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Leggi tutto...Venezia, Teatro La Fenice, 6 marzo 1853; Milano, Teatro alla Scala, 17 febbraio 1904. Queste due date, distanti tra loro più di mezzo secolo, sono in realtà accomunate da un fatto storico identico, l'insuccesso clamoroso di due opere liriche. Nel primo caso, il riferimento è quello della Traviata di Giuseppe Verdi, nel secondo Madama Butterfly di Giacomo Puccini. Come è possibile che due titoli che al giorno d'oggi non possono mancare in nessun cartellone operistico, alla loro prima rappresentazione abbiano fatto fiasco? Un bel tuffo nella storia può aiutare a comprendere meglio il tutto, se si è trattato di una incomprensione iniziale, se gli spettatori di quel tempo erano più esigenti di quelli successivi o chissà cos'altro.

Leggi tutto...Il più grande affresco drammatico di Shakespeare, una Britannia mitica in cui un vecchio re non sa distinguere tra il falso e autentico amore delle sue tre figlie, lo stesso sovrano che muore di dolore: sono senza dubbio queste scene così vive e potenti che devono aver convinto Giuseppe Verdi a tentare la composizione di un melodramma basato sul Re Lear di William Shakespeare, un progetto rimasto incompiuto e che non sapremo mai se avrebbe avuto o meno successo. Ma si sarebbe pur sempre trattato di un ulteriore tassello della lunga carriera da compositore del bussetano, una occasione preziosa per scavare a fondo nell’animo umano e nelle sue problematiche più intime. Quali motivi hanno impedito a Verdi di portare a termine un progetto così ambizioso? Per capirlo, bisogna ripercorrere pazientemente gli anni che hanno caratterizzato la sua lavorazione.

Leggi tutto...L’intermezzo operistico inteso come composizione breve, a mo’ di preludio, è tipico del melodramma del XIX e XX secolo. Si tratta di una chiara ispirazione del modello francese dell’entr’acte, il quale aveva quasi sempre una funzione descrittiva. La collocazione tipica la si ha all’interno di due atti, con la tipica esecuzione a sipario chiuso. Uno dei maggiori “compositori” di intermezzi fu senza dubbio Pietro Mascagni, il livornese figlio del fornaio che si fece sin da subito conoscere per la sua bravura nel sapere inserire un momento musicale così intenso all’interno delle sue opere. Insomma, si può parlare di un vero e proprio “marchio di fabbrica” che è possibile rinvenire in gran parte dei suoi lavori. Ma come si spiega questa predilezione e quale funzione ha ricoperto l’intermezzo nell’intera produzione mascagnana? Mascagni è definito solitamente come uno dei principali autori del Verismo operistico, nonostante non siano moltissime le sue composizioni che possano essere definite realmente veriste. Cerchiamo quindi di capire quali sono i suoi intermezzi più famosi e che ruolo hanno ricoperto.

Leggi tutto...Non sarà difficile che io metta in scena l'Opera il Rocester in questo Carnevale a Parma; quindi io ti prego di andare col latore della presente dall'autore del libretto, il Piazza, e mostrargli la cosa.

 

Scriveva così un non ancora ventiquattrenne Giuseppe Verdi il 21 settembre del 1837, rivolgendosi a Pietro Massini, direttore del Teatro Ducale di Parma e dei Filarmonici di Milano. Il riferimento è chiaro, il futuro "cigno di Busseto" non ha ancora scritto la sua prima opera, ma non parla di "Oberto, conte di San Bonifacio", la sua prima composizione ufficiale, ma di questo Rocester su libretto di Antonio Piazza. Sono stati versati fiumi di inchiostro su questa vicenda: Verdi aveva composto un'altra opera prima dell'Oberto, una creazione sfortunata che non vide mai la luce, oppure Rochester e Oberto si sono fusi insieme in un solo risultato? La risposta, a distanza di oltre centosettanta anni, non è ancora possibile, ma si possono comunque ricostruire i fatti basandosi sulle lettere e le testimonianze dell'epoca.

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