi parlarci dei tuoi progetti futuri?

Preferirei glissare su questa domanda. Ci sono dei progetti in corso, ma nessuna certezza, quindi ne riparleremo probabilmente in futuro.