Intervista a Marco Spotti

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Spotti_Masssimiliano_LasPalmas2010Parma, 1 settembre 2010.  “Sono sempre stato aperto a nuove proposte e all’idea di spaziare in vari repertori. Ogni volta lo faccio con piacere, purché si tratti di ruoli a me congeniali, tenendo presente che la mia voce può stare meglio in certi personaggi piuttosto che in altri”. Marco Spotti, basso parmigiano, che non avrebbe potuto prediligere altri compositori se non Giuseppe Verdi, per ovvie ragioni legate alle proprie origini e alla propria terra natale, dotato di una vocalità particolarmente scura ed ombrosa, ma allo stesso tempo cantabile ed armoniosa, è da sempre attratto ed incuriosito da ogni tipo di stile, da quello barocco monteverdiano a quello contemporaneo.

Verdi è sicuramente l’autore al centro della mia formazione e penso che mi accompagnerà per tutta la carriera. Lo amo profondamente e la mia voce si sente completamente a suo agio con la sua musica; intendo continuare a cantarlo approfondendo i ruoli già debuttati e spaziando verso nuovi personaggi non ancora affrontati. Allo stesso tempo mi sento stimolato nell’eseguire altri compositori. Orbazzano_Rof_2004Qualche anno fa ho accettato la proposta di Alberto Zedda di partecipare al Rossini Opera Festival, prima come Oroe in Semiramide, poi come Orbazzano in Tancredi, ad aprile ho vestito i panni di Balthazar nella versione originale francese de La favorite di Donizetti al Teatro Alejandro Granda del Callao di Lima e spesso mi trovo ad interpretare il Commendatore nel Don Giovanni mozartiano, ruolo che mi permetterà di debuttare al Covent Garden nel 2012. Ritengo importante avere stimoli nuovi, mettermi alla prova con avventure musicali differenti, studiare e spaziare in mondi e repertori diversi ed anche per questo ho accettato di eseguire al Teatro Real di Madrid il Conte di St. Bris ne Les Huguenots di Giacomo Meyerbeer e Seneca ne L’incoronazione di Poppea di Claudio Monteverdi. Le mie ambizioni sono naturalmente quelle del grande repertorio, ma considerato che sono convinto che la carriera deve essere lunga, ho sempre pensato di non dover bruciare le tappe cimentandomi subito con certi ruoli, senza la maturità vocale e psicologica necessaria. Sono contento di avere rinunciato anni fa ad interpretare certi personaggi che avevo deciso di accantonare e che sto iniziando ad affrontare solo oggi, con maggiore consapevolezza musicale ed umana. Oroveso_TeatroEuskalduna_Bilbao_Ottobre2009Alla base di tutto occorre sempre una certa intelligenza, che permette di eseguire una parte con serietà. Lo studio, la tecnica e l’analisi sono fondamentali prima di aprire bocca e cantare: ad esempio per Norma e La favorite utilizzo la voce in modo diverso che ne La forza del destino o in altre opere verdiane, dove per me è più comodo avere una cavità più ampia. Il motore è sempre lo stesso, ma la marcia da ingranare è differente, poiché la tessitura, la scrittura, l’estensione è diversa e quindi bisogna affrontare in altro modo certe zone di passaggio. Inoltre non è materialmente possibile essere sempre al 100% delle proprie possibilità fisiche, pertanto è necessario essere pronti ad usare la vocalità nella maniera giusta per salire sul palcoscenico. Noi cantanti siamo sicuramente dei privilegiati, poiché facciamo un lavoro che ci piace e che abbiamo scelto, anche se comporta molti sacrifici, ma lo amiamo ed è la nostra vita, quasi come se fosse una droga, poiché dopo un po’ che non si pratica viene a mancare. Credo sia giusto pensare alla nostra carriera come ad una forma di investimento sul futuro, per far sì che possa durare il più a lungo possibile, con un mezzo vocale in ordine; poi naturalmente sta ad ognuno di noi decidere oltre quale livello stabilire di non esprimersi”.
Procida_MassimoPalermo_2004Marco Spotti è presente da tempo sulle scene internazionali, dall’Europa, al continente americano e al Giappone, senza mai tralasciare i palcoscenici italiani dai propri impegni. “Purtroppo l’Italia sta vivendo un momento molto difficile in tutti i settori, che richiede grosse rinunce a chiunque, ma è molto importante rivedere la legislazione riguardante i teatri, poiché non è possibile arrivare al punto di privare un popolo della propria base culturale, anzi bisognerebbe fare in modo che sempre più persone possano avvicinarsi alle varie forme d’arte, permettendo ai giovani delle scuole di scegliere a quali filoni avvicinarsi, senza esclusioni o preclusioni elitarie, ma cercando di capire fin dove arrivano i propri interessi. Lo stesso vale per lo studio della musica, che dovrebbe essere obbligatorio, ma occorre cambiare i programmi per renderli più interessanti e curiosi. Tutti i ragazzini che vengono a vedere gli spettacoli lirici, ne restano entusiasti e favorevolmente impressionati, ne parlano bene e vogliono ritornare. L’opera è di tutti, è nata per il popolo, ma oggi è erroneamente considerata esclusiva o sorpassata, mentre il messaggio è sempre attuale, al di là delle mode, e si trattano temi comuni che valgono per tutti, anche in un mondo in continua evoluzione. Ognuno di noi può identificarsi e trovare qualcosa di sé nel tormento di un personaggio o in una gag buffa. Così come noi cantanti ci immedesimiamo in un ruolo, trovando nelle nostre corde uno stato d’animo che ci accomuna, così gli spettatori possono riconoscersi in un protagonista o in un momento musicale. In fondo sono emozioni e sentimenti che circolano”.

FOTO GENTILMENTE CONCESSE DA MARCO SPOTTI:
I MASNADIERI, GIUSEPPE VERDI, TEATRO PEREZ GALDOS DI LAS PALMAS, 2010
TANCREDI, GIOACHINO ROSSINI, ROSSINI OPERA FESTIVAL, 2004
NORMA, VINCENZO BELLINI, TEATRO EUSKALDUNA DI BILBAO, 2009
I VESPRI SICILIANI, GIUSEPPE VERDI, TEATRO MASSIMO DI PALERMO, 2004

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