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Leggi tutto...Il 24 giugno del 1813, quasi duecento anni fa per la precisione, cadeva di giovedì e fu scelto come la data della première de "La donna selvaggia", un dramma eroicomico in tre atti musicato da Carlo Coccia su libretto di Giuseppe Maria Foppa (apprezzato librettista rossiniano) e Giovanni Federico Schmidt: si tratta di una delle tante opere liriche dimenticate e che hanno comunque l'opportunità di essere ricordate in tutti i loro pregi. Anzitutto, bisogna capire chi era il compositore che aveva creato questa musica.

Leggi tutto...Quanto all'ambientazione di Tosca, è fondamentale sottolineare che la Roma in cui si muovevano la protagonista e tutti gli altri personaggi, sia in Sardou che in Puccini, nei primi dell'800, era una città ridotta ai minimi termini; contava solo circa centomila abitanti ed era costituita praticamente dall'attuale centro storico. Tutto il resto era campagna, o vigneti, o giardini. La gloriosa "Urbe", nella sua parte esterna, spogliata dei suoi marmi dall'avido papato, era ridotta ad un un centro semi-agricolo, attraversato da greggi di pecore e di capre guidati da pastori con le "ciocie" ai piedi. A Piazza Barberini sostavano i carri e gli animali si abbeveravano nella celebre fontana del Tritone. Castel Sant'Angelo si trovava, quindi, in estrema periferia. E qui, allora, subentra il discorso cinematografico.

Considerati i precedenti "esasperati" sia del dramma che dell'Opera, una Roma di quel genere, con quel clima politico, con quei personaggi sbozzati nel marmo e mal rifiniti, il sottile sarcasmo romanesco di Luigi Magni attecchì facilmente. Il regista scrisse personalmente la sceneggiatura del film da lui stesso diretto. Non era la prima volta che il personaggio Tosca veniva portato sullo schermo, ma nessuno aveva mai "osato" tanto...anzi, nessuno, prima, aveva colto quegli aspetti ironici a cui il fosco drammone si prestava e che Puccini si era tanto prodigato ad evitare.

Leggi tutto...Nel 1973, il noto regista italiano girò la "sua" Tosca, dunque, calcando la mano proprio dove Puccini, rispetto a Sardou, aveva cercato disperatamente di alleggerirla. Il film di Magni reca i connotati, perciò, di un accenno di commedia musicale all'italiana, che poi, man mano che la trama (fedele a quella teatrale) si va dipanando, scivola inevitabilmente nel dramma. Il tutto è, però, dosato così abilmente da non far notare allo spettatore di stare passando dal falso al vero, dal riso al pianto, ottenendo un effetto assolutamente nuovo e sottilmente reso.

Leggi tutto...Altra sottigliezza: il film non s'intitola "Tosca", ma "La Tosca": l'articolo è determinativo, quindi "determina" (sempre che ce ne fosse stato bisogno) definitivamente la pregnanza del personaggio e palesa, già nel titolo, la ben provata, sia pure involontaria, tossicità della protagonista ("La Velenosa") e l'ormai conclamata definizione di tale personaggio come prototipo ed esempio di altre eroine teatrali e cinematografiche che l'avevano preceduta e che l'avrebbero seguita; icona stabile e duratura di un certo tipo di donna, in un certo tipo di trama, in qualsivoglia forma di spettacolo.

Leggi tutto...Magnifica Monica Vitti nella parte de "La Tosca", affiancata da un giovanissimo Gigi Proietti, quale Cavaradossi e da Umberto Orsini nella parte di Angelotti. Indimenticabile lo Scarpia di Vittorio Gassman. Una breve apparizione di Aldo Fabrizi in abito talare arricchisce lo svolgersi del film.

Esso dice, in definitiva, tutto ciò che Sardou e Puccini (noncurante il primo, preoccupato di non farcela il secondo), riuscendo ad ingannare il pubblico nell'immergerlo in una tragedia a fosche tinte, avevano sottinteso; con l'aggiunta di un clima romanesco verace, ciociaro e villereccio che solo una vecchia volpe come Magni poteva rendere nella sua, a volte inevitabilmente pecoreccia, essenza.

Può, quindi, un'Opera, dapprima letteraria, poi musicale come "Tosca" tradursi in film satirico di qualità? Certo!, se lo sceneggiatore-regista sia capace di "smitizzarla" con abilità e leggerezza, senza offendere né Sardou, né Puccini, così come Magni è riuscito a fare: la sua Tosca è assolutamente personale, verosimile e godibile. Tosca, diva contesa, ha trovato, quindi, il proprio posto anche nel Cinema.

III (Fine. Precedono: "Tosca, Diva contesa: in Prosa (I)" - "Tosca, Diva contesa: in Musica (II)" ]

 Natalia Di Bartolo


Fonte D'Opera in Opera

Leggi tutto...Senza narrarne in questa sede la ben nota trama, l'Opera "Tosca" di Giacomo Puccini, seguì, dal punto di vista del soggetto, dell'ambientazione, del clima, dei dialoghi e degli avvenimenti scenici la "falsariga" del dramma francese, assumendosene anche diversi difetti.

Leggi tutto...Malgrado l'esito stentatamente favorevole della prima rappresentazione, a Roma il 14 gennaio 1900, e di quelle che immediatamente seguirono (quarantatre, in due anni, in teatri italiani e stranieri), la Tosca pucciniana sconcertò profondamente la critica del tempo, perché, si scrisse poi, Puccini aveva esagerato, quanto a "verismo" ed aveva preceduto, a dire di alcuni, addirittura il genere teatrale del "Grand Guignol", di poco di là da venire, dove si sarebbero inscenati delitti e torture d'ogni genere, spesso vissuti in diretta, magari ascoltandoli per telefono, dai protagonisti.

Leggi tutto...Altra notazione curiosa, ma dalla motivazione tutt'altro che casuale: la protagonista ha un nome proprio: Floria; ed un secondo nome, che potrebbe essere uno pseudonimo o un cognome: Tosca; ma, praticamente, solo il secondo dà il titolo al dramma in Prosa ed a quello in Musica, comparendo (e pure diverse volte) nel libretto dell'Opera pucciniana. "E' buona la mia Tosca, ma credente: al confessor nulla tiene celato (...)", dice il bel Mario ad Angelotti, all'inizio del primo atto; poi la nomina altre volte, ma sempre allo stesso modo. "Tosca" la chiama Scarpia, Tosca è per tutti: solo il sagrestano la nomina, una volta sola, con entrambi i nomi ("E questa sera nuova cantata con Floria Tosca (...)", Atto I]. Lecito chiedersi il perché: probabilmente perché il secondo nome ha una derivazione palese dal latino "toxicum": "veleno" e, quindi, il primo ed il secondo nome potrebbero tradursi con "Velenosa Portatrice di fiori". Geniale, dunque, e provocatorio, l'accoppiamento tra un primo nome che ricorda la leggiadria dei fiori ed un secondo che ricorda la pericolosità del veleno.

Leggi tutto...E prevale il veleno: Tosca, suo malgrado, è letale, per tutti, se stessa compresa. E' un destino al quale non sfuggono tutti i protagonisti, perfino Angelotti. Simbolico e premonitore, dunque, già il nome della protagonista è sinonimo di morte. Anche qui, però, occorre rilevare come Sardou avesse calcato la mano. Ma, questa volta, Puccini non si lasciò sfuggire la comunicazione immediata, quasi inconscia, allo spettatore di una condizione di pericolo, insita nell'Opera fin dal titolo. Cosa non si è fatto e non si fa, a teatro, per ottenere l'"effetto" sperato...

Leggi tutto...Tornando all'Opera in musica, ciò che il drammaturgo francese, che ebbe modo di ascoltare e apprezzare l'Opera nel 1901, aveva fatto con parole, dati, fatti e topografia, Puccini fece con le note: "giocò" su motivi ricorrenti, sottolineando tic dei personaggi e comportamenti sfrenatamente sensuali. Ricorse, insomma, alla "satira", in alcuni momenti musicali dell'Opera, come in quello, per esempio, nel primo atto, in cui il sagrestano, uomo pavido, bigotto ed untuoso, zoppica e scandisce le parole a sillabe. Ma Puccini si rese perfettamente conto di trovarsi, comunque, pericolosamente, "sopra le righe" e costellò la partitura di minuziosi suggerimenti scenico-vocali per attutire il pericoloso "effetto Sardou", ovvero, "Quando il troppo stroppia, vien sù da ridere". Fosse mai!

Quanto alla musica nel suo complesso, è forte, quasi violenta a volte, e "prende" con la palese bellezza della melodia, che accompagna lo snodarsi della vicenda, costellata di "arie" celeberrime, come il "Vissi d'Arte" di Tosca, nel II atto, immortale all'ascolto e quasi "mortale" all'esecutrice, con la disinvoltura propria del capolavoro.

Leggi tutto...Puccini è capace di intrecciare musica e canto in maniera apparentemente criptica; in realtà è geniale l'utilizzo, nell'accompagnamento, dei temi musicali che appaiono anche in altre parti dell'Opera e che, spesso caratterizzando ogni personaggio, sottendendo la sua linea di canto. Se, facendo tacere il cantante, si ascoltasse la sola orchestra, apparirebbe come il lavoro svolto per essa sia stato puccinianamente pienamente sinfonico ed autosufficiente. Non esiste più, dunque, modernamente, il tanto aborrito zum-pa-pà tipicamente italiano, sul quale pure si erano intrecciate melodie di sovrumana bellezza: non c'è più distinzione tra orchestra e protagonista che canta: è un tutt'uno inscindibile ed inimitabilmente pucciniano.

II [ Precede: "Tosca, Diva contesa: in Prosa (I)" - Segue: "Tosca, Diva contesa: nel Cinema (III)" ]

Leggi tutto...Capita, a volte, ad un "addetto ai lavori" musicali di sentirsi chiedere se sia lecito trarre un film satirico, sia pur di qualità, da un Melodramma. La domanda potrebbe apparire strana, se non per il fatto che, a volte, i personaggi d'Opera diventano protagonisti cinematografici.

Nella fattispecie, è il caso di "Tosca", conosciuta come protagonista delle celebre Opera di Puccini e poi divenuta, con spesso scandalizzata sorpresa di molti, il principale soggetto di diversi film, almeno sei, ma soprattutto la protagonista di un film satirico come quello di Luigi Magni, del 1973.

Però molti dimenticano che Tosca non è un personaggio creato dai librettisti di Puccini Giacosa ed Illica, ma, innanzitutto, la protagonista di un fosco dramma del francese Victorien Sardou (1831-1908), che ne inventò nome, carattere, vicende, amori e morte.

Leggi tutto...L'opera teatrale in prosa di cui Floria Tosca è protagonista e che, per la prima volta, ne porta il cognome quale titolo, suddivisa in cinque atti, fu rappresentata a Parigi nel 1887. Sardou era un drammaturgo esperto e scaltro. L'intrigo era complesso e truce, ma puntato più ad ottenere effetti violenti che a badare alla qualità del fraseggio, mantenendo un ritmo agile che coinvolgesse lo spettatore e lo tenesse inchiodato alla poltrona: abile mestiere.

Leggi tutto...Il dramma presentava, allora, una cupa crudezza, delle tinte così fosche e, nello stesso tempo, così convenzionali, da rimanere, a detta di molti, il saggio più appariscente del peggiore Sardou. Scriveva il critico francese dell'epoca, Lanson: " (...) Pitture di costumi, descrizione di caratteri, invenzione del patetico, tutto è macchinoso, artificiale, "insincero" nelle sue opere. (...). Si atteggiano a grande dramma, e non vi si sente altro che un autore che specula sulla volgarità intellettuale e morale del suo pubblico, senza prefiggersi altro scopo che fare due o trecento "esauriti".

Il dramma, comunque, pur con tutti i suoi difetti, interessò il compositore Alberto Franchetti. Ma, nel 1896, il Franchetti cedette il soggetto a Giacomo Puccini, che terminò il lavoro, su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, nell'ottobre 1899.

Come si può ben notare, quindi, non c'è lontananza d'epoca tra la scrittura teatrale in prosa e la sua trasposizione musicale: sono praticamente coeve.

Leggi tutto...Addirittura, nel gennaio del 1899, Puccini aveva incontrato Sardou a Parigi, ed aveva inviato immediatamente un vivace resoconto del colloquio all'editore Giulio Ricordi. Nella sua lunga lettera, datata 13 gennaio, Puccini aveva definito Sardou "il Mago" e ne aveva descritto il carattere, definendolo "Bel tipo, tutta vita, fuoco"; ma la lettera conteneva anche dati storici interessanti: quando Puccini aveva incontrato l'autore francese, il finale di Tosca non era ancora deciso: "La vuol morta a tutti i costi, quella povera donna! Ora che Deibler [l'ultimo boia di Parigi] è tramontato, il Mago può prendere il seguito! Ma io non lo seguo certamente" aveva commentato Puccini, tra l'irritato ed il divertito.

Leggi tutto...Aveva anche accennato ad una "réprise" francese del dramma in prosa con Sarah Bernardt (nelle foto), per la quale il Sardou voleva una grande bandiera su Castel Sant'Angelo ed aveva ideato la scena facendo passare il Tevere tra San Pietro ed il Castello. Puccini aveva tentato di far comprendere al Sardou di stare compiendo delle "inesattezze storico-topo-panoramiche": il Tevere non passava da quella parte e gli spalti del castello sporgevano su un cortile interno; Tosca, suicidandosi, non sarebbe mai potuta cadere nel fiume! Ma il francese, come se niente fosse, aveva risposto che si trattava solo di "particolari". Tutto ciò ci fa comprendere molto della psicologia e del clima che circondava l'originale di "Tosca" ed il suo autore.

Seguendo la trama di Sardou, la vicenda è legata ad avvenimenti storici. Nel 1798, dopo le vittorie di Napoleone Bonaparte nella prima campagna d'Italia, truppe francesi avevano occupato Roma, soppresso il potere temporale dei papi e proclamato la "Repubblica Romana". Ma allontanatosi Napoleone per la spedizione in Egitto, l'esercito napoletano di Ferdinando IV di Borbone aveva cacciato da Roma il presidio francese, soffocato la Repubblica e processato i suoi esponenti. Tosca di Sardou si rifaceva a questi avvenimenti.

I [Seguono: "Tosca, Diva contesa: in Musica (II) - "Tosca, Diva contesa: nel Cinema (III)" ]

 

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