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Paolo Fanale_Mignon_2012_2

Marzo 2015. Già dal suo debutto nel 2007 frequenta i teatri più prestigiosi del mondo, ma l’attenzione del grande pubblico si concentra su Paolo Fanale a partire dall’interpretazione di Roméo et Juliette di Gounod pochi anni dopo. Altri ruoli francesi appartengono al suo repertorio, tra cui Nicias in Thaïs di Massenet, Wilhelm in Mignon di Thomas, Hylas ne Les Troyens di Berlioz e la recente esecuzione di Nadir ne Les pêcheurs de perles di Bizet all’Auditorium Rai di Torino, trasmesso in diretta su Radio3 e in differita su Rai5 il prossimo giovedì 23 aprile alle ore 21.15. “Sento che sono molto a mio agio in questi ruoli e con questo tipo di scrittura, poiché contengono tutto ciò che applico quotidianamente nei miei esercizi di tecnica. Ho studiato molto la linea di canto francese, soprattutto la proiezione del suono per evitare la nasalizzazione, ma il fulcro di questo repertorio risiede nel fraseggio: l’eleganza spiccata e la musicalità sublime insite nella partitura devono essere trasmesse attraverso la voce e per eseguire i suoni richiesti bisogna sapere trattenersi, occorre cesellare ogni singola nota ed evitare di abusare delle mezze voci, dei falsettoni, ma anche delle spinte”.
Paolo Fanale_RomeoIl prossimo anno il tenore palermitano sarà impegnato in Francia e Svizzera in altri debutti, tra cui Faust di Gounod, Fernand ne La favorite di Donizetti e Raoul ne Les Huguenots di Meyerbeer, ma quello più imminente e atteso è il ruolo di Pelléas in Pelléas et Mélisande di Debussy all’Opera di Firenze, nel mese di giugno, a conclusione del 78° Festival del Maggio Musicale Fiorentino. “Iniziando a studiare questa opera, musicalmente lontana da tutti i canoni, distante dal repertorio che le sta accanto, ogni giorno mi rendo sempre più conto che il compositore estremizza i passaggi armonici che sembrano cozzare con la partitura, poi invece mi accorgo che collimano perfettamente. È un capolavoro, difficile, quasi impossibile e bisogna assolutamente concentrarsi e prepararsi nota per nota, poiché l’intero rapporto musicale è basato sulla parola, come se si trattasse di una discussione e non di canto, per cui occorre una grande preparazione tecnica, oltre al fatto che la tessitura è medio bassa, quasi da baritenore”.
Paolo Fanale_Don_Giovanni_FirenzePrima di vestire i panni di Pelléas, Paolo Fanale salirà sul palcoscenico del Teatro Comunale di Bologna nelle vesta di Tamino, personaggio che riprenderà la prossima stagione a Padova e Palermo. “Adoro questo ruolo, prima eroico e poi romantico, dove posso sfoggiare tutta la tecnica del canto francese attraverso il tedesco. In “Dies Bildnis ist bezaubernd schön” si può dimostrare tutto, è un asso nella manica ricco di colori e sfumature. L’ho debuttato a Oslo un po’ di anni fa, ma la mia voce era diversa, io stesso ero diverso, mentre oggi lo vorrei affrontare con maggior impeto e più calore. Talvolta è difficile contrastare le emozioni che si provano nell’interpretare certe meraviglie, ma è importante, per tenere rilassato l’organo vocale ed essere in grado di eseguire tutti i cromatismi possibili per commuovere il pubblico. Mozart è il compositore che mi ha insegnato a cantare, poiché nei suoi spartiti sfocia tutta la tecnica di canto e attraverso le sue arie posso sempre rimettermi in carreggiata. Talvolta l’impeto di alcuni ruoli può portarmi a spingere o a costringere certi suoni, poiché la veemenza dell’interpretazione lo richiede, l’organo risponde e lo si vizia inconsciamente, ma riprendendo Mozart posso tornare alla naturalezza, alla morbidezza, che non deve essere mai preclusa. Con “Dalla sua pace” da Don Giovanni riesco a rilassare la muscolatura, a risanare il punto di congiuntura tra il registro di petto e quello di testa, a riportare l’organo a essere sano e a funzionare perfettamente con la giusta tecnica”.
laclemenzaditito _2Il compositore salisburghese resterà una presenza assidua nel futuro del tenore siciliano, con Don Giovanni a Salisburgo e alla Staatsoper di Berlino, Così fan tutte alla Deutsche Oper, sempre a Berlino, nonché il debutto di Lucio Silla a Parigi e Vienna: “quest’opera è una meraviglia. È un Mozart un po’ insolito, per certi versi simile a quello che poi si ritroverà ne La clemenza di Tito. La tessitura del ruolo del protagonista è medio bassa, molto interessante e molto diversa da Don Giovanni e Così fan tutte. Sarebbe bello arrivare ad eseguire tutti i capolavori mozartiani e certamente io li accetterò sempre, poiché per me è come lavorare e studiare al tempo stesso”.
Paolo FanaleInterprete di “Una furtiva lagrima” e “Che gelida manina” durante la consegna della Laurea magistrale honoris causa in Musica e Spettacolo a Sir Antonio Pappano, Paolo Fanale è ancora accanto al celebre direttore nel Magnificat di Johann Sebastian Bach all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e in Gianni Schicchi alla Royal Opera House Covent Garden di Londra. Tra le altre performance future L’Elisir d’amore a Berlino, La traviata a Londra, Falstaff a Vienna e Faust a Losanna, frequentando così il più vasto repertorio del belcanto ad eccezione di Rossini: “forse non c’è mai stata una vera occasione di debuttare un’opera rossiniana, pur avendo eseguito altre parti di agilità, ma mi rendo conto che il focus della voce è differente nel canto del pesarese e ho un po’ paura di spostarlo. In effetti noi cantanti non ci possiamo permettere il lusso di fare tutto e dobbiamo scegliere ciò per cui la nostra voce si presta al meglio. Un tempo tutti cantavano tutto, ma oggi è diverso; non significa che ci si debba specializzare, ma è giusto rispettare certi canoni. Ci sono dei tenori rossiniani fenomenali ed è dunque inutile che io mi metta ad eseguire un Rossini mediocre. Non ha senso aggiungere titoli al repertorio solo per aumentarne il numero, non è una gara. Ma non nascondo che in futuro mi piacerebbe debuttare qualche ruolo del Rossini serio da baritenore”.
Paolo Fanale_2La carriera di Paolo Fanale conta meno di un decennio, ma vanta i palcoscenici e i direttori d’orchestra più importanti del mondo. “Non sogno di debuttare un titolo in particolare in un determinato teatro, ma il mio desiderio più profondo è quello di rimanere sempre con una tecnica salda, pulita, omogenea, senza difetti, senza usura, con una voce sempre fresca, senza mai forzare. Spesso mi dicono che vogliono più suono e piacerebbe anche a me, per dare maggior enfasi all’interpretazione, ma non voglio farlo perché la mia muscolatura non è ancora pronta. Credo sia giusto seguire la naturale maturazione dell’organo e dare tempo al tempo. Ogni volta che finisco di cantare, ricomincerei ancora da capo, ciò significa che sto bene, che sono fresco e il repertorio che sto eseguendo è giusto. Purtroppo gli ascoltatori sono stati viziati da alcuni grandi artisti del passato, che cantavano sul fisico, dando l’anima, ma stancandosi profondamente e determinando una certa usura, così oggi si tende ad affidare ruoli a voci sbagliate, come Lucia o Traviata che dovrebbero essere soprani drammatici di agilità, od Otello che non dovrebbe essere così pesante come invece si crede, concentrandosi maggiormente sugli accenti piuttosto che sull’intensità di suono”.
Paolo fanale_3Tra un impegno e l’altro Paolo Fanale non perde l’occasione di ritornare nella sua Sicilia: “adoro stare in mezzo alla natura a casa mia, con mia moglie, mio figlio e un altro in arrivo. Il canto mi dà tantissime soddisfazioni, ma il vero appagamento lo trovo nella famiglia, negli amici e nella quotidianità. Può sembrare retorico, ma credo profondamente nel rispetto per le persone e vedo sincero benessere nella genuinità, nella semplicità, nel sorriso dei bambini. Ed è anche per questo che non voglio abbandonare la mia terra, nonostante possa essere più semplice andarsene, altrimenti mi sentirei un codardo. Sono italiano, sono siciliano e qui resto, l’Italia ha bisogno anche di noi artisti”.

 

FOTO GENTILMENTE CONESSE DA PAOLO FANALE

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