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Leggi tutto...Mi manca la voce è uno dei capolavori che resisteranno a tutto, anche al tempo, grande distruttore di mode musicali: il suo linguaggio viene dall'anima e non cambierà mai.

Le parole di Honorè de Balzac, il celebre scrittore francese autore de "La commedia umana", testimoniano bene l'impressione che il "Mosè" di Gioachino Rossini ha esercitato e continua a esercitare sul pubblico. In questo caso si parla di uno dei brani più celebri dell'opera, nella parte finale del terzo atto della versione definitiva. Proprio in questo finale si possono ascoltare delle note che vengono suonate dalle bande di ogni parte d'Italia per accompagnare processioni e feste religiose. Solitamente questa musica viene definita erroneamente "marcia del Mosè", ma in realtà è un semplice finale a cinque voci. Approfondire la storia del lavoro rossiniano aiuta a capire meglio la genesi di un motivetto che per molte persone è diventato popolare e associato a un momento di festa.

Leggi tutto...Nel 1863 il 29enne Amilcare Ponchielli era decisamente sfiduciato dopo essersi reso conto dell'accoglienza riservata dal pubblico ai suoi primi melodrammi. "I Promessi Sposi" e "La Savoiarda" erano state opere accolte entrambe con applausi unanimi, ma limitate a successi locali. La terza fatica del compositore lombardo poteva rappresentare la svolta della sua carriera. Si trattava di "Roderico, re dei Goti". L'entusiasmo iniziale venne presto spazzato via dai rifiuti di teatri prestigiosi come la Scala, il Regio di Torino e il Carlo Felice di Genova che non rischiarono la prima rappresentazione di un lavoro di un musicista pressochè sconosciuto. Ponchielli si accorse che senza protezioni dell'alto non si poteva giungere allo scopo, di conseguenza l'unica soluzione era quella di affidarsi a un teatro di provincia.

Leggi tutto...Litigi, colpi di scena e assenza di scrupoli: si può riassumere in questo modo la storia, a dir poco ingarbugliata, de "Les Danaïdes", la tragedia lirica in cinque atti rappresentata per la prima volta all'Opéra di Parigi il 26 aprile 1784. A distanza di 234 anni la domanda che è venuta in mente a molti è una soltanto: chi ha scritto la musica di questo lavoro? L'opera è attribuita ufficialmente ad Antonio Salieri, ma quello che avvenne prima e dopo la prèmiere è ancora avvolto nel mistero. Come riferito dallo storico della musica Giovanni Carli Ballola, si è trattato di una testimonianza evidente di quanto fosse disinvolto il costume operistico nel '700.

Leggi tutto...Sono passati quasi 100 anni dalla morte di Ruggero Leoncavallo: del compositore napoletano si ricordano quasi esclusivamente due lavori, l'opera "Pagliacci" e l'immortale romanza "Mattinata", ma in pochi sanno che si tratta dell'unico musicista che fu "capace" di produrre note anche alcuni decenni dopo la sua scomparsa. Le opere postume sono numerose e spesso si discute su quanto sia rimasto dell'autore originale e quanto delle aggiunte successive. Il giudizio di un secolo fa su Leoncavallo non è poi cambiato molto. Ecco cosa scriveva The Musical Times il 1° settembre 1919, poche settimane dopo il decesso del compositore:

La sua vita è stata una successione di fallimenti e di successi, di grandi speranze e delusioni, che hanno reso difficile stimare in ogni momento il vero valore dei suoi raggiungimenti.

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