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 Approfondimenti

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Leggi tutto...Il 24 agosto del 1791, esattamente 227 anni fa, veniva inaugurato ufficialmente il Teatro Riccardi di Bergamo, il primo nucleo stabile che oggi è conosciuto come Teatro Donizetti. In realtà questa struttura era nata qualche anno prima grazie all'intuizione di un commerciante, Bortolo Riccardi. Non fu un'idea semplice da mettere in pratica. L'impresario aveva scelto uno dei luoghi peggiori della città lombarda, pieno di baracche di legno e soprattutto di teatri abusivi. L'ennesimo edificio, quindi, era destinato a durare poco tempo, nonostante la rappresentazione di diversi lavori. La prima opera in assoluto che risuonò nel Riccardi fu "Medonte, re di Epiro" di Giuseppe Sarti. Nel 1791 si decise di fare le cose ancora più in grande.

Leggi tutto...Verdi non ha vinto Mercadante: nel 1955 uscì un interessante volume con questo titolo in cui si annotavano gli "accertamenti e le rivelazioni del maestro Giulio Confalonieri" e dedicato alla figura di Saverio Mercadante. Il confronto tra il compositore emiliano e quello pugliese è praticamente inevitabile, soprattutto se si prendono in considerazione quattro opere. Mercadante ha infatti scelto due soggetti teatrali che qualche anno dopo ispirarono anche Verdi. Il gusto dei due musicisti è stato in parte simile, ma chi ottenne le maggiori soddisfazioni? Il compositore di Altamura anticipò il "cigno" di Busseto per evidenti questioni anagrafiche, le trame identiche hanno però ricevuto un'accoglienza diversa e che vale la pena approfondire.

Leggi tutto...Il lavoro tende a sovraeccitarmi, il sonno non viene e allora si inizia quel giro vizioso che mi fa star male. Devo tentare di finire l'operino in un atto di Venezia ed ecco spiegato quasi tutto.

L'operina di cui parlava Giorgio Federico Ghedini non è altro che "Billy Budd", atto unico su libretto di Salvatore Quasimodo che rischiò di creare qualche tensione di troppo nel mondo dell'opera lirica. Ghedini si accostò al titolo omonimo di Herman Melville verso la fine degli anni Quaranta del secolo scorso. L'Italia si stava riprendendo faticosamente dalle distruzioni della seconda guerra mondiale e l'ultima fatica del compositore piemontese, "Le Baccanti", era stata una cocente delusione.

Leggi tutto...Mi manca la voce è uno dei capolavori che resisteranno a tutto, anche al tempo, grande distruttore di mode musicali: il suo linguaggio viene dall'anima e non cambierà mai.

Le parole di Honorè de Balzac, il celebre scrittore francese autore de "La commedia umana", testimoniano bene l'impressione che il "Mosè" di Gioachino Rossini ha esercitato e continua a esercitare sul pubblico. In questo caso si parla di uno dei brani più celebri dell'opera, nella parte finale del terzo atto della versione definitiva. Proprio in questo finale si possono ascoltare delle note che vengono suonate dalle bande di ogni parte d'Italia per accompagnare processioni e feste religiose. Solitamente questa musica viene definita erroneamente "marcia del Mosè", ma in realtà è un semplice finale a cinque voci. Approfondire la storia del lavoro rossiniano aiuta a capire meglio la genesi di un motivetto che per molte persone è diventato popolare e associato a un momento di festa.

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