Login
Berti_Calaf_Parma2007A Coruña, 29 agosto 2010. Considerato uno dei più importanti tenori del panorama lirico internazionale, Marco Berti sta percorrendo una brillante carriera nei principali teatri del mondo, dove si esibisce con una voce autorevole e la tipica bellezza del timbro all’italiana. Apprezzato dalla critica e richiesto dai maggiori direttori d’orchestra, il tenore comasco è in procinto di debuttare Otello di Giuseppe Verdi, ritenuto uno dei ruoli più temibili da tutti i professionisti della musica.

“È un’opera a cui mi avvicinai tre anni fa, quando Riccardo Muti mi ha voluto ascoltare in un’audizione. Pensai che se il Maestro mi ritenesse papabile per Otello, forse era il caso di affrontare seriamente la preparazione di questo capolavoro. Purtroppo non partecipai alla produzione con Muti, non avendo il tempo necessario per studiarlo approfonditamente, ma da allora mi dedicai con perseveranza all’ultimo capolavoro di Verdi, affrontando non solo la parte musicale, ma anche la componente librettistica, analizzando quindi la tragedia di Shakespeare, che completa imprescindibilmente il quadro dell’opera, poiché in Verdi alcuni tratti del personaggio sono acquisiti, ma indeterminati, mancando l’antefatto veneziano che illumina sulla vicenda militare e umana del Moro. Il presupposto del mio lavoro, pensato e applicato allo studio di questo ruolo, è che non ci si debba limitare all’indagine del personaggio in chiave letteraria, psicologica, musicale e vocale, ma ritengo essenziale anche il confronto con il lavoro svolto dai colleghi, ovviamente in rapporto con le linee guida indicate dalla regia, considerata l’importanza delle relazioni tra i protagonisti. In effetti si tratta di un lavoro complesso, che affronto contemporaneamente a più livelli. Dal punto di vista vocale, l’Otello di Verdi è considerato un’opera traguardo dalla maggior parte dei tenori. È basata sull’emissione stentorea, vi sono alcuni colori, alcune nuances, ma per lo più è richiesta una grande presenza vocale, ricca di armonici e dotata di un certo metallo. Berti_Radames_Barcellona2007Caratteristiche che fanno pensare alla mia vocalità: spero di non sbagliare, ma credo che sia un ruolo a me congeniale. Parlando della resa psicologica del personaggio, credo si debba evidenziare l’immagine di un uomo sempre vigile e attento, ma del tutto fiducioso nei confronti di chi crede essergli amico: Jago. Austero, impulsivo e sincero, Otello agisce e si comporta sempre senza malizie o ambiguità, credendo fermamente in sé stesso e nel proprio comportamento: è su questa debolezza, che costituisce parte del suo fascino etico e umano, che fa tragica presa l’insinuazione di Jago, quindi il tradimento. Di solito, quando m’immedesimo nella maggior parte dei ruoli che interpreto, riesco ad essere me stesso, pur dando vita ad un personaggio con un carattere definito e chiaro, seguendo un filo logico tracciato dal carattere stesso del melodramma e del libretto. Invece quest’opera mi porta ad urtare il mio carattere e a contrariare il mio buonsenso. Ad esempio alla fine del duetto con Desdemona in terzo atto, mi è davvero difficile rendere la reazione violenta di Otello nei confronti della moglie, quasi allucinato dalle parole dette poco prima e da lui credute false. Ma anche per questo è un’opera fantastica: la ricerca del personaggio sarà continua e chissà che cosa mi riserverà ancora in futuro”.
Rinomato interprete dei più importanti ruoli del melodramma italiano, dalla belcantista Lucia di Lammermoor alla verista La Gioconda, Marco Berti si è cimentato con diversi ruoli verdiani ottenendo forti consensi. “Ho iniziato con La traviata e Rigoletto per approdare ora ad Otello; nel mezzo ce ne sono stati tanti altri, tra cui Simon Boccanegra, Ernani, Un ballo in maschera e Aida. Amo profondamente i titoli del Grande Maestro, sia per la qualità della musica sia per il modo in cui sono scritti. Verdi non tradisce mai: per cantarlo bisogna essere padroni della tecnica, nulla deve essere lasciato al caso e tutto ha un senso logico. Verdi può essere paragonato a Mozart nella scrittura vocale. Non dico che sia sempre facile, ma il bello di questo lavoro è la ricerca continua della tecnica e del fraseggio; ogni volta si scopre qualcosa di nuovo in queste partiture, magari una piccola nota che stravolge il senso di quanto pensato fino a quel momento. Per interpretare Verdi occorrono canto spiegato, fraseggio, legato, lunghe frasi, sostegno tecnico. Io penso di applicare questi fondamenti, mi sento tenore verdiano, tant’è che adotto questi stessi principi anche affrontando gli altri autori. Non a caso nutro qualche reticenza sul repertorio verista, perché porta ad un canto istintivo e poco ragionato. Il canto all’italiana fa parte di ciò che siamo, del nostro retaggio come inventori dell’opera. Una mia vecchia maestra mi diceva spesso: «Se vai al mercato senti tante bellissime voci che invitano a comprare questo e quello: sono italiani che cantano». Ecco, anche questo è il canto all’italiana: voce bella, naturalmente, e padronanza della lingua. Udiamo spesso stranieri che dichiarano di cantare all’italiana, poi, alla prova dell’ascolto, niente doppie ed esse sibilanti. Certo bisogna anche essere dotati, ma il più delle volte il saper cantare all’italiana deriva da noi stessi, da chi siamo, dalla nostra lingua”.
Berti_Edgar_TorreDelLago2008Di origine comasca, Marco Berti si diploma nel 1989 al conservatorio Giuseppe Verdi di Milano e debutta nel 1990 a Cosenza nel ruolo di Pinkerton in Madama Butterfly, vincitore del concorso internazionale Giacomantonio. “Io sono abituato a lavorare a testa bassa per dare il meglio di me stesso. Una professione è costituita di grande studio, di sacrificio, di dedizione. Mai scoraggiarsi, questo è molto importante, e trovare sempre il motivo per andare avanti anche quando tutto sembra ostile. La carriera è fatta anche di occasioni, alle volte si tratta proprio di essere al momento giusto nel posto giusto. Se fossi rimasto a studiare a Como, dove sono nato e vivo, probabilmente l’opera sarebbe rimasta per me un grande hobby, invece mi sono trasferito a Milano in conservatorio e da lì è nato tutto: incontri, occasioni, voglia di mettersi in gioco ed eccomi qui”. Il successo si compone anche di “emozioni che porto nel cuore. Sono i ricordi di persone meravigliose incontrate nel corso di questi anni. Ognuno di loro mi ha dato qualcosa di positivo, mi ha fatto vivere esperienze indimenticabili che mi hanno permesso di crescere certamente come artista, ma anche come uomo. Poi c’è l’emozione di calcare le scene che hanno attraversato i grandi prima di me; talvolta mi commuovo, ma di nascosto: io resto sempre un orso, buono, ma orso! Ricordo la prima volta alla Scala durante una Lucia di Lammermoor nel 1992, un’esperienza che è rimasta viva nel mio cuore come se fosse accaduta ieri: non riuscivo a smettere di piangere quando sono uscito a prendere gli applausi, tanto era incredibile l’emozione provata”.
Berti_Manrico_CoventGarden2004Artista lirico di fama internazionale, Marco Berti si è cimentato con i teatri più importanti di tutto il mondo e con le culture di diversi paesi, senza mai dimenticare i palcoscenici italiani. “Cambierei tantissime cose nel mondo dell’opera, forse non solo in teatro. Comincerei con l’introdurre nelle scuole un po’ di cultura teatrale, abbinando alle materie letterarie lo studio di quell’espressione della cultura che è parte integrante della nostra identità di italiani, ossia il teatro e in particolare il melodramma. La grande crisi che viviamo oggi in Italia è appunto dovuta alla mancanza di preparazione del pubblico. Spesso s’incontrano persone meravigliate ed affascinate dalla loro prima volta all’opera, ma è paradossale che non conoscano un prodotto storico dell’eccellenza italiana riconosciuto in tutto il mondo. Inoltre, dopo i drastici tagli di risorse subiti dal mondo dello spettacolo dal vivo in generale, è piuttosto difficile parlare di crisi: questo è un funerale! Un ridimensionamento andava fatto, di questo siamo tutti consapevoli, ma forse bisognava dare prima delle regole, non tagliare fondi e basta. Sarebbe stato necessario aprire un tavolo di trattativa con le varie realtà e cercare di cambiare la situazione attuale, poi si sarebbe potuto anche intervenire con tagli finalizzati alla razionalizzazione del sistema. Si parla tanto di privatizzare, ma poi all’atto pratico nessuno fa niente; ad esempio si potrebbe fare come negli USA, dove un privato può destinare fondi al mondo dello spettacolo e detrarre tali finanziamenti dalle proprie entrate; sarebbe un modo per disporre di denaro senza subire gravissimi traumi economici come quelli attuali. L’opera è nata e si è sviluppata in Italia, è un must culturale del nostro Paese: all’estero ci stanno mostrando come far funzionare il sistema, ma noi non prendiamo minimamente in considerazione questa lezione. Berti_DonJose_Arena2003Cambierei poi un certo modo di fare opera alla tedesca, con allestimenti minimalisti e alle volte senza un senso logico, senza attinenza alcuna con la partitura dell’autore. Gli allestimenti devono essere tradizionali, pertinenti quanto meno al libretto, senza il bisogno di utilizzare scenografie vecchie e impolverate, ma possono e hanno l’obbligo di essere attuali, con una modernità coerente con l’opera che si va a rappresentare. Va sempre ricordato, infatti, che il compositore e il librettista hanno utilizzato un dramma scritto in precedenza e l’hanno modificato affinché tutto avesse un senso nella partitura musicale. Bisognerebbe inoltre combattere lo stato di diffusa ignoranza presente nei nostri teatri. A volte s’incontrano amministratori che non sanno assolutamente nulla di teatro, di musica, di voci, di libretti, nemmeno di gestione del personale. Il teatro è un mondo meraviglioso, ma anche un po’ a sé stante: esistono tantissime categorie di lavoratori, non solo nell’accezione sociale del termine, ma anche e soprattutto nel senso della specificità delle mansioni, quindi di una molteplicità di problematiche ben distinte e definite. Ad esempio, per dare la possibilità ai cantanti di provare durante il giorno, certi tipi di lavoro sono eseguiti di notte, come le luci di uno spettacolo o il montaggio di scene particolarmente complesse. Inoltre bisogna smetterla con gli allestimenti milionari, il periodo delle vacche grasse è finito: è dimostrato che si può fare l’opera anche con molto meno, senza sprechi, ma senza rinunciare ad allestimenti belli e sensati. Possiamo infine fruire dell’opera in forma concertante e chiudere gli occhi, costruire la scena con la nostra fantasia. Confesso che, nel vedere certi allestimenti, io faccio così!”.

FOTOGRAFIE GENTILMENTE CONCESSE DA MARCO BERTI:
TURANDOT, GIACOMO PUCCINI, TEATRO REGIO DI PARMA, 2007
AIDA, GIUSEPPE VERDI, GRAN TEATRE DE LICEU DI BARCELLONA, 2007
EDGAR, GIACOMO PUCCINI, FESTIVAL PUCCINIANO DI TORRE DEL LAGO, 2008
IL TROVATORE, COVENT GARDEN, 2004
CARMEN, ARENA DI VERONA, 2003

Collega la pagina al tuo social:

Cantanti

Previous Next
Intervista a MARIA JOSE' SIRI Milano 27 aprile 2018. Incontro la signora Maria José Siri in...
INTERVISTA A LUCA PISARONI Pesaro, agosto 2017. Internazionalmente conosciuto per essere...
INTERVISTA A PAOLO FANALE Marzo 2015. Già dal suo debutto nel 2007 frequenta i teatri...
INTERVISTA A DAVID ALEGRET Ferrara, febbraio 2015. Attualmente considerato uno dei...
Intervista a Carlo Colombara: Il canto mi ha riempito la vita ma mi piace anche recitare Catania, 2 dicembre 2014. Incontro il basso Carlo Colombara in...
INTERVISTA A JESSICA PRATT Pesaro, 24 agosto 2014. Reduce dal recente successo pesarese...
Intervista a Roberto Alagna: Otello risponde ai fans Orange, 26 luglio 2014. (Following French and English...
INTERVISTA A ROBERTO TAGLIAVINI Parma, 23 aprile 2014. Da dieci anni presente sulle scene dei...
INTERVISTA A CELSO ALBELO 5 agosto 2013. Considerato uno dei migliori tenori dell’attuale...
INTERVISTA A MICHAEL SPYRES 3 luglio 2012. Nel repertorio del tenore americano Michael...
INTERVISTA AD AMARILLI NIZZA Roma, 1 gennaio 2013. Interprete appassionata e sanguigna, votata...
INTERVISTA A SILVIA DALLA BENETTA Vicenza, 13 luglio 2012. Silvia Dalla Benetta, venti anni di...
Intervista a Guanqun Yu Parma, 26 marzo 2012. Rivelazione del Festival Verdi 2011, Guanqun...
Intervista a Désirée Rancatore Torino, 18 marzo 2012. Assente dal 2009 dal palcoscenico del...
Intervista ad Alberto Gazale Parma, 25 gennaio 2011. Più volte definito dalla critica “il...
Intervista a Maria José Montiel Milano, 30 dicembre 2011. Il mezzosoprano madrileno María José...
Intervista a Daniela Barcellona Abbiamo incontrato a Milano presso la sede della casa discografica...
Intervista a Carlo Colombara Bergamo, 12 novembre 2010. Carlo Colombara è oggi ritenuto una...
Intervista a Giovanni Battista Parodi Busseto, 7 ottobre 2010. “Verdi è un autore che adoro,...
Intervista a Daniela Dessì e Fabio Armiliato Parma, 5 ottobre 2010. La coppia più amata del mondo della lirica...
Intervista a Marco Spotti Parma, 1 settembre 2010.  “Sono sempre stato aperto a nuove...
Intervista a Marco Berti A Coruña, 29 agosto 2010. Considerato uno dei più importanti...
Intervista a Michele Pertusi Parma, 4 maggio 2010 “Giuseppe Verdi è il compositore più...

Visitatori

Visitatori oggi:458
Visitatori mese:7816
Visitatori anno:116158
Visitatori totali:320600

OperaLibera piace a...