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Pertusi-Don_Quichotte-Torino2003Parma, 4 maggio 2010

Giuseppe Verdi è il compositore più bistrattato nella storia della musica: era così capace di scrivere, che anche se eseguite male, le sue opere stanno sempre in piedi” così si esprime Michele Pertusi, con oltre un quarto di secolo di carriera alle spalle, in procinto di debuttare nuovi ruoli verdiani.

“Purtroppo siamo permeati da una vecchia tradizione nel canto e nell’interpretazione che non funziona più, oggi il vero problema non è cosa rappresentare del repertorio del Grande Maestro, ma come eseguirlo: non c’è più nulla da scoprire, ma occorre mettere in atto un profondo lavoro di ricerca. Pensando alla realtà di Parma, personalmente non trovo nessuna differenza tra l’attuale Festival Verdi ed una Stagione Lirica tradizionale, mentre al Rossini Opera Festival ad esempio, dove ho avuto l’onore di cantare per diverse edizioni, innanzitutto si sono create delle nuove generazioni di interpreti rossiniani, si sono riscoperti capolavori perduti, si sono realizzate delle edizioni e delle esecuzioni critiche, poi si è portato Rossini verso un modo di fare teatro più contemporaneo. Pertusi-Falstaff_vr_2005In Verdi purtroppo non ci si pone quasi mai il problema delle variazioni, né dell’espressione della voce e non si compiono a tale proposito sufficienti studi di approfondimento, nemmeno sullo spartito, dove lo stesso compositore aveva posto numerosi segni e indicazioni. Il compito di un Festival dovrebbe anche essere quello di mettere in scena delle esecuzioni che siano di riferimento, anche coinvolgendo le organizzazioni preposte come l’Istituto Nazionale di Studi Verdiani, invece sempre più spesso si manca del giusto approccio e ci si serve della musica, anziché essere al suo servizio, così l’arte, la cultura ed il teatro diventano soltanto dei mezzi di baratto politico”.
Pertusi-Assur-Roma-2005Dopo aver debuttato nel 1984, nel ruolo di Monterone in Rigoletto a Pisa, diretto da Bruno Bartoletti alla guida dei complessi artistici del Maggio Musicale Fiorentino, e nel ruolo di Silva in Ernani a Modena, Michele Pertusi ha collaborato con i direttori ed i registi più celebri, oltre ad aver calcato i palcoscenici più importanti del mondo, diventando un raffinato interprete mozartiano e del belcanto italiano, da Rossini a Bellini e Donizetti, oltreche acclamato protagonista verdiano e del repertorio francese. “Mi metto continuamente in discussione e ogni volta che mi accingo a riprendere un ruolo, o a studiarne uno nuovo, mi comporto come se dovessi ricominciare tutto da capo” continua l’artista parmigiano. “Non si possono tirare delle somme e non ci si può guardare indietro, se lo facessi sicuramente mi comporterei in modo diverso. Bisogna guardare sempre avanti, intraprendere nuove sfide e ho deciso, nel prossimo futuro, di dire la mia affrontando il debutto di nuovi personaggi, tra cui Zaccaria, Fiesco e Filippo II. Sempre più spesso si ascoltano italiani che cantano in italiese e stranieri in ostrogoto, ma credo che l’epoca del circo sia finita. Nell’opera lirica la voce deve essere messa in evidenza con il testo, la musica e l’interpretazione teatrale e vorrei provare a farlo in maniera completa. Pertusi_Faust_Parma2006Per Verdi la parola era molto importante e i libretti appartengono ad un linguaggio poetico che va pronunciato correttamente: perché noi cantanti lirici dovremmo essere sdoganati dalla dizione? Ovviamente abbiamo il problema della tecnica e non possiamo pretendere una pronuncia perfetta, ma dobbiamo mettercela tutta, soprattutto nei recitativi. Purtroppo oggi la massa è interessata a sentire soltanto grossi bombardamenti d’orchestra e urlatori che cantano tutto in forte, ma da buon servitore della musica io non sono d’accordo. La nostra professione deve anche essere una missione e dobbiamo cercare di trasmettere dei messaggi: non siamo indispensabili, né immortali o indimenticabili, mentre Verdi e le opere che ci ha lasciato non cesseranno mai di esistere”.
Insignito del Gramophone Award per Il turco in Italia e vincitore del prestigioso Grammy Award per Falstaff, secondo Michele Pertusi “in senso storico non si può concepire Verdi senza Rossini. La composizione, la drammaturgia, la musica e la teatralità verdiana sono passate attraverso lo studio dei suoi predecessori. Verdi passava il suo tempo sugli spartiti di Haydn e Mozart, è dunque possibile arrivare al canto e al teatro verdiano solo attraverso il barocco e il belcanto, non è pensabile il processo inverso, né arrivare a Verdi tramite il verismo, ciò che purtroppo spesso accade. Tutto il giovane Verdi è intriso di inflessioni belcantiste, addirittura in Oberto si intravede un percorso musicale quasi schubertiano. Nel mio futuro ci sono ancora progetti rossiniani, come L’italiana in Algeri e Le comte Ory, ma la voce si modifica e dovrò lentamente allontanarmi da questo repertorio, per il quale occorre un’elasticità incredibile e invecchiando diventa sempre più difficile”.

FOTOGRAFIE GENTILMENTE CONCESSE DA MICHELE PERTUSI:
DON QUICHOTTE, JULES MASSENET, TEATRO REGIO DI TORINO, 2003
FALSTAFF, GIUSEPPE VERDI, TEATRO FILARMONICO DI VERONA, 2005
ASSUR (SEMIRAMIDE), GIOACHINO ROSSINI, TEATRO DELL'OPERA DI ROMA, 2005
MEPHISTOPHELES (FAUST), CHARLES GOUNOD, TEATRO REGIO DI PARMA, 2006

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